Turbine atmosferiche per l’energia globale

Domanda di base: è giusto che l’uomo cerchi di sistemare la disastrosa situazione ambientale sul pianeta attraverso stratagemmi tecnologici e geo-ingegneria o dovrebbe concentrarsi su una “rivoluzione comportamentale” che ci impedisca di arrivare al punto di non-ritorno [assumendo che non ci siamo già arrivati]?

Secondo uno studio guidato da Kate Marvel del Lawrence Livermore National Laboratory, pubblicato su Nature Climate Change, esiste una riserva di energia che produrrebbe 20 volte il fabbisogno mondiale energetico senza inquinare. Magia? Forse.

Una vera svolta potrebbe venire dall’eolico. La ricerca sostiene che particolarmente efficienti sarebbero le turbine atmosferiche che possono trasformare la forza dei venti ad alta quota in energia meglio delle turbine a bassa quota o sul mare che lavorano sui venti di superficie. Di fatto, le postazioni off-shore o le immense windfarm inglesi o danesi sarebbero solo il primo passo per lo sfruttamento intensivo delle correnti.

Usando modelli matematici e prendendo in considerazione solo le limitazioni geofisiche, e non fattori tecnici o economici, i ricercatori hanno calcolato che i venti di superficie possono generare sino a 400 terawatt di energia, mentre dai venti in tutta l’atmosfera si potrebbero ottenere 1800 terawatt. Secondo i dati disponibili, sul pianeta il fabbisogno energetico oggi è quantificabile in 18 terawatt di potenza. Se ne deduce che con i venti di superficie si potrebbe generare una potenza pari a 20 volte il fabbisogno terrestre e con quelli di alta quota di ben oltre 100 volte.

Lo studio mostra però che per avere effetti globali, le pale per la produzione di energia eolica dovrebbero essere distribuite uniformemente su tutta la superficie terrestre e non concentrate in poche regioni. Gli effetti climatici, ipotizzando uno sfruttamento a livelli massimi, potrebbero essere significativi, sottolinea lo studio. Per soddisfare l’attuale fabbisogno, tuttavia, sarebbero decisamente inferiori, a patto di avere una distribuzione su ampia scala delle pale.

Chiaramente, parliamo di fantascienza. Non tanto per l’effettiva fattibilità geofisica, che sarebbe garantita dallo studio, ma per la quasi impossibilità politica ed economica di creare una simile tecnologia. Chi la produrrebbe? Come? Con che risorse? Di fatto, ricerche in tal senso sembrano più “meravigliosi voli pindarici” che reali vie d’uscita.

E’ più probabile, quindi“, ha sottolineato Ken Caldeira, della Carnegie Institution for Science, coautore dello studio, “che saranno fattori economici, tecnologici e politici a determinare la crescita dell’energia eolica nel mondo.”

Fonte: Repubblica.it

Per informarsi meglio sulla questione consigliamo “Le Guerre del Clima” di G. Dyer, Tropea, 2012, €18,00.

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