Uranio in Africa, questione di business

L’ultimo intervento armato francese in Mali ha suscitato più di un dubbio sulle opportunità reali di un simile dispiegamento di forze (oltre 3,000 soldati transalpini già impegnati, oltre all’aeronautica). Nonostante l’intervento francese sia stato battezzato dall’ONU e dall’Unione Europea, molti hanno avanzato l’ipotesi per cui la Francia sia intervenuta così prontamente per difendere i propri siti estrattivi nella regione, principalmente in Niger, oltre che per ottenere l’esclusività sui giacimenti di uranio che si stima siano ricoperti dal deserto nel nord del Mali.

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Dato che a pensar male ci s’azzecca quasi sempre.. analizziamo nel dettaglio.

Il Presidente del Niger, Mahamadou Issoufou, ha confermato due giorni fa che le forze speciali francesi si sono poste a protezione dei propri siti minerari di uranio nel Paese: “Lo posso confermare, abbiamo deciso, dopo quello che è successo in Algeria con l’attacco al sito gasiero di In Amenas, di rinforzare i siti minerari“.

In seguito all’intervento in Mali, la Francia ha trasportato le proprie forze speciali e le attrezzature militari nel Paese confinante, dove Areva, la società controllata dal governo francese, opera nei siti estrattivi per alimentare i 58 reattori in patria. Nel 2011 l’energia nucleare ha generato il 77,7% dell’energia elettrica francese, per cui l’uranio non è certamente una voce di spesa trascurabile per il governo di Parigi.

Se Areva opera in molti Paesi, ciò non significa che l’intervento maliano sia da incastonare necessariamente in un’ottica neo-coloniale, tanto più che i diritti estrattivi erano già stati ampiamente concessi a diverse multinazionali. Tuttavia il dubbio rimane: è possibile che il governo francese sia intervenuto nonostante l’interesse per il minerale nel sottosuolo del Mali?

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In Francia sono presenti 19 centrali elettronucleari in funzione, che dispongono dei 58 reattori operativi in tutto il Paese.

La sicurezza dei siti gestiti dall’Areva erano già stati oggetto di minacce e negli ultimi anni. Nel 2010 sette lavoratori vennero rapiti in Niger, e quattro cittadini francesi sono tenuti in ostaggio nella regione. L’impegno francese nel Sahel e in Somalia ha generato forte preoccupazione per la sicurezza anche “in casa”, per cui le metropolitane, le stazioni e i principali centri di traffico sono costantemente sotto la vigilanza armata dei soldati francesi.

Parigi si è vista costretta all’invio di ulteriori forze speciali e ulteriori attrezzature per proteggere i siti di produzione di Arlit e Imouraren in Niger“, secondo la rivista Le Point.

La sicurezza è stata rafforzata anche attorno al presidente François Hollande, socialista, entrato in carica nel maggio scorso promettendo di ridurre il simbolismo tipico del suo predecessore Sarkozy. Poco dopo il suo insediamento, infatti, Hollande rinunciò alla Citroën C6 presidenziale per una piccola Citroën DS5 ibrida diesel. Ma ora è di nuovo a cavallo di una C6 blindata.

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Per ulteriori informazioni: Global Policy

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