L’Anarchico in Bermuda – ovvero il Sarchiapone 2.0

Il 7 maggio scorso Roberto Adinolfi esce dal portone di casa sua, a Genova, per andare a lavorare. Normale. E’ un uomo alto, slanciato, signorile nei modi e nell’animo. Un uomo normale. Due dei suoi tre figli sono già usciti, il primo verso lo studio di avvocati dove fa praticantato, il secondo verso la facoltà di Ingegneria all’Università di Genova, dove si è laureato in Ingegneria Elettrica non più tardi di due settimane prima, e dove adesso lavora. Il terzo figlio, iscritto anch’egli a Ingegneria (una mania di famiglia, verrebbe da dire) è a casa con la madre, insegnante di Latino Italiano e Storia in un liceo classico genovese. Una famiglia normale, banale. Grigia, direbbe qualcuno. E qualcuno, difatti, userà questo aggettivo con disprezzo, poco tempo dopo. Roberto Adinolfi, dicevamo, esce di casa, è una bella giornata di sole, e ha in mente solo il CdA previsto per la mattinata. Solo che Roberto Adinolfi non è uomo normale, o quantomeno, non lo è per tutti.

Chi si avvicina e gli spara, puntando, quasi appoggiando la canna della pistola sul polpaccio, è convinto che sia uno “Stregone dell’atomo”, una figura grigia, per l’appunto, complice se non carnefice dei mali della Terra, la Madre Gaia. Adinolfi è Amministratore Delegato di Ansaldo Nucleare, una branca di Ansaldo Energia (controllata da Finmeccanica), che costruisce e gestisce centrali nucleari in giro per il mondo.

E’ un’azienda sana, e questa è la prima stranezza a cui pensano gli investigatori. Il clima per il lavoro, la disoccupazione, i tagli e la cassa integrazione, è rovente, e le notizie dei licenziamenti in massa e delle tragedie, conseguenze della crisi, sono la notizia quotidiana per tutti. E’ dunque facile aspettarsi che ci siano azioni diverse dalle manifestazioni, e già si vedono arrampicamenti sulle torri, sulle gru, presìdi e occupazioni, in tutta Italia. Ma in questa atmosfera è anche facile che scatti una scintilla, un’idea.

Grande è la confusione sotto il cielo, la situazione è eccellente” diceva Mao Tse Tung. E questo devono aver pensato gli autori del primo attentato degli 8 annunciati nel successivo comunicato, la cellula “Olga” del FAI, che non è il Fondo per l’Ambiente, ma neanche la Federazione Anarchica Italiana. No, la cellula Olga fa riferimento alla Federazione Anarchica Informale. L’Anarchico in Bermuda. Ma qui non vogliamo concentarci su questo avvenimento, di cui già tanto è scritto da tutti i mezzi di stampa. Facciamo il punto su un’altra, più complessa situazione: con il presunto smantellamento delle Nuove Brigate Rosse nel 2003, colpevoli degli omicidi D’Antona (1999) e Biagi (2002), si pensava, almeno a livello generale, che organizzazioni pseudo-terroristiche fossero state annullate.

logo della FAI – cellula Olga

Le indagini sull’attentato ad Adinolfi portano in varie direzioni, ma si concentrano in quel limbo di terrorismo ideologico che raggruppa disordinatamente cellule anarchiche, progetti, circoli estremisti, vecchi reazionari e giovani leve pronte a saltare al di là del “cittadinismo che puzza di morte”, come scritto nella rivendicazione dell’attentato [http://www.corriere.it/cronache/12_maggio_11/rivendicazione-adinolfi-olga_838d0846-9b54-11e1-81bc-34fceaba092f.shtml].

Ma qui, ripeto, non stiamo giudicando l’azione o lo scopo, cerchiamo di analizzarla. Le indagini si muovono molto anche sul profilo cittadino, perché Genova è sempre stata fulcro di azioni di un certo genere, che hanno fatto la storia italiana. Dall’essere stata la prima città liberata dal nazifascismo il 24 aprile 1945 allo sciopero del 30 giugno 1960, tanto per citare due episodi simbolo, Genova si è trovata protagonista nel periodo brigatista, e i nomi che riportano alla memoria vecchie date sono tanti: Sossi, Coco, Rossa, via Fracchia, i più celebri.

Nel 2009 furono arrestati Massimo Riccardo Porcile e Gianfranco Zoja, genovesi residenti a Recco, con un arsenale di vecchi fucili mitragliatori, pistole infangate, granate preistoriche. Tra questi, documenti tra cui un manuale d’uso di una pistola Tokarev calibro 7,62, stessa pistola che sembra sia stata usata per l’attentato a Genova, e che, guarda caso, manca tra i reperti sequestrati.

Di oggi, 27 maggio, è la notizia, riportata dal Mail on Sunday, che gli anarchici italiani avrebbero minacciato le prossime Olimpiadi a Londra, e che avrebbero già effettuato la scorsa settimana un’azione di sabotaggio che ha gravemente danneggiato i servizi ferroviari da e per Bristol, mentre già in aprile lo stesso FAI avrebbe danneggiato l’antenna di una stazione di comunicazioni radio della polizia a a Dundry Hill, alla periferia di quella città.

Nella prima rivendicazione si faceva anche riferimento allo scorso 15 ottobre 2011, quando Roma divenne terreno di battaglia. Al tempo, si parlò anche dei contatti greci che avevano procurato “braccia” e “know-how”, nuove tecniche di guerriglia. Prendendo per buone le notizie, e cercando quindi di evitare la dietrologia prettamente italiana che vede sempre inserirsi lo Stato dietro le bombe, o i servizi segreti, oggi AISI, questo sì che sarebbe un salto di qualità. Se le azioni portate avanti da piccole cellule a-strutturate e a-cefale, ma comunicanti, riuscissero concretamente a condurre sabotaggi e continue aggressioni di piccola, media intensità, potremmo parlare per la prima volta di una sorta di Terrorismo Europeo.

Chiaramente non è un augurio, ma è importante seguire varie idee sulla questione. Le notizie ufficiali, certo, ma anche i blog e le ipotesi più disparate, se non quelle di prima persona, per poi filtrarle e cercare di “unire i punti”. Combattere un (eventuale) terrorismo italiano anarco-insurrezionalista, informale, pseudo-rivoluzionario, ideal-democratico, eco-demo-lib-qualunquista con l’esercito, parrebbe un vero esercizio di stile per il Ministero degli Interni, così come la ricerca nella giungla del Borneo del temibile Sarchiappone, che in fondo anche lui era anarchico.

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