Corsica, terra di Mafia

Se pensavamo che la regione europea con i più alti tassi di criminalità per omicidi fosse una, a scelta, tra Campania, Sicilia o Calabria, toccherà ricredersi. Il poco invidiabile record è questa volta della Corsica, dove in pochi mesi sono avvenuti 18 omicidi.

L’ultimo, due giorni fa. Un uomo d’affari portoghese è stato freddato mentre faceva benzina a Prunete – Cervione, nella zona sud di Bastia. Victor Ribeiro, la vittima, era un imprenditore edile che si occupava di progetti pubblici.

La situazione in Corsica inquieta parecchio il traballante governo francese guidato da Jean-Marc Ayrault e che rischia di avere serie ripercussioni sulla politica di François Hollande. Per rendere il tutto ancora più inquietante, uno degli ultimi omicidi avvenne in  Route des Sanguinairese. La vittima fu un avvocato, Antoine Sollacaro, ex presidente del foro di Ajaccio, dirigente dell’AC Ajaccio, difensore di Yvan Colonna (assassino del prefetto Claude Erignac).

Il Ministro della Giustizia Christiane Taubira ha espresso il suo stupore per l’incredibile violenza manifestatasi in Corsica nelle ultime settimane, e il suo collega Manuel Valls, al Dicastero degli Interni, ha affermato, in una conferenza stampa in seguito all’ultimo omicidio che: “La Corsica è Francia, e pertanto non avrà leggi speciali per far fronte alla criminalità organizzata; è suolo francese e francese il suo codice penale”.

Ma quali sono le cause? Chi c’è dietro la serie di omicidi e attentati? Niente è certo, e sui giornali si rincorrono le più fantasiose ricostruzioni. Ciò che balza agli occhi, però, è che la maggior parte delle vittime erano, o erano state, figure di spicco del movimento separatista corso.

Il 14 novembre tocca a Jacques Nacer, 49 anni, colpito in piena faccia davanti al suo negozio in pieno centro ad Ajaccio. Presidente della camera di commercio oltre che segretario della locale squadra di calcio, Nacer è sempre stato molto vicino ad un personaggio da romanzo: Alain Orsoni. Se fosse un giallo, a quest’ora scopriremmo colui che regge le fila della trama, il vero deus ex machina involontario di tutta questa scia di morti ammazzati. E quindi..

Alain Orsoni

Ex leader del movimento indipendentista Mouvement pour l’autodétermination [Mpa] e oggi chiacchierato uomo d’affari e presidente della squadra di calcio AC Ajaccio di cui era segretario Nacer, Orsoni arriva in Corsica da ebreo convertito per sfuggire alle persecuzioni naziste. Un personaggio davvero al di là del limite, dato che sono 30 anni che tra attentati e omicidi, la sua vita sembra davvero poter essere stata d’ispirazione per scrittori noir di tutta Europa. Nel novembre del 2008 hanno tentato di ammazzarlo, senza riuscirci. Sono riusciti ad ammazzare invece Francis Castola, ex membro dell’Mpa, nel 2005; Paul Giacomoni, fedelissimo di Orsoni, nel 2006; Antoine Nivaggioni, braccio destro di Orsoni, nel 2010; Yves Manunta, simpatizzante dell’Mpa, a luglio di quest’anno; poi a settembre Charles Cervoni, è  stato gravemente ferito, e Sollacaro e Nacer ammazzati nel corso dell’ultimo mese.

Quando era ancora uno studente a Parigi, negli anni ’80, iniziò a militare in un partito di estrema destra, per poi tornare alle origini e iniziare la sua carriera politica in movimenti che affiancano o simpatizzano per il Front de libération nationale de la Corse [Flnc]. Nel 1990 fonda l’Mpa, simpaticamente ribattezzato dai detrattori “Monnaie Pour Alain” (“Soldi per Alain” ndr), che rappresenta la parvenza legale ed elettorale di un movimento separatista tra i più sanguinosi in Europa. I francesi, per parte loro, hanno sperimentato sui nazionalisti corsi le più atroci torture e forme di persecuzione, a partire dalle voci che vorrebbero molti separatisti essere stati gettati, letteralmente, in pasto ai maiali.

Tornando ad oggi, insieme agli altri movimenti di autodeterminazione, l’Mpa prende il 25% dei voti alle elezioni regionali del 1992, ma Orsoni non può sedere in uno dei quattro scranni appena conquistati: si è fatto finanziare illegalmente il partito.

Il vizietto di intessere legami finanziari ed economici poco cristallini lo costringerà ad autoesiliarsi nel 1996 prima in Sudamerica e poi in Spagna, fino al gran rientro dodici anni dopo, nel 2008, anno in cui prende la presidenza dell’AC Ajaccio e ne fa una squadra di serie A.

Nel 1983 uccisero il fratello Guy, anche se il vero bersaglio dell’operazione era Alain. Lo stesso figlio di Orsoni, Guy (in memoria dello zio) ha deciso di attenersi alla tradizione di famiglia, facendosi incarcerare già numerose volte per omicidi a sfondo politico.

Nella patria e nella terra di Napoleone, Orsoni non può lasciare l’isola. Oltre alle disperazioni personali, dal 2009 è coinvolto nell’uccisione di un membro della criminalità organizzata corsa, e non può allontanarsi dal suo “paradiso in carcere”, divenuta ormai una Sant’Elena.

Il governo di Hollande ha promesso maggiori risorse per la polizia, per poter fronteggiare i gruppi criminali che si affrontano sull’isola dominata da meravigliose spiagge e paesaggi mozzafiato. Inoltre, sembra che la questione sia talmente seria da dover far intervenire l’Interpol, al cui vertice siede, da pochi giorni, Mireille Ballestrazzi, 58 anni, che si è guadagnata il secondo posto di comando della Polizia francese proprio combattendo la criminalità organizzata in Corsica.

Al mondo mafioso ha fatto esplicito richiamo il Primo Ministro Ayrault, ma i criminologi e i sociologi, sempre antenne sensibilissime quando si tratta di puntualizzare sui termini e di dibatterne, dissentono: la mafia è una cosa italiana, peculiare, altamente gerarchizzata, col culto della famiglia e dell’omertà. La Corsica, dicono loro, non è la Sicilia.

Concordando sulla forma, non possiamo però tralasciare la sostanza della vicenda di Orsoni. Non esistono, ad oggi, colpevoli giudicati e riconosciuti per tutte queste morti, e se Orsoni non è un padrino in senso stretto, ma più un “bullo di periferia” fascistoide, violento e affarista, qual è la vera differenza? La criminalità organizzata risponde a logiche uniche, per cui la Camorra non è la Ndrangheta. Ma la sostanza, il succo, rimane lo stesso. Soldi, potere, violenza, morti.

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Una risposta a “Corsica, terra di Mafia

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