Romano Prodi inviato ONU nel Sahel

Il Segretario delle Nazioni Unite, Ban Ki Moon, ha nominato Romano Prodi inviato speciale ONU per l’emergenza in Sahel. L’Algeria ha appoggiato con entusiasmo la nomina di Prodi, grazie alla sua capacità di “creare consenso”.

Paese confinante con il Mali, dove si sta svolgendo un confronto armato per il controllo della regione tra jihadisti e ex governo centrale della capitale Bamako, l’Algeria sta battendo le vie della diplomazia, con il chiaro obiettivo di spaccare il fronte islamico in cui Ansar Dine potrebbe essere il gruppo più disposto al dialogo perchè composto sì da jihadisti, ma in maggioranza tuareg, la popolazione che abita l’Azawad, come vengono chiamate le regioni settentrionali del Mali.

Gli abitanti del Mali fuggono dal loro paese diviso in due dalla guerra. Soprattutto nella vicina Mauritania, dove la situazione è già emergenza, come denuncia la Ong Intersos. Solo nel campo rifugiati di Mberra in Mauritania, sovrinteso da UNHCR con Intersos, sono arrivati tra gennaio a settembre quasi 109.000 rifugiati dal Mali (questo il numero di coloro che si sono ufficialmente registrati come “rifugiati”, nel punto di frontiera e di accoglienza di Fassala).

Le milizie di Ansar Dine

Sono, per il 90%  di etnia Tuareg, quindi arabo berberi e del Songhai  –  dice Federica Biondi, capomissione di Intersos – Le donne sole e i bambini sono i più vulnerabili, i nostri operatori umanitari stanno dando supporto psicologico e sociale alle vittime di violenza sessuale e discriminazione. Abbiamo messo a punto un’allerta precoce per intervenire e sottrarre subito le vittime dalle situazioni di disagio“.
Ma se le speranze si fondano su Ansar Dine, l’annuncio dato alcuni giorni fa dal gruppo, che ha ufficializzato la sharia come legge fondamentale a Timbuctu, getta acqua sul fuoco dell’ottimismo.
Ansar Dine spiega d’essere arrivata a questa decisione dopo avere sentito la gente di Timbuctu che, fa intendere, appoggia il suo progetto. Cosa che appare abbastanza improbabile perchè la gente di Timbuctu ha ripetutamente mostrato la sua insofferenza davanti all’applicazione spietata della legge coranica che cancellerebbe secoli e secoli di tolleranza che hanno caratterizzato la storia di questa bellissima città, culla di cultura antichissima e salvaguardata. Almeno fino all’arrivo degli jihadisti che hanno cominciato a distruggere, vietare, punire, uccidere.
Il percorso che Romano Prodi dovrà percorrere appare, quindi, irto di difficoltà perchè nessuno di coloro che potrebbero sede al tavolo virtuale del negoziato sembra disposto ad arretrare di un millimetro rispetto alla posizione che cerca di rafforzare, politicamente, con raffiche di dichiarazioni e annunci che complicano terribilmente l’ipotetica trattativa.
Trattative auspicate dal segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, ma escluse dal presidente francese François Hollande che ha definito “inutile” dialogare con i terroristi dell’Aqmi. La Francia ha infatti presentato una bozza di risoluzione per una forza militare internazionale per assistere l’esercito maliano nel nord. Il ministro degli Esteri italiano Giulio Terzi ha auspicato che “sia organizzata molto rapidamente”.

Ivan Simonovic, vicesegretario generale dell’Onu per i diritti umani, ha ammesso che i due terzi del Mali sono in mano ai ribelli. Stima probabilmente esatta da un punto di vista geografico, ma che riguarda immensi territori desertici, praticamente disabitati e di nessuna importanza strategica.

La crisi alimentare nel Sahel, la striscia regionale che comprende anche il Mali, ha raggiunto una soglia critica. SOS Villaggi dei Bambini prolunga gli aiuti in Niger, avvia il programma di emergenza in Mali e chiede aiuto per avviare un programma in Ciad. Il Mali si trova ad affrontare la terza crisi alimentare degli ultimi dieci anni. Crisi che colpisce più di 3,5 milioni di persone, su una popolazione totale di circa 14,5 milioni, e che è aggravata dalle conseguenze degli scontri politici nel nord del paese.

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2 risposte a “Romano Prodi inviato ONU nel Sahel

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