La prossima guerra nel deserto

Il Mali potrebbe essere il prossimo teatro di intervento delle forzedell’ONU, i cosiddetti “caschi blu”, ma non per un’operazione di peacekeeping: sarebbe un’offensiva militare in piena regola. Nel Paese si sta svolgendo un confronto armato per il controllo della regione tra jihadisti e ex governo centrale della capitale Bamako.

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I diplomatici occidentali stanno spingendo per arrivare a una risoluzione per la questione maliana entro il 2012, e il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon raccomanda che il CdS [Consiglio di Sicurezza] approvi l’invio di un’operazione militare. L’acronimo dell’operazione militare sarà AFISMA.

L’operazione militare, però, non è l’opzione migliore da perseguire secondo molti analisti e molti funzionari, che vedrebbero un peggioramento della situazione nel caso in cui si decidesse di spingersi fino a tal punto. Tra i critici, Romano Prodi, inviato delle Nazioni Unite per il Sahel. Una missione nel Sahel occidentale significherebbe mettere a serio rischio tutti i Paesi vicini, che non sarebbero perciò favorevoli a quest’opzione. Tra gli Stati che potrebbero pagare il prezzo più alto, l’Algeria, che ha accettato e sostenuto la candidatura di Prodi in quanto paciere e non come guerrafondaio.

L’ offensiva militare, tuttavia, è sempre più probabile, nonostante le richieste delle parti interessate.

L’ultima missione a guida ONU di “imposizione della pace” [peace enforcement], fu quella che comprendeva 15 nazioni impegnate in Somalia all’inizio degli anni ’90. Il fallimento di tale missione è da manuale e viene studiato da ogni corso di Relazioni Internazionali. Ciononostante, l’idea del Segretario Generale sarebbe quella di “autorizzare gli Stati membri dell’Unione Africana per istituire AFISMA per un periodo iniziale di un anno; essa comprenderebbe 3.300 unità militari per assistere le autorità del Mali “.

Domande fondamentali su come la forza sarebbe guidata, sostenuta, addestrata, equipaggiata e finanziata rimangono senza risposta,” ha detto Ban. “I piani sia per la forza internazionale e la sicurezza del Mali e per le forze di difesa devono essere ulteriormente sviluppati.” Quando si dice conoscere i propri limiti.

Le Nazioni Unite stimano che una missione di questo genere potrà costare tra i  $300 e i $500 milioni.

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Per quanto riguarda il finanziamento della missione, Ban ha inoltre aggiunto che il finanziamento per le operazioni iniziali di combattimento militari potrebbe avvenire attraverso “contributi volontari o bilaterali“.

La caduta del nord del Mali agli islamisti, tra cui AQIM, [Al Qaeda nel Maghreb Islamico], significa un rifugio sicuro per i militanti e la criminalità organizzata internazionale, secondo gli esperti dell’ONU, mescolando timori di attentati in Africa Occidentale e in Europa. Quelli che però avrebbero più da perdere, da una continuata instabilità nell’area, sarebbero tutti gli Stati confinanti (Dall’Algeria al Marocco a tutti i Paesi costieri dell’Africa occidentale), che non potrebbero più garantire la sicurezza in una regione enorme. Inoltre, sono accertati gli “scambi” di materiale e di personale tra le anime ribelle del Sahel e i WarLords Somali.

I leader africani sono alla ricerca di un mandato delle Nazioni Unite per inviare una forza prevalentemente occidentale con l’obiettivo di ricostruire l’esercito del Mali e per riconquistare le zone desertiche occupate.

Mirate operazioni militari possono essere tenute a rimuoverli [i ribelli] dal nord del Mali, nel qual caso gli Stati membri possono decidere di sostenere direttamente l’attività militare necessaria per combattere questi gruppi” ha affermato Ban.

Ha aggiunto che le operazioni di combattimento, una volta grandi l’amministrazione comunale potrebbe prendere in considerazione che autorizza una vera missione di mantenimento della pace delle Nazioni Unite.

I funzionari africani dell’UA stimano che ci siano 2.500-3.000 combattenti di base tra gli islamisti provenienti dall’Africa, Europa e Asia. Gli Stati Uniti stimano che l’hard-core del contingente di islamisti sia molto inferiore: tra 800 e 1.200. Il conflitto ha costretto 400.000 maliani ad abbandonare le proprie case.

La scorsa settimana Romano Prodi ha escluso un’azione imminente, dicendo che non sarebbe possibile prima di settembre o ottobre del prossimo anno. L’Unione Europea, da parte sua, prevede di inviare 200 uomini in Mali per aiutare la formazione. Tuttavia, Bruxelles ha escluso un ruolo di combattimento anche nel prossimo futuro come agente unitario.

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2 risposte a “La prossima guerra nel deserto

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