Passera Mr. Trivella

La Repubblica riporta oggi [13 ago] la notizia che il Governo sosterrà a pieno lo sfruttamento energetico italiano per invertire la crisi e far ripartire l’industria e il PIL.

Corrado Passera, Ministro dello Sviluppo Economico e delle Infrastrutture

“Alzare la produzione petrolifera nazionale fino a raggiungere il 20% della domanda, via libera agli investimenti sul gas: i progetti di metanodotti dall’Algeria e il “corridoio Sud” nell’Adriatico avranno il pieno sostegno governativo, così come i progetti di 4 rigassificatori approvati o in costruzione. Il ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, ha individuato nell’energia l’interruttore per far ripartire la crescita in autunno. Una parte delle misure sono già state prese (Snam, taglio agli incentivi delle rinnovabili) altre sono pronte: permessi più facili per perforazioni petrolifere e la semplificazione amministrativa. “

Sembra strano, ma in realtà le risorse ci sono in Italia e nel suo mare.

In Italia la produzione di energia elettrica avviene in gran parte a partire dall’utilizzo di fonti energetiche non rinnovabili (i combustibili fossili quali gas naturale, carbone epetrolio in gran parte importati dall’estero) e in misura minore con fonti rinnovabili (come lo sfruttamento dell’energia geotermica, dell’energia idroelettrica, dell’energia eolica, delle biomasse e dell’energia solare).

Il fabbisogno di energia elettrica è comunque solo una parte del fabbisogno energetico nazionale essendo una parte dei consumi energetici, come quelli legati all’autotrazione o al trasporto marittimo, necessariamente coperti dall’uso diretto dei combustibili fossili.

Facendo il punto sulle energie rinnovabili in Italia, troviamo che l”energia elettrica prodotta in Italia con fonti rinnovabili deriva sia dalle fonti rinnovabili “classiche” sia dalle cosiddette “NFER” (o “nuove fonti di energia rinnovabile”). Il contributo principale è quello dato dalle centrali idroelettriche (localizzate principalmente nell’arco alpino e in alcune zone appenniniche) che producono il 13,7% del fabbisogno energetico elettrico lordo; sempre nel campo delle rinnovabili “classiche”, le centrali geo-termoelettriche (essenzialmente in Toscana) producono l’1,6% di tale fabbisogno.

Componenti mensili di energia elettrica in Italia

Wikipedia registra che tra le “NFER”, il contributo principale è quello dato dal solare in impianti fotovoltaici connessi in rete o isolati, che nel 2011 ha prodotto il 3,1% del fabbisogno, dato in forte crescita rispetto all’anno prededente, quando tale valore si aggirava intorno allo 0,5%.

“Tale forte incremento è stato causato da un boom di installazioni dovuto principalmente al cambio di regime incentivante dal secondo (prorogato per il cosiddetto decreto “Salva-Alcoa”) e dal terzo conto energia nel quarto regime incentivante, avvenuto appunto nella prima metà del 2011.

Con tali valori, l’Italia si colloca al secondo posto nel mondo per potenza fotovoltaica installata, dietro la Germania mentre, a livello regionale, è la Puglia cha ha la fetta principale di potenza installata (17,1% del totale nazionale), seguita dalla Lombardia (10,1%).

L’eolico (con parchi eolici diffusi principalmente in Sardegna, Sicilia e nell’Appennino meridionale), produce il 2,8% della energia elettrica richiesta. È da notare che, per quanto riguarda la “potenza eolica” cumulata a fine 2011, l’Italia, con 6737 MW, si colloca al quarto posto in Europa (dopo Germania, Spagna e Francia) e settimo nel mondo.”

Insomma, la quota di energie rinnovabili prodotte in Italia giunge fino al 27,4% della produzione totale nazionale, al 24,8% dell’energia elettrica richiesta e al 23,8% del fabbisogno nazionale lordo[2]. Nella conferenza europea di Berlino (2004), la UE ha stabilito i propri obiettivi riguardo alle fonti rinnovabili. Il risultato da raggiungere è quello di coprire con tali fonti, entro il 2020, il 20 per cento del consumo totale di energia.

A settembre sarà pronto un piano, “un indirizzo strategico coerente e unitario”, come si legge nel documento riservato del ministero, da trasformare in proposte normative sin dai prossimi mesi. Il doppio traguardo è abbassare i costi dell’energia, ridurre le importazioni di idrocarburi e attivare miliardi d’investimenti in infrastrutture.

Oltre ad aumentare la disponibilità delle materie prime energetiche e alla stabilizzazione del costo, il Governo punta a trasferire i vantaggi alle imprese ed alle famiglie aumentando la concorrenza e quindi mantenendo una pressione sui prezzi: la Borsa del gas sarà potenziata e nel settore elettrico i bonus fiscali si concentreranno sull’efficienza e la riduzione dei consumi. La prima prova sarà la revisione dei limiti che tengono le trivelle oltre le  12 miglia marine dalle coste italiane, un divieto più stringente rispetto agli altri Paesi europei.

Fin qui, insomma, tutto bene [forse]. Perché nel dossier WWF del gennaio 2012, “Italia – Far West delle trivelle”  si rilevava che su 136 concessioni di coltivazione in terra di idrocarburi liquidi e gassosi attive in Italia nel 2010, solo 21 hanno pagato le royalty alle amministrazioni pubbliche italiane, su 70 coltivazioni a mare, solo 28 le hanno pagate.

Su 59 società che nel 2010 operano in Italia solo 5 pagano le royalty (ENIShell/ Edison, Gas Plus Italiana ed ENI/Mediterranea idrocarburi).

Oltre a tutto cio’, esistono problemi di rilevanza strategica. Puntando sul petrolio libico, abbiamo perso decisamente la scarsa credibilità rimasta, anche se ovviamente non sono mai stati davvero in pericolo i nostri impianti anche durante gli scontri.

Ma in Algeria la situazione é leggermente diversa, e rischiamo di essere sempre più schiavi di avidi padroni. Siamo sicuri sia la strada migliore per recuperare mezzo punto di PIL?

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4 risposte a “Passera Mr. Trivella

  1. Le discussioni sull’elettricità vanno bene; ma il nostro punto debole sono i trasporti. Bisognerebbe intervenire lì: se facciamo sparire qualche scatola di lamiera dalle strade e togliamo di torno qualche appalto per viadotti inutili, un bel pozzo di petrolio lo abbiamo già trovato.

    • già, concordo pienamente. Ma la questione ferrovie mi sembra ferma al palo, tra TAV et similia. E per quanto riguarda la navigazione marittima? Anche le famose “Autostrade del mare” sembra che siano tramontate, eppure il trasporto marittimo avrebbe (e ha) grandissimi potenziali di sviluppo!

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