Germania vs Romania, il declino del sogno europeo

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Dopo la disfatta della Grecia, il tracollo del Portogallo e dell’Irlanda, la lunga agonia italiana e i troppi rischi che corre la Croazia per entrare nell’Unione Europea, ci si mettono anche le elezioni tedesche a complicare una stagione politica che si allontana sempre di più dalle basi fondative dell’Unione stessa. L’uguaglianza dei membri, infatti, è sempre più teoria e meno prassi. Di chi sia la colpa di questa situazione, a livello nazionale o internazionale, non é dato saperlo. O meglio, il gioco delle freccette ha colpito prima gli Stati Uniti, colpevoli di aver fatto scoppiare la più grande crisi economica del secolo, per passare alle banche come Lehmann Brothers o Goldman Sachs. Poi ai Presidenti, i banchieri, la BCE, il FMI, e così via. Sia quel che sia, la crisi é passata da essere finanziaria a economica, per finire, ovviamente, sulla parte sociale. E qui si é incendiata.

La Germania è in pieno anno elettorale e in politica estera gioca la carta già utilizzata dall’Italia, dai Paesi Bassi, dalla Francia e dal Regno Unito, dimostrando così che le reminiscenze di sdegnosa superiorità nei confronti dell’est sono ancora vive.

Il tema è quello dei sussidi sociali. In Germania è presente la questione per cui molti europei “stranieri” approfitterebbero delle larghe maglie dei controlli intra-europei e dei nulli confini dell’Unione per andare al cuore del motore economico dell’Unione a soffiare sussidi sociali e lavoro.

Soldiers+Awarded+Bravery+Frankfurt+Attack+pI5psXLI2GflCosì la dichiarazione ufficiale del ministro degli interni tedesco Hans-Peter Friedrich: “Bisogna impedire l’accesso a chi viene solo per riscuotere i sussidi sociali e a chi abusa in questo modo del diritto di libera circolazione, prima che Romania e la Bulgaria ricevessero un veto dal Consiglio di giustizia e degli affari interni (Jai) il 7 marzo scorso. Una conferma delle ossessioni e dei giochi politici interni dei paesi dell’Ue, ed è ben lontana dal principio di uguaglianza di trattamento fra i membri dell’Unione.

La Romania si trova di nuovo davanti alla porta chiusa dello spazio di Schengen, e di nuovo per ragioni che non hanno alcun rapporto con i criteri di adesione. Friedrich, che fa parte della Csu – Unione cristiano-sociale – partner della coalizione di Angela Merkel, presenterà il punto di vista del governo e questo permetterà anche di capire la portata dello stress elettorale al quale è sottoposta la coalizione.

La tattica utilizzata dai paesi europei per distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica da argomenti sensibili sul piano interno fa parte di un arsenale politico che rende l’Ue sempre meno credibile, tanto più che quest’ultima è sempre meno capace di risolvere i suoi problemi. Già usata in questo senso da Sarkozy, Orban, e Berlusconi, senza arrivare ai gruppi o ai partiti più dichiaratamente xenofobi, la strategia dell’attacco allo spazio Schengen è di vecchia data.

Il Jurnalul Naţional, di Bucarest, affermava lo scorso 7 marzo:

imagesNegli ultimi tempi l’atteggiamento del Regno Unito, che si rifiuta apertamente di rispettare gli accordi europei sull’accesso dal 1° gennaio 2014 dei bulgari e dei romeni sul mercato del lavoro, conferma anche una realtà sempre meno incoraggiante nell’Unione. Usando lo stesso tipo di discorso, il primo ministro David Cameron parla di un’invasione di lavoratori provenienti dai due paesi che avrà ripercussioni sull’occupazione dei cittadini britannici e gioca la carta della politica estera per ridare un po’ di prestigio alla sua immagine sul piano interno.

Nulla di tutto ciò sarebbe stato possibile se a Bucarest il governo si fosse comportato in modo corretto e coerente. Nessun ministro degli esteri o degli interni romeno ha pagato o pagherà per i fallimenti dei vari governi, e ancora meno per il trattamento insultante inflitto dai paesi dell’Ue ai cittadini europei provenienti dalla Romania.

Secondo il ministero degli esteri romeno, “la Romania garantisce la sicurezza delle frontiere esterne dell’Ue dalla sua adesione nel gennaio 2007. […] I rapporti delle missioni di valutazione hanno rilevato che tutte le disposizioni di Schengen sono state applicate in modo uniforme e corretto”. Di conseguenza è naturale chiedersi perché l’Unione europea si accanisca tanto sulla Romania. Per quanto tempo ancora la procedura tecnica continuerà a essere utilizzata come mezzo di ricatto politico ed economico?

Chiaramente la politica interna alla Germania è diventata internazionale, per poi re-inserirsi nella politica interna, ma questa volta della Romania. A questo punto era ovvio che la parte più euro-scettica della “testa di ponte” dell’Unione buttasse benzina sul fuoco, riaprendo la discussione: per quale motivo la Romania dovrebbe abbassare la testa e restare nell’Unione Europea?

Alla faccia dell’unione dei popoli.

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