Rivoluzione “à la française”

Se è vero che la globalizzazione ha reso tutto più vicino, i media sono sicuramente gli Dei di questa epoca. Da Twitter a Facebook a Youtube, i messaggi di minaccia e i manifesti politici viaggiano in rete, ed è così che un cittadino francese sta terrorizzando la sua madrepatria.

Abdel-Jelil-francais-au-nord-Mali

Il sito di informazione Sahara Mediàs ha postato, a metà ottobre, un video di un cittadino francese conosciuto con il nome di Abdel Jelil, in cui si avvertono la Francia, gli Stati Uniti e l’ONU che eventuali attacchi contro i ribelli del nord del Mali non sarebbero privi di conseguenze. Il video ha scioccato l’opinione pubblica francese, e ha causato non pochi grattacapi al governo socialista di François Hollande.

Ecco il video:

[youtube=http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=REPY9F7e75k]

Nel video, Jelil parla alla telecamera davanti all’immenso stendardo di AQMI [Al-Qaeda nel Maghreb Islamico], e tiene accanto a sè un kalashnikov. Sull’onda dei messaggi qaedisti degli ultimi anni, questo video non avrebbe nulla di sorprendente se non per il suo protagonista. Un uomo distinto, sulla quarantina, si rivolge anche direttamente a Hollande, a cui chiede se abbia già rinunciato ai suoi propositi elettorali. Inoltre, chiede espressamente a Monsieur Le President di abbandonare ogni idea di un intervento militare nel nord del Mali, dicendo che “innescherebbe una catastrofe umanitaria che legittimerebbe la lotta jihadista.”

Jelil continua spiegando che, durante la sua vita, ha lavorato per quindici anni nella marina mercantile e di aver collaborato con Medici Senza Frontiere in Etiopia: afferma di  “voler combattere contro l’ingiustizia internazionale e la falsità.”

Sono sorpreso, ma non sconvolto di trovare che le autorità francesi, gli Stati Uniti e le Nazioni Unite sono più feroci dei mujaheddin nel combattere nel Sahel, in particolare nel nord del Mali (…), piuttosto che contro un tiranno come Bashar Al- Assad [Presidente siriano] che ha ucciso centinaia di uomini, donne e bambini.

Faccio appello al popolo francese di resistere a qualsiasi attacco che non sia nel suo interesse” ha aggiunto, prima di scagliarsi contro le sofferenze del popolo palestinese e per denunciare “il diavolo a due teste israelo-americano “.
Pochi giorni prima del video, Francois Hollande si era detto a favore di un intervento militare nel nord del Mali, a margine di un incontro con il segretario generale dell’ONU Ban Ki Moon.

Secondo alcune fonti, Abdel Jelil sarebbe nato in Gran Bretagna. E secondo le testimonianze raccolte dalla radio francese all’estero [RFI], avrebbe vissuto in Mali sin dal 2007, ospite dei ribelli islamisti del nord maliano.
sahel-aqmi

La Francia, per quanto possano cambiare i governi, ha uno stretto legame con i suoi ex territori coloniali, e oltre a far parte delle Nazioni Unite e della NATO, si è già resa protagonista numerose volte di missioni militari “autonome”, come in Costa d’Avorio nel 2011, o come in Rwanda, dove l’Operation Torquoise divenne celebre per le colpe dei soldati transalpini.

Per contestualizzare al meglio il ruolo francese nei riguardi dell’Africa e delle ex-colonie, preferiamo rimandare a una fonte autorevole come l’ISPI [Istituto per gli Studi di Politica Internazionali], di cui riportiamo integralmente un estratto di un’analisi riguardo la Francia:

La Francia mantiene uno stretto legame politico, militare ed economico con le ex colonie africane. Il termine “Francafrique” lo testimonia. Si tengono infatti incontri regolari e continui tra i capi di stato di turno francesi e i loro omologhi africani al summit Francia-Africa dove si tratta politica ed economia. Il dispiegamento di forze militari in Africa (vedi in basso) è indice dell’interesse politico francese nel mantenere un forte legame e anche, in alcuni casi, come la Costa d’Avorio, di far valere la propria posizione sulle scelte diplomatiche di quei paesi. A fare da collante a questi rapporti ci sono rilevanti interessi economici. In Africa sono presenti alcune delle maggiori multinazionali francesi, interessate soprattutto al settore energetico, allo sfruttamento delle materie prime, ai trasporti e alle telecomunicazioni. La politica economica francese degli investimenti diretti all’estero (IDE) ha rinnovato il proprio interesse per il continente africano: nel 2009 sono aumentati in maniera consistente i flussi d’investimento superando i 60 miliardi di dollari. Il legame è ancora più palese, e non solo per il forte valore simbolico, quando si guarda alla cosiddetta “zona franco”, cioè 14 ex colonie che usano come moneta il franco Cfa (Communauté Financière Africaine), valuta oggi ancorata all’euro ma originariamente al franco francese.

Operazione Liocorno

Il nome in codice “operazione Liocorno” si riferisce all’intervento militare francese in Costa d’Avorio, una ex colonia della “Francafrique”. Il dispiegamento di forze è iniziato nel settembre 2002, in coincidenza con l’inizio della guerra civile nel paese, in ottemperanza all’accordo bilaterale tra Francia e Costa d’Avorio siglato nel 1961 e in autonomia dalle Nazioni Unite. L’operazione è sotto l’egida delle Nazioni Unite dal 2004 ed è stata rinominata Unoci (acronimo che sta per missione Onu in Costa d’avorio). Da quel momento il compito dei francesi è stato quello di fornire appoggio militare alle operazioni. Quello stesso anno il contingente francese di stanza nella località di Bouké è stato attaccato dalle forze aree del governo ivoriano. Dopo l’immediato contrattacco il presidente francese Jacques Chirac ha anche ordinato la distruzione della flotta ivoriana per prevenire attacchi futuri.

Risultato? Ecco l’articolo del Corriere della Sera dell’aprile 2011:

L’ONUCI, la missione dell’Onu in Costa d’Avorio, e le forze armate francesi hanno condotto raid aerei contro le basi di Laurent Gbagbo, il presidente uscente della Costa d’Avorio. E missili sono stati lanciati verso gli stessi obiettivi, considerati le roccaforti del presidente uscente, che rifiuta da settimane di cedere il potere al vincitore delle elezioni riconosciuto dall’Occidente, Alassane Ouattara. La risposta militare è arrivata dopo il ferimento nei giorni scorsi di undici caschi blu. Il rappresentante speciale del segretario generale delle Nazioni Unite in Costa d’Avorio, Choi Young-jin, ha accusato Gbagbo di aver condotto attacchi «senza senso» contro la base Onu di Abidjan. Mentre il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon ha puntualizzato che i raid «puntano a proteggere i civili e non ad attaccare il presidente uscente». Per la città, capitale economica del Paese, è stata un’altra giornata tesissima, con le forze del presidente riconosciuto dalla comunità internazionale che stanno sferrando un’offensiva contro le forze fedeli a Gbagbo.

Ulteriori informazioni:

La prossima guerra nel deserto

Romano Prodi inviato ONU nel Sahel

 

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