Israele e il suo governo “all’italiana”

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L’Italia è uscita dalle urne con le ossa rotte. Non ha governabilità, si tratta sulle alleanze. Eppure, non é un caso unico. C’è chi, anzi, rischia ben più grosso a stare senza governo. Ieri, 2 marzo, il Presidente israeliano Shimon Peres ha accordato al premier Benjamin Netanyahu altri 14 giorni per riuscire a formare una nuova maggioranza di governo. Pare non siano bastati i primi 28 giorni in seguito all’affidamento del mandato, per cui i negoziati sono falliti. La conseguenza diretta di questa impasse potrebbe essere la cancellazione della visita del Presidente USA Barack Obama, fresco anche lui di elezione. La visita di Obama è in programma per il 20 marzo prossimo, ma la mancanza di un interlocutore reale rischia di far saltare la scena, oltre che i negoziati. Come se non bastasse, Israele ha chiesto agli Stati Uniti 10.000 nuovi kit per bombe “intelligenti” in seguito alla sua ultima sortita contro Gaza, che ha ovviamente svuotato gli arsenali dell’aeronautica di Gerusalemme.

Secondo Canale 10 gli Stati Uniti starebbero facendo pressioni affinchè l’incarico di Ministro degli Esteri sia affidato, invece che ad Avigdor Lieberman (Ministro uscente), al leader del partito centrista Yesh Atid, Yair Lapid. Finora Netanyahu e’ riuscito ad attrarre nella sua orbita la formazione centrista Hatnua di Tzipi Livni.

La parità sancita dalle elezioni dello scorso 22 gennaio ha costretto Netanyahu a cercare nuove alleanze, nonostante avesse tentato di procacciarsi i voti, in campagna elettorale, nella parte più oltranzista della destra israeliana.
img_606X341_2002-israel-livni-netanyahuPer raggiungere il proprio obiettivo, “Bibi” Netanyahu è addirittura stato costretto a cercare di aprire le porte alla vecchia rivale di un tempo Tzipi Livni, alla quale ha affidato non solo il ministero della Giustizia, ma anche l’incarico di responsabile del processo di pace con i palestinesi.
L’ingresso nella coalizione di governo dell’ex capofila di Kadima, tuttavia, sarebbe dovuto servire anche a convincere il centrista Yair Lapid, forte di 19 seggi, ad entrare a far parte di una maggioranza sostanzialmente trasversale. Maggioranza che avrebbe teoricamente permesso all’esecutivo di staccarsi, almeno in parte, dai movimenti dell’estrema destra laica e religiosa.In questi 14 giorni Netanyahu proverà ancora a convincere il leader centrista, tenendo però pronta in caso di un nuovo nulla di fatto un’alternativa, che in questo caso è rappresentata da HaBayit HaYehudi, Focolare ebraico,formazione sionista e di estrema destra che può contare su 11 deputati. Due scenari che, tuttavia, non basteranno al premier per raggiungere quella maggioranza minima di 61 seggi necessaria per governare.
Per evitare ulteriori imbarazzi, Netanyahu ha ordinato la sospensione per tre settimane della pubblicazione di gare di appalto per la costruzione di nuovi insediamenti in Cisgiordania e a Gerusalemme Est. Un atto dovuto dopo la crisi scatenata nel marzo 2010 dalla contestuale visita del vicepresidente Joe Biden e l’annuncio di Tel Aviv dell’ampliamento di alcune colonie, che aveva causato qualche attrito tra Israele e Stati Uniti.

Il quotidiano Maariv ieri riportava:

“Secondo le istruzioni arrivate dall’ufficio del primo ministro agli ufficiali incaricati dei ministeri della Difesa e degli Alloggi, nessuna nuova gara di appalto sarà pubblicata in questi settori nelle prossime settimane allo stesso modo, i progetti in calendario non saranno eseguiti e tutte le altre pratiche burocratiche derivanti dalle gare di appalto saranno rinviate. Netanyahu si sarebbe inoltre preoccupato di precisare ai funzionari del settore che questa sospensione non comporta nessun congelamento delle costruzioni già avviate nelle colonie. Un chiarimento volto a tranquillizzare i rappresentati dei coloni già suoi alleati e anche quelli che potrebbero diventarlo.”

Ma i problemi per Israele non si fermano, chiaramente, alla politica interna. Tutto ciò ha necessariamente delle conseguenze a livello internazionale: nel corso del Forum globale dell’Alleanza delle civiltà delle Nazioni Unite tenutosi a Vienna due giorni fa, il Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdoğan ha definito il sionismo un “crimine contro l’umanità”:
Proprio come il sionismo, l’antisemitismo e il fascismo, è diventato impossibile non vedere nell’islamofobia un crimine contro l’umanità” ha affermato il capo del governo turco, provocando la reazione del suo omologo israeliano.
Condanno fermamente il confronto che il primo ministro turco ha fatto tra sionismo e fascismo: pensavo che tali dichiarazioni calunniose appartenessero ormai al passato”.

Non solo non siamo d’accordo, ma la troviamo deplorevole. Ne ho parlato con il ministro degli Esteri e ne parlerò con il premier” ha affermato ieri John Kerry, Segretario di Stato statunitense, in visita in Turchia per parlare della situazione siriana.

La politica interna di un Paese, perciò, non può che avere ripercussioni anche gravi all’esterno. Sarà bene che anche in Italia qualcuno se ne renda conto.
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