La seconda vita della cooperazione italiana

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E’ disponibile on-line il Libro Bianco della Cooperazione Italiana. Raccoglie i documenti del Forum della Cooperazione Internazionale svoltosi a Milano i primi giorni di ottobre. Su dieci tematiche differenti, dal no profit ai migranti, dalla comunicazione alle politiche europee, lo stato dell’arte, il ruolo dell’Italia e le raccomandazioni per il futuro.

Si legge in premessa: “il Forum della Cooperazione Internazionale, che ha avuto luogo a Milano i giorni 1-2 ottobre 2012, è stato preceduto da tre mesi di confronto su dieci temi considerati prioritari. I temi […] sono stati individuati tenendo conto di studi, opinioni e raccomandazioni che organismi internazionali e centri di ricerca hanno rivolto alla cooperazione italiana“.
Non a caso il testo, più di cento pagine, pur restando una sintesi, si spinge in profondità sulle questioni più importanti per il futuro della cooperazione.

A differenza dell’ edizione 2011, si ritrova un certo ottimismo per il futuro della cooperazione italiana. Il motivo principale è l’istituzione del Ministero per la Cooperazione Internazionale e l’Integrazione da parte del governo Monti. Certamente un Ministero senza portafoglio, con competenze poco chiare, come si legge nella nota introduttiva del ministro Riccardi. Ma che ha comunque rilanciato l’interesse della politica e dell’opinione pubblica per la tematica. E anche se la cooperazione tra territori è un punto di eccellenza italiano, il coordinamento a livelli amministrativi periferici non può sostituire un organo nazionale.

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Nel Libro Bianco, al primo punto della relazione finale, è scritto: “ Oggi la cooperazione allo sviluppo è di nuovo al centro dell’agenda politica del Governo. Da parte nostra ci impegniamo a mantenere vivo questo dibattito e chiediamo alla politica di riconoscere, anche attraverso i programmi elettorali, ciò che oggi a Milano è evidente a tutti: la cooperazione è tornata familiare e interessa agli italiani, sia per slancio di gratuità che diviene scelta di vita, che per i vantaggi che ne derivano al Paese“. E si chiede alla politica un ruolo di referenza e indirizzo, integrazione, programmazione, per far fronte alla scarsità di risorse.

Ed è questo il punto dolente che traspare dalle conclusioni. Su ventisei punti almeno nove riguardano le risorse. Come migliorarne la gestione, come sburocratizzare e defiscalizzare le procedure di raccolta fondi, come trovarne di nuovi e via dicendo.
Per risorse si intendono anche quelle umane:Abbiamo di fronte a noi la sfida del coinvolgimento dei giovani. La loro presenza a Milano ci fa ben sperare in vista della formazione di una nuova classe dirigente della cooperazione. E’ urgente definire un percorso professionale adeguato per i giovani cooperanti, senza disperdere la memoria istituzionale. Il legame scuola-cooperazione deve entrare in modo sistematico nel piano di offerta formativa scolastica, favorendo l’educazione alla cittadinanza globale” è il punto ventitré della relazione finale. Sembra essere questa una delle priorità assolute di oggi, oltre che uno dei maggiori punti critici.

Lorenzo Ciancaglini

Per maggiori informazioni:
Riccardi per Repubblica
Libro Bianco 2011

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2 risposte a “La seconda vita della cooperazione italiana

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