La strage di Boston e le paure di Obama

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Quella che doveva essere una giornata di festa, nella primavera che finalmente si schiude anche sulla costa Est degli Stati Uniti, è diventata l’ennesima sequenza di istantanee di bombe, sangue e polizia. La Maratona di Boston, la cui prima edizione risale addirittura al 1897, ha progressivamente attratto sempre più partecipanti da tutto il mondo, fino ai 40,000 podisti delle ultime edizioni.

Alle ore 14,45 (ora locale) di ieri, 15 aprile, si sono verificate due esplosioni che hanno mandato nel caos non solo la città, ma l’intera nazione. Nel giro di poco è stato chiuso lo spazio aereo su Boston, tutta l’FBI è stata allarmata nei luoghi – simbolo, transennando Times Square a New York e circondando la Casa Bianca a Washington. Secondo le fonti, i feriti delle due esplosioni hanno causato il ferimento, anche grave, di circa 140 persone, e la morte di 3 spettatori, tra cui un bambino di 8 anni.

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Alle prime voci di un fermato “di origini saudite” (leggermente vaghe e paranoiche), è stata rilasciata un’intervista dal Capo della Polizia di Boston, Ed Davis, in cui viene smentito l’arresto del ragazzo, fortemente ustionato dalle esplosioni. L’America è nuovamente nel caos, e tutti cercano un collegamento. Corea del Nord? Al Qaeda? Iran? O la tesi interna, verso cui sembrano propendere tutti dato il basso livello delle esplosioni, seppur ben coordinate tra loro. Al primo scoppio avvenuto al traguardo, infatti, è seguito il secondo, poche decine di metri prima. La polizia ha confermato un terzo ordigno fatto esplodere nella biblioteca JFK, dall’altra parte della strada, ma ancora non si sa se fosse correlato agli altri.

Inoltre su Twitter con l’hashtag #bostonhelp è partita una campagna di aiuti ai feriti e in generale ai partecipanti alla maratona.Il presidente Barack Obama ha detto che ancora non ci sono ancora risposte su chi siano i responsabili. L’FBI ha aperto un’inchiesta su un “potenziale atto terroristico”. Ma qual è la fonte? Il dubbio e il sospetto che possa essere un attacco qaedista perde sempre più valore, dato il modus operandi. Si fa sempre più insistente, invece, la pista interna, che porta ai ricordi della strage di Oklahoma City nel 1995, o Atlanta nel 1996. Nel primo attentato morirono 168 persone, quando 2.300 kg di esplosivo fatto in casa con del fertilizzante e del nitrometano, un combustibile facilmente infiammabile, furono fatti esplodere in un edificio federale, causando anche 800 feriti. Fu riconosciuto colpevole dell’attentato Timothy McVeigh, veterano della guerra del Golfo, giustiziato nel 2001 tramite iniezione letale. Ad Atlanta, durante la XXVI Olimpiade, esplose una bomba nel parco olimpico, il Centennial Olympic Park: due morti e 111 feriti. La bomba fu messa da Eric Rudolph, un estremista cristiano.

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“Nessun indizio di minacce prima dell’attentato”. La polizia federale, attraverso l’agente Rick DesLauriers, ha dichiarato di non essere stata a conoscenza di informazioni su un eventuale minaccia prima della maratona di Boston. Una delle piste seguite è quella degli estremisti statunitensi in perenne guerra contro il potere di Washington, a cui associano complottismo e teorie del controllo. Il giorno in cui è fissato il termine ultimo valido per il pagamento delle tasse, negli Usa, è proprio il 15 aprile. Un attentato che avviene durante il Patriots Day, giorno in cui si commemora la battaglia di Lexington, che nel 1775 diede il via alla rivoluzione americana. Altri eventi sanguinosi o attentati terroristici di matrice interna, come quelli di Columbine e Oklahoma City, sono avvenuti nella stessa settimana.

imagesCome se non bastasse, l’ultimo miglio della maratona era dedicato alle vittime della strage di Newtown dello scorso dicembre, quando furono ventisei le vittime  di Adam Lanza, che entrò nella scuola elementare del Connecticut uccidendo venti bambini e sei insegnanti. In seguito alla tragedia, l’amministrazione Obama ha iniziato a parlare di regole e leggi più severe in materia di pistole e fucili, cosa che non è andata giù alla potentissima lobby delle armi NRA: “Obama vuole demonizzare i possessori di armi rispettosi della legge” ha affermato Wayne LaPierre, direttore esecutivo della National Rifle Association.

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