CIA, cambiano i luoghi ma non i metodi

Sarà che abbiamo tutti visto decine e decine di film di spionaggio, sarà che intere generazioni sono cresciute nel mito degli 007 e degli agenti segreti, o forse la colpa è dei libri e dei fumetti. Fatto sta che quello che dovrebbe essere segreto nasce come pensato, poi sussurrato, quindi manifesto anche per chi non vuol vedere.

Così è caduto l’ennesimo segreto di Pulcinella: nel sud della Turchia [unico Paese della regione mediorientale membro della NATO], agenti della CIA addestrano e armano i ribelli siriani. Le armi, tra cui fucili automatici, lanciagranate e quantitativi di armi anticarro, vengono fatte passare attraverso il confine turco tramite ombrosi personaggi. Come sempre è successo, queste armi si ritorceranno contro gli “armaioli” entro pochi anni, c’è da scommetterci. Così com’era successo in America Latina, in Nicaragua, o più semplicemente coi finanziamenti ai combattenti dell’Alleanza del Nord in Afghanistan contro i sovietici, la CIA non riesce proprio ad aggiornare il proprio repertorio.

Secondo alti funzionari americani, infatti, gli addestratori si trovano nella Turchia meridionale da settimane ormai, col beneplacito del governo di Recep Tayyip Erdoğan, ben contento di potersi disfare di un vicino così scomodo come Assad.

La Turchia non deve più dimostrare ai suoi alleati della NATO o dell’UE di essere una potenza regionale, ma rischia di volersi sfogare militarmente, prima o poi, per rendere l’idea di un Paese di 80 milioni di abitanti, i cui uomini sono soggetti ad un servizio di leva obbligatoria di 3 anni. Quando, un paio di anni fa, andammo in vacanza tra Istanbul, la Cappadocia e l’Egeo, chiedevamo in giro per la recente vicenda della Freedom Flottilla [http://it.wikipedia.org/wiki/Incidente_della_Freedom_Flotilla], e ognuno di noi si ricorda bene le risposte tipiche dei turchi: “Facciamo 3 anni di leva, e ti segnano. Se Israele volesse.. noi siamo pronti”. Ecco, magari non eravamo a tavola con alti diplomatici, ma il messaggio è chiaro.

Altre fonti dicono che Washington vorrebbe, se necessario, mettere a disposizione anche immagini satellitari e logistica ai ribelli, anche per poterli meglio organizzare. Resta il fatto che così com’è l’operazione, rischia di diventare un gigantesco boomerang contro tutta la strategia US e della NATO stessa, i cui confini sono in questo momento sotto forte pressione, dato anche l’arrivo in territorio turco di migliaia di profughi siriani.

Martin Dempsey, Generale e Capo di Stato Maggiore dell’US Army, disse alla fine di marzo ai senatori statunitensi che fra le opzioni c’erano: ponti-aerei per fini umanitari, sorveglianza aerea delle forze armate siriane e introduzione di una zona di non sorvolo. Ad oggi, con il flusso di armi e personale addestrato in Siria, la situazione è mutata e sembra accelerare, dato che le forze siriane stanno anche ricevendo materiale dalla Russia (e forse non solo..) [http://www.adnkronos.com/IGN/Aki/Italiano/Sicurezza/Siria-Londra-ferma-nave-russa-con-elicotteri-e-missili-per-il-regime_313420882249.html].

L’abbattimento di un F-4 di Ankara da parte dell’aviazione siriana, lo scorso 23 giugno, sembra tuttavia essere stato declassato ad “incidente”, dopo le note diplomatiche del Presidente Abdullah Gül.

I gruppi ribelli al regime di Damasco, perciò, ormai sono finanziati e sostenuti alla luce del sole, anche se chiaramente le armi a loro disposizione non sono tali da poter rovesciare un esercito come quello di Damasco. Il fatto che però la CIA e la NATO utilizzino ancora questo tipo di strategia, fa riflettere sul livello di attenzione alle bordate di errori colossali costate la vita a migliaia di persone nel corso degli ultimi sessant’anni. Come si fa ad armare qualcuno e poi chiedergli di riavere indietro la pistola?

P.S.                    Per migliori informazioni sull’Alleanza del Nord consigliamo la lettura del libro di Gino Strada “Buskashì”, 2011, Feltrinelli, Milano

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