Il dito indice di Obama

Che il dito più lungo degli Stati Uniti sia l’indice, non è certo una novità. Dio “made in the US” accusa, rinnega, attacca, piange e si stringe, accolla responsabilità e dirige. O almeno vorrebbe. Si, perché se miliardi di parole sono state spese per descrivere la politica estera statunitense degli ultimi anni, oggi sembra che l’alta dirigenza americana non ci capisca più niente. Allo sbando? Chi può dirlo, tra file criptati, cyberguerra, mezze voci su agenti infiltrati in Siria e Iran per destabilizzare definitivamente le situazioni già ad altissimo rischio, non sembra che la strategia stars and stripes segua una benché minima logica.

Nei giorni scorsi il Segretario alla Difesa Usa Leon Panetta ha “cordialmente invitato” il pruriginoso alleato pakistano ad agire contro le basi della rete Haqqani nelle regioni al confine con l’Afghanistan. Da Kabul, Panetta ha aggiunto che Washington sta “perdendo la pazienza”. Urca!

Fondata da Jalaluddin Haqqani, l’organizzazione terroristica (e qui si impone una riflessione), è considerata molto vicina ai talebani, ed è ritenuta responsabile degli attentati più violenti degli ultimi mesi in Afghanistan. Negli ultimi anni, Jalaluddin Haqqani ha ceduto sempre maggiore potere al figlio Sirajuddin, che ha preso la leadership delle operazioni di combattimento dei ribelli.

Da Istanbul parla anche il Segretario di Stato Usa Hillary Clinton: «La minaccia si è estesa, diffondendosi geograficamente» ha detto aprendo i lavori della Conferenza internazionale contro il terrorismo. Alla riunione era presente per l’Italia il Ministro degli Esteri Giulio Terzi, e ad essa partecipano delegati di circa 30 Paesi. Peccato che però lo Zio Tom assomigli sempre di più a un vecchio Nonno Tom, scorbutico, scostante, un vicino di casa vecchio e un po’ rincoglionito, che preferisce imbracciare la doppietta per sparare ai ragazzini che giocano per strada, senza guardare che la casa di legno coloniale di cui va tanto fiero è marcia dalle fondamenta.

Non si capisce infatti cosa dovrebbe fare il Pakistan, il cui potentissimo servizio segreto [ISI – http://it.wikipedia.org/wiki/Inter-Services_Intelligence] è ritenuto il complice della stessa rete Haqqani in Pakistan, ad esempio.

Il logo dell’ISI

La strategia americana per uscire dal pantano è sempre meno chiara, sempre più confusionaria e caotica. L’amministrazione Obama continua, inoltre, nella sua kill list, ovvero nell’esecuzione sommaria di tutti coloro che sono “considerati terroristi”. Ma chi lo decide? Quali sono i criteri per essere ammazzati in ogni dove in giro per il mondo da un missile lanciato da un drone americano? Chi ne risponde?

Yemen, Somalia o Waziristan (tra Afghanistan e Pakistan) sono le mete preferite degli aeroplanini da guerra senza pilota. Obbediscono, puntano, lanciano, uccidono. Ovunque. Con buona pace del Diritto Internazionale, irriso dagli americani neanche in virtù della Realpolitik o della Guerra al Terrore, ma dall’idea “classica” dell’essere poliziotto del mondo. Ma il mondo cambia, e la strategia statunitense continua a peggiorare di giorno in giorno.

Non finisce ovviamente qui: il giornale israeliano Ha’aretz riporta che l’agenzia di sicurezza russa Kaspersky Lab ha annunciato di aver individuato un virus, Flame, nei computer di Sudan, Siria e Iran [http://www.haaretz.com/news/diplomacy-defense/flame-virus-had-massive-impact-on-iran-says-israeli-security-firm.premium-1.433222]. Flame ha girato per anni indisturbato, raccogliendo e inviando informazioni, agendo su webcam e bluetooth, anche senza essere così dannoso come Stuxnet, il primo vero virus informatico usato per la cyberwar. La responsabilità dell’attacco viene attribuita a Israele, unico capace di raggiungere certe tecnologie nella regione, ed in grado di infiltrare agenti sotto copertura. L’uccisione di molti tecnici nucleari iraniani negli ultimi anni viene imputata ancora all’amministrazione di Netanyahu, che sta comprando (giusto per non farsi mancare nulla) sottomarini militari dalla Germania, come riportato dal settimanale tedesco Der Spiegel, costruiti appositamente per montare armi atomiche di piccole dimensioni. Ma chi paga? Un vecchio Nonno, che crede di essere in guerra contro tutto e tutti.

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Una risposta a “Il dito indice di Obama

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