Guatemala, a processo i responsabili del genocidio

Guatemala

Il generale Efraín Ríos Montt e il suo vecchio collaboratore, Generale José Mauricio Rodríguez, saranno processati per genocidio e crimini contro l’umanità. Per la prima volta in Guatemala due alti ufficiali dell’esercito risponderanno dei crimini compiuti durante gli anni della guerra civile.

Circa 200.000 morti, 45.000 desaparecidos, un milione gli sfollati. Sono le cifre della guerra civile che dal 1960 al 1996 ha insanguinato il Guatemala.
Il 28 gennaio si è aperto un processo che tenterà di ricostruirne una parte, perlomeno sotto il profilo delle responsabilità giudiziarie. Per la prima volta nella storia del Paese è a processo un uomo che, ricoprendo le massime cariche politiche e militari, si sarebbe macchiato di colpe gravissime.

images-1Presidente di fatto tra il 1982 e il 1983, Rìos Montt è accusato di essere il mandante di 11 massacri compiuti nel nord del paese. 1771 morti, 485 stupri, 29.000 sfollati. Sono queste le cifre, documentate, che hanno convinto il Giudice Gálvez ad aprire il processo per genocidio e crimini contro l’umanità. A giudizio anche il Generale Rodrìguez, suo stretto collaboratore all’epoca ed esecutore materiale, oggi quasi settant’enne e gravemente malato.

I crimini sarebbe stati perpetrati, dietro indicazioni di Montt, nell’ambito del piano “terra bruciata” che avrebbe dovuto sterminare le popolazioni di etnia Ixil, ai tempi organizzate nell’ EGP (esercito guerrigliero dei poveri). Secondo gli storici, i massacri perpetuati nel periodo di presidenza Montt (17 mesi) sarebbero circa 250, con circa 25.000 morti, ma per questi non si sono trovate prove sufficienti.

Montt ha fatto parte del gruppo di giovani ufficiali golpisti che nel 1982 hanno destituito il presidente della repubblica, il Generale Garcìa. Tre mesi dopo ha sciolto la giunta militare e si è autoproclamato Capo di Stato, Presidente della Repubblica e Comandante Generale dell’Esercito. E’ lui che ha istituito il Tribunale Speciale che ha condannato a morte 16 persone e obbligato migliaia di indigeni Ixil ad entrare nei corpi paramilitari di controllo e repressione.

Esautorato a sua volta nel 1983, ha formato un partito politico che dal 1994 al 2012 gli ha consentito di essere sempre eletto in parlamento, e quindi protetto dall’immunità.
Da anni i tribunali del paese lo avevano invitato a comparire, per una denuncia arrivata nel 2000 da una associazione per la tutela dei diritti umani.
Dal 2006 la corte penale spagnola, che da tempo si è avocata la giurisdizione internazionale per gravi crimini contro l’umanità, aveva spiccato un mandato di cattura internazionale contro il generale. Non poteva più uscire dal paese.
Il 27 gennaio 2012, a 86 anni, si è presentato davanti al giudice, dopo aver dato nei mesi precedenti la garanzia che non sarebbe fuggito alla scadenza del mandato, e quindi dell’immunità.

Una proficua tattica difensiva che gli ha permesso di ottenere fin da subito gli arresti domiciliari. Il 28 gennaio 2013 il Giudice Galvèz ha dato valore probatorio alle innumerevoli testimonianza e documentazioni raccolte dall’accusa ed ha istituito il processo. Il Generale aspetterà da casa. Le evidenze presentate nel dibattimento preliminare non sembrano lasciargli scampo. Dopo la condanna della storia forse ci sarà anche quella degli uomini.

Per maggiori informazioni ecco l’articolo di Alberto Arbasino datato 1997.

Lorenzo Ciancaglini

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