Oltre la tragedia, cos’è il Porto di Genova

172129082-3de26eaf-11aa-4951-a335-4c23a0457799La tragedia del porto di Genova, avvenuta tre giorni fa, ha sconvolto l’intera città e tutto il settore della marittima. I sette lavoratori morti, i due dispersi, i quattro feriti, hanno gettato nello sconforto tutta la comunità del porto del capoluogo ligure. La manovra della “Jolly Nero” della Linea Messina, che ha urtato di poppa la torre dei piloti al Molo Giano, ha distrutto la torre stessa, di 54 metri, oltre alle due strutture vicine che ospitavano gli uffici della Capitaneria di Porto e di molte altre realtà del porto. Quali che siano le responsabilità, questo tragico avvenimento ha riportato alla luce la questione della sicurezza sul posto di lavoro, oltre alla più generale sicurezza dei porti.

La Jolly Nero, con una stazza di 40,000 tonnellate, non è certo la nave più grande che attracca ai moli genovesi quotidianamente. Eppure si ripropongono le riflessioni sulla struttura stessa dello scalo ligure, per dimensioni e per capacità di ospitare veri giganti del mare quali sono oggi le porta-container. Chiaramente questi dati sembrano superflui e inutili alla luce di quanto accaduto intorno alle 23 di martedì sera, ma è necessario che non si parli di portualità soltanto nel momento delle sciagure, delle morti sul lavoro.

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L’Italia è circondata da 8,000 chilometri di coste, è perfettamente inserita nel bacino del Mediterraneo, e dispone delle competenze e delle capacità per fare dei porti un grande tassello per lo sviluppo, così com’è stato nei decenni e nei secoli precedenti. Tuttavia, sembra che ogni volta i porti siano un fastidio, un problema, e non una soluzione. Il porto di Genova è il primo scalo italiano in termini di traffici e di ampiezza, oltre ad essere il maggiore porto industriale e commerciale. In concorrenza con Marsiglia e Barcellona nel Mediterraneo, è anche uno dei principali terminal europei. Ciononostante, l’infrastruttura portuale non ha subito grandi modifiche nel corso degli ultimi decenni, nonostante ampliamenti e ammodernamenti significativi, per quanto riguarda la sicurezza e le capacità di transito merci. Nel 2012 il porto di Genova ha movimentato oltre 2 milioni di TEU (misura standard per indicare un container) raggiungendo così il proprio record storico.

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Lo scalo ha il suo naturale completamento nel porto petroli di Multedo, vicino a Pegli, e nel terminal container di Voltri, comprendendo al suo interno, lungo i circa sei chilometri di strada sopraelevata che definiscono anche visivamente il cosiddetto waterfront, l’area del “Porto Antico”, divenuto il cuore dell’attrattiva turistica genovese con la presenza, su tutti, dell’Acquario di Genova.

Le opere marittime su cui si basa si estendono per 47 chilometri di lunghezza cui trenta chilometri per i soli pontili operativi; la profondità dei fondali varia dai nove ai quindici metri con punte di cinquanta. I 13 terminal in cui si articola l’attività di movimentazione di merci e passeggeri hanno una copertura di collegamenti garantiti dalle principali compagnie di navigazione da e per ogni località del mondo, con volumi di traffico di assoluto prestigio.

Il mediterraneo dei traffici 800

In un articolo del 5 maggio, Il Sole24Ore snocciolava i dati relativi al porto genovese:

“Il porto di Genova ha retto bene alla crisi nel 2012, rispetto ad altri scali europei. E in termini di traffico container è quello che segna l’incremento maggiore, dopo Marsiglia. È quanto emerge dalla lettura dei dati rilevati da Espo (European sea ports organisation) per il 2012 e inserita nell’analisi di fine anno del Comitato portuale (l’organo di governo della port Authority) della Lanterna. I traffici complessivi del porto di Genova si sono attestati, infatti, a 51,4 milioni di tonnellate, con una lieve flessione (-0,4%) rispetto ai volumi del 2011. La componente commerciale, di gran lunga preponderante rispetto a quella industriale, ha registrato un lieve incremento, trainato dai traffici di merce containerizzata (+8,9% in tonnellate).”

Nel momento della tristezza infinita che solo chi vive in una città di mare può realmente capire in situazioni come quella che si è verificata al Molo Giano, è fondamentale ripensare al porto come un luogo di sviluppo, senza dimenticare il rischio di lavorare con navi che oggi sembrano davvero mostri marini.

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3 risposte a “Oltre la tragedia, cos’è il Porto di Genova

  1. Grazie all’autore del post, hai detto delle cose davvero giuste. Spero di vedere presto altri post del genere, intanto mi salvo il blog trai preferiti.

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