Animali di Periferia

Comincia, e contemporaneamente finisce tutto, con una fotografia nel bianco e nero piatto dei ritagli di giornale, appena illuminato dall’ombra. Ci sono tre uomini, tre giovani. Due su una Lambretta, giacche grigio chiaro sul grigio dell’asfalto, del conducente si vede solo la testa scura, del passeggero il profilo, ma soprattutto il braccio destro teso, con la mano che regge una pistola.” Inizia così “Animali di Periferia“, di Donatella Alfonso, giornalista di Repubblica, edito da RX [232 pagine, 17,50 euro].

Il libro, con una prefazione di Nando Dalla Chiesa, fa riemergere la storia della Banda XXII Ottobre, il fulcro del terrorismo italiano del dopoguerra, che si inserisce prima dei GAP [Gruppi di Azione Partigiana] e BR. Tutto inizia a Genova, come molte svolte della storia italiana, e tutto viene rielaborato e ricostruito nelle redazioni delle testate nazionali per l’omicidio Floris, la cui immagine più conosciuta è qui sopra, ripresa in seguito ogni volta che si parla di “terrorismo” in Italia.

E’ la storia di un gruppo di giovani genovesi le cui azioni si svolsero tra il 1969 ed il 1971, e la cui impostazione ideologica era di natura marxista-leninista: fu il primo gruppo a passare decisamente alla azione terroristica. Leader fu Mario Rossi, suoi maggiori esponenti furono Augusto Viel, Rinaldo Fiorani, Giuseppe Battaglia, Adolfo Sanguineti, Gino Piccardo, Diego Vandelli, Aldo De Sciciolo e Cesare Maino. Oltre all’omicidio Floris, la Banda arrivò alle prime pagine della cronaca per il sequestro di Sergio Gadolla dell’ottobre 1970.

Piero Ottone scrive: “È un libro avvincente: ecco le risposte che avrei sperato di ottenere allora, se avessi avuto davanti a me gli interlocutori. L’autrice, scrive dalla Chiesa, “da ricercatrice di rango, più che da giornalista, ha ricostruito lo scenario, lo ha guidato con timone leggero e fermo, e ha fatto parlare gli attori”: Mario Rossi, dunque, e gli altri della XXII Ottobre, associazione terroristica. Il racconto che così si snoda procura molte sorprese, momenti di commozione, grande malinconia.

Sulla rivista di intelligence Gnosis, si può trovare tale descrizione: “la scia di attentati e di morte che ha segnato il, pur breve, passaggio della ‘XXII ottobre’ sulla scena genovese ed il preciso legame instauratosi tra i propri appartenenti e le Brigate Rosse del sequestro Sossi, si pone in evidente asintonia con il menzionato prevalente intento di ridimensionare il fenomeno che, almeno agli inizi, sembrava prevalere.” La crudezza di questa scrittura non rende giustizia al sentimento reale dei protagonisti, perchè quando vengono arrestati e condannati, addirittura manca la formula di “associazione a delinquere con finalità di terrorismo”: non esisteva.

All’origine della lotta, la povertà. Anche se, tra quella Valbisagno che solca Genova e dove crescono i ragazzi della Banda tra ex partigiani e immigrati nostrani, si avvicenda anche Gian Giacomo Feltrinelli. Ma quei ragazzi che cospiravano, e talvolta sparavano, provenivano da famiglie povere, e non solo in miseria, ma emarginate, sradicate. Il primo problema era, dunque, di natura sociale.

Ancora Ottone: “..c’era l’animosità contro il potere. Può darsi che vi fossero fra questi ribelli anche i seguaci di Marcuse e di Dutschke: ma l’impressione che si trae dai loro racconti è piuttosto di un’ostilità abbastanza spontanea e primordiale contro i detentori del potere, responsabili, secondo i ribelli, delle ingiustizie, delle condizioni di vita dei diseredati. E infine emerge dalla lettura dei loro racconti un terzo elemento: l’onestà. Forse il lettore sarà sorpreso. Eppure il senso di lealtà era spiccato, e non solo verso i compagni di lotta. Secondo criteri diversi dai nostri, ovviamente: ma pur sempre rigorosi.

A più di quarant’anni di distanza, questo libro fa parlare i protagonisti di una stagione che, lontani ancora dallo stragismo e dal terrorismo italiano degli anni ’70 e ’80, appartenevano ad un’era di mezzo, un passaggio tra chi aveva fatto la guerra, e sentiva la Resistenza come tradita dopo gli anni di combattimento, e un presente industriale così lontano dalla rivoluzione sognata. Sta di fatto che la Banda della XXII Ottobre ha segnato, suo malgrado, l’inizio di anni bui, i cosiddetti “Anni di Piombo”.

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