Cosmo-Skymed – L’Italia spia il mondo e nessuno lo sa.

Che l’Italia sia un Paese bizzarro, è risaputo. Lo scopriamo tutti i giorni, tra le macerie dei terremoti e delle alluvioni, colpiti dalle mazzate economiche e sociali, affossati e schiacciati dalla corruzione a dalla mafia, perseveriamo nel crederci custodi di svariate età dell’oro, dalla grandezza di Roma al Rinascimento, tanto per dirne un paio.

Tuttavia gli italiani (o meglio, i nostri avi) si sono distinti anche per lo studio e le applicazioni in una particolare branca della “vita di comunità”: la guerra. E Machiavelli (1469-1527) di certo è un immenso esempio, non solo per la pratica belligerante, quanto per la sua applicazione politica, compreso lo spionaggio.

Dove men si sa, più si sospetta” (da Dell’ingratitudine).

Non abbiamo perso la stessa passione, tanto è vero che tra il 2007 e il 2010, lo Stato italiano ha speso 1,137 miliardi di euro per acquistare da Thales Alenia Space 4 supersatelliti in grado di “vedere” anche di notte e oltre le nubi oggetti fino a 40 centimetri. L’ex Ministro La Russa li aveva affidati al Ris, il servizio militare di nuova istituzione che agisce senza regole e controlli.

“Sono i satelliti spia italiani, gioielli tecnologici talmente avanzati da sorprendere persino gli americani, stupiti  –  come evidenzia uno dei cablo inediti di WikilLeaks  –  nello scoprire che l’Italia dispone di una rete spaziale di sorveglianza militare. A Washington erano convinti che il programma stellare tricolore avesse scopi essenzialmente civili e solo una limitata capacità di spionaggio: invece tutti gli alleati si sono resi conto che Roma stava mettendo in orbita prodigiosi sistemi di intelligence. Ma questi sensori che tutto possono controllare sfuggono invece al controllo delle istituzioni democratiche: sono gestiti da un apparato che fa capo solo ai vertici militari, esterno ai servizi segreti e alla vigilanza del Parlamento. E nessuno sa quali immagini catturino e che fine facciano.” Questa, in sostanza, è l’unica inchiesta, condotta da l’Espresso nel 2011, che affronti questa non poco interessante questione, anche perché del RIS non vi è traccia in alcun altro organo di informazione nazionale, né tantomeno governativa [http://www.difesa.it/Pagine/default.aspx].

Le spese, decisamente impegnative, ricadono sulla Difesa, sul Ministero delle Attività produttive e su quello dell’Istruzione e Ricerca. Il progetto, nato come Finmeccanica e poi trasferito alla joint venture italo-francese Alenia Thales Space, fa affidamento sulle meraviglie di un radar di bordo che può fotografare mezzo continente, oppure concentrarsi su dettagli “tattici”: un’auto, un gruppo di uomini, persino la canna di un pezzo d’artiglieria. Ovunque: nel mondo o anche in Italia, fino a 40 cm. I Cosmo-Skymed potrebbero facilmente controllare le coste italiane per segnalare l’arrivo di imbarcazioni cariche di migranti perché possano essere prontamente soccorsi, piuttosto che monitorare i traffici commerciali illegali, o ancora agire nel contrasto alla criminalità organizzata. Silenzio, invece. Eppure, anche i servizi segreti post-riforma del 2007, AISE e AISI (rispettivamente ex Sisde e Sismi), pare non siano in grado di conoscere cosa venga fotografato dai migliori “occhi” che abbiamo.

In compenso, a Parigi sanno. I francesi sono rimasti così impressionati dalla potenza dei nostri sistemi stellari da creare un accordo di scambio, tutto tra generali. Loro cedono le foto dei loro satelliti con ottiche tradizionali, in pratica delle evolute macchine fotografiche che funzionano soprattutto di giorno e con condizioni meteo ottimali; noi gli forniamo le immagini dei Cosmo-Skymed, che con i loro radar guardano oltre le nuvole, incuranti della notte. Gli stati maggiori dei due paesi possono così avere una gamma completa di dati. Che tengono per sé, coperti dal massimo segreto.

Facendo riferimento direttamente al Ministero della Difesa, infatti, non esiste un controllo parlamentare (costituzionale) sulle operazioni di intelligence di questo tipo. E chi é l’attuale Ministro della Difesa? L’Ammiraglio Giampaolo di Paola, of course, per cui un ammiraglio controlla un servizio segreto militare che fa solo riferimento alla Difesa. Non c’è male.

Il programma spaziale è “duale”, ossia bifronte. C’è una parte civile, con attività che possono servire per molti scopi. In caso di disastri naturali  –  inondazioni o terremoti  –  i satelliti riescono a dare un quadro globale della situazione. In qualunque momento il radar riesce a scansire regioni molto vaste  –  una striscia larga 40 chilometri e lunga fino a 4000 chilometri – mostrando danni e trasformazioni del terreno. Sono stati utilizzati in occasione del sisma in Abruzzo e di quello di Haiti, ma anche per il Giappone. Gli apparati, poi, sono utilissimi in occasione di incidenti ecologici, soprattutto nei casi di inquinamento in mare: evidenziano le sostanze che Si disperdono e le dimensioni del problema. Esiste inoltre un’applicazione commerciale: le immagini vengono vendute a privati o enti, per rilievi geologici o per progettare infrastrutture. Nel futuro prossimo potranno fare ancora di più: i due nuovi satelliti saranno in grado di guardare parzialmente sotto il terreno, aprendo prospettive nuove alla ricerca petrolifera ma anche agli studi archeologici.

La componente civile è gestita dall’Agenzia Spaziale Italiana, Asi, che ha finanziato parte del programma Cosmo-Skymed. Tutto passa per il celebre quartier generale  abruzzese di Telespazio nella Conca del Fucino, che con le sue colossali parabole dirige il movimento dei satelliti. I dati vengono poi trasmessi al Centro di Geodesia Spaziale di Matera, che li rende disponibili per gli enti o i privati. Ma si tratta di immagini a bassa risoluzione: sempre superiore al metro. Si può individuare una nave mercantile, mentre in quelle foto un peschereccio diventa poco più di un punto; si vede una villa, non un’automobile.
Soltanto i militari possono selezionare i radar sulla massima risoluzione e scagliare sul terreno impulsi che tirano fuori dettagli fino a 40 centimetri. Jeep, veicoli, ogive di missili o anche gruppi di persone ed automobili. Lo fanno da una base costruita all’interno dell’aeroporto di Pratica di Mare, alle porte di Roma. Si chiama Centro Interforze Telerilevamento Satellitare: un grande compound anonimo dal quale spuntano due antenne. Lì e solo lì arrivano le informazioni delicate, che vengono decifrate e analizzate. I generali possono mandare i satelliti su un obiettivo in qualunque punto del pianeta ogni sei ore, ma nel Mediterraneo il passaggio avviene ogni tre: il bersaglio viene spiato anche otto volte al giorno.

Il radar funziona sempre, forando nuvole e oscurità, tempeste e polveri. Alla fine della missione quotidiana se ne ricavano fino a 75 immagini a campo stretto ed alta risoluzione: in gergo la chiamano modalità “Spotlight 1“. In una superficie di 45 chilometri quadrati ogni oggetto sarà scansito con dettagli di poco inferiori al mezzo metro. Certo, non si “vedono” singole persone e non si “leggono” numeri di targa, ma la quantità di informazioni raccolte è impressionante: ricostruzioni con elaborazioni tridimensionali, talvolta scrutando anche sotto la chioma gli alberi, che battono qualunque mimetizzazione o tentativo di occultamento. Anche perché il gioco di squadra con i francesi offre la possibilità di arricchire il quadro con foto tradizionali, dove compaiono scritte e dettagli. L’asse Roma-Parigi tesse così una ragnatela di controllo elettronico senza precedenti in Europa.

La base di Pratica di Mare si chiama CITS-RIS. Il Ris è l’erede del Sios, ossia i servizi segreti interni alle Forze Armate. Come mostra lo stemma della base, comprende tutti i corpi  –  aeronautica, marina, esercito e carabinieri  –  ed è alle dirette dipendenze dello Stato maggiore Difesa: il Ris non risponde a nessuna altra autorità e tantomeno agli organi di controllo del Parlamento.

[http://www.cosmo-skymed.it/it/index.htm]

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2 risposte a “Cosmo-Skymed – L’Italia spia il mondo e nessuno lo sa.

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