Senza acqua ma coi fucili: il Ciad

Esistono, nel mondo, grandi spazi che difficilmente coincidono con ciò che usualmente chiamiamo nazione. Se questo presupposto è vero, ne abbiamo la riprova in Africa, dove il colonialismo europeo ha lasciato profondi solchi nelle società africane, specialmente sub-sahariane. La Repubblica del Ciad rispecchia perfettamente questo esempio.

Paese senza sbocchi sul mare, il Ciad è grande 4 volte l’Italia, ma la sua popolazione, divisa in circa 200 gruppi etnici, arriva soltanto a 11 milioni di persone. Ha quattro zone climatiche: vaste e aride pianure nel centro, deserto nel nord, montagne asciutte nel nord ovest, e pianure tropicali nel sud.

Solo il 3% del Ciad è coltivabile ma non vi sono aree con raccolti permanenti. I rischi ambientali in Ciad includono i venti caldi secchi e sabbiosi del nord [detti harmattan], siccità periodiche e la piaga delle locuste. Solo l’1,9% del Paese è costituito da zone acquatiche, ovvero il Lago Ciad, secondo lago più grande dell’Africa che si è andato restringendosi drammaticamente negli ultimi due decenni e la sua superficie è ora il 10% di quanto fosse in precedenza.

Le annate di siccità drammatica sono diventate molto più frequenti (3 negli ultimi 7 anni) e hanno azzerato le scorte alimentari. Le greggi sono indebolite. La stagione delle piogge si fa sempre più corta e irregolare. I raccolti del 2011, dimezzati rispetto all’anno precedente, sono già spariti dai magazzini e i prezzi dei cereali sono cresciuti del 40 per cento. Non è ancora carestia ma si è già entrati nell’area critica: nella fascia del Sahel oltre 18 milioni di persone – di cui 3,6 solo in Ciad – sono a rischio.

Fino ad ora, la Repubblica a maggioranza musulmana ha contato sull’assistenza e sul capitale straniero per molti settori per progetti di investimento pubblici e privati, ma il petrolio trasformerà le finanze del Governo.

Secondo Wikipedia, “Un consorzio, legato alla compagnia Exxon-Mobil (US), e con la partecipazione di Chevron-Texaco (US) e Petronas (Malesia), ha investito $3.7 miliardi di dollari per sviluppare le riserve di petrolio a 1 miliardo di barili nel sud del Ciad, diventato un paese con un’alta produzione di petrolio nel 2003, con il completamento delle condutture (finanziate in parte dalla Banca Mondiale) collegando i suoi giacimenti di petrolio del sud ai terminali sulla costa atlantica grazie al vicino Cameroon. Come una condizione della sua assistenza, la Banca Mondiale ha insistito su una nuova legge che richiede che l’80% dei redditi dal petrolio estratto sarà speso su progetti di sviluppo. Questa condizione è stata rimossa dalla stessa World Bank dopo che il presidente Deby aveva minacciato di chiudere i rubinetti di Elf ed EXXON, nel giugno 2006. Il dittatore appena riconfermato con elezioni indecorose aveva appena subito una ribellione guidata dal suo stesso gruppo etnico. La ribellione, repressa con l’aiuto di militari francesi, ha provocato ondate di profughi verso i paesi vicini. Questo non ha impedito ad EXXON, Elf, Banca Mondiale e Cina di accordarsi con la dittatura per il raddoppio delle estrazioni petrolifere.

In poco più di due decenni il Sahara ha occupato una fascia di 200 chilometri e continua ad avanzare. Abéché, la seconda città del Ciad, si trova ormai a 150 chilometri dal deserto che ha già conquistato Arada, fino a pochi anni fa ultimo avamposto del Sahel.

Stretto tra complicate situazioni politiche e instabilità, accordi petroliferi, corruzione, sottosviluppo e carenze geografiche, il Ciad rappresenta perfettamente l’ideal-tipo, in senso negativo, della nazione africana “da salvare” per il mai superato “White man’s burden”.

Nel paese la media delle piogge è passata da 700 a 500 millimetri l’anno e nella zona di confine con il Sahara la situazione è diventata insostenibile“, spiega Mahamat Abakar, direttore di Oxfam, l’associazione che ha lanciato la campagna contro la crisi alimentare nel Sahel. “I cambiamenti climatici stanno accelerando il processo di desertificazione e moltiplicano le tensioni sociali“.

Il primo conflitto a scoppiare è stato quello tra il milione e mezzo di pastori nomadi e i contadini: la siccità ha costretto ad anticipare di un mese il momento della transumanza di ritorno verso le zone meno secche e così le greggi si muovono a ottobre, nel periodo in cui il lavoro nei campi non è ancora concluso. Il secondo motivo di tensione deriva dalla fuga dalle campagne, sempre più inospitali, verso città che crescono all’insostenibile ritmo del 10 per cento l’anno. I bambini che rischiano di morire di fame sono 127 mila. Sono stati contati usando un sistema molto semplice: una fettuccia di plastica che si avvolge attorno al braccio di quelli compresi tra i 6 e i 23 mesi. Da 12,5 a 26 centimetri di circonferenza questo metro sanitario segna verde: tutto a posto. Tra gli 11,5 e i 12,5 centimetri è giallo: l’alimentazione va migliorata. Sotto gli 11,5 centimetri si entra nell’area marcata in rosso: il bambino va portato in ospedale. Solo nel Guera più di 2 bambini su 10 mila muoiono ogni giorno per malnutrizione. In tutto il Sahel sono 300 mila all’anno.

Tuttavia, non finisce qui: secondo molte fonti il Ciad avrebbe comprato alcuni aerei “Spartan” da Alenia Aermacchi, società italiana leader nella costruzione di velivoli, soprattutto nel settore Difesa. Il regime di N’Djamena sarebbe pronto a sborsare più di 106 milioni di dollari per acquistare due esemplari dell’aereo di trasporto tattico C-27J “Spartan”, in grado di effettuare molteplici missioni militari.

Può imbarcare sino a 60 fanti o 46 paracadutisti, ha una velocità di crociera di 583 Km/h e un raggio di azione compreso tra i 4.260 e i 5.926 Km, a secondo del carico trasportato. Acquistando i due velivoli cargo, le forze armate del Ciad potranno estendere minacciosamente il loro raggio d’intervento al Mediterraneo e all’equatore, coprendo un’area dell’Africa caratterizzata dai sempre più numerosi conflitti e dalla crescente pressione militare di Stati Uniti, Unione europea e Cina.

Il governo del Ciad ha mantenuto in vigore la pena di morte“, denuncia Amnesty International nel suo ultimo rapporto annuale sui diritti umani. “Nel paese sono aumentati i casi di arresti e detenzioni illegali, così come di tortura, aggressioni ai danni di difensori dei diritti umani, giornalisti e sindacalisti. Stupri e altre violenze nei confronti di donne e ragazze sono stati frequenti.

In ambito NATO, l’aereo da trasporto è stato acquistato dalle forze armate di Italia, Stati Uniti, Grecia e Romania ed è utilizzato particolarmente nel teatro di guerra afgano. È tuttavia nel continente africano che l’azienda italiana spera di ottenere altre importanti commesse. In lista d’attesa ci sono Libia e Nigeria, mentre quattro C-27J sono stati consegnati di recente all’aeronautica militare del Marocco. L’accordo del valore di 130 milioni di euro.

Nel continente africano, Alenia Aermacchi, che fa parte del Gruppo Finmeccanica, ha già consegnato molti prodotti alle aeronautiche militari locali: 750 velivoli tra addestratori SF-260 ed aeromobili da trasporto tattico G-222 e C-47J. Solo al Sud Africa sono stati venduti più di 250 velivoli da addestramento e da attacco leggero MB-326 in varie versioni. I velivoli sono stati costruiti su licenza nel paese e sono stati denominati “Defense Security Cooperation Agency” e “Mk II”.

[ youtube=http://www.youtube.com/watch?v=dz4UJbpVP-U ]

Dopo il ritiro nel dicembre 2010 della missione Onu di peacekeeping [MINURCAT], nel febbraio e nell’aprile 2011, in Ciad sono state organizzate, rispettivamente, le elezioni legislative e quelle presidenziali. Queste ultime sono state boicottate dall’opposizione per la e hanno visto la scontata rielezione del discusso presidente Idriss Déby Itno.

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