La Repubblica di Murrawarri e la sfida alla Regina

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Nel mondo di oggi capita che spesso alcune notizie passino in secondo piano. Anche quando si tratta della nascita di un nuovo Stato. Il popolo dell’Outback, in Australia, si è infatti dichiarato indipendente dal Commonwealth, avviando la campagna di riconoscimento all’ONU, e dando vita alla Repubblica di Murrawarri.

Il territorio di Murrawarri occupa una regione di circa 81mila km², in una zona per lo più desertica che fa parte de distretto sudoccidentale del Queensland e del distretto di Orana del New South Wales. Non è importante il territorio di per sé, in questo caso, quanto piuttosto la sua popolazione: abitato da comunità aborigene che rivendicano la podestà di queste terre sin dallo sbarco degli inglesi quattro secoli fa, il Murrawarri non ha mai smesso di sentirsi indipendente dal governo di Canberra.

Il Murrawarri Peoples Council, lo scorso 3 aprile, ha inviato una lettera alla Regina Elisabetta, al Primo Ministro Australiano Julia Gillard, e ai Premier del Queensland e del New South Wales, dichiarando formalmente l’indipendenza della regione dal Commonwealth britannico:

“il popolo Murrawarri non ha mai alienato la sua sovranità sulle terre, sulle acque, sullo spazio aereo e sulle risorse naturali del proprio territorio, […] ma ne ha ceduto in concessione il mero esercizio alla corona britannica”

Sulla base di ciò, può chiederne la restituzione quando vuole. La base logica su cui si fonda la richiesta del MPC, dunque, non vede un’indipendenza “richiesta”, ma una restituzione formale di un territorio concesso secoli fa.

L’escamotage punta a dimostrare che gli aborigeni non si sono mai sottomessi volontariamente a Londra, e non ne sono mai stati conquistati con la forza. Inoltre, a livello storico, si tratta anche di una contestazione del principio secondo cui, all’arrivo degli inglesi, quelle australiane erano terrae nullius.

La lettera inviata dalla neonata Repubblica indicava 28 giorni di tempo per produrre una documentazione che dimostrasse il contrario, ovvero che le terre fossero formalmente inglesi e non aborigene. Il silenzio, ovviamente, equivale a un’ammisione implicita del fatto che “la Repubblica Murrawarri è da considerarsi uno Stato libero e indipendente, in linea con le norme e le convenzioni internazionali.” Il termine è scaduto l’8 maggio. Il 12 maggio il Murrawarri Peoples Council ha dato ufficialmente via alla campagna di riconoscimento presso l’ONU.

Il MPC non sta aspettando con le mani in mano, e ha già provveduto a  creare strutture istituzionali di transizione, tra cui tribunali locali, un Ministero dell’Industria e uno della Difesa civile. I suoi rappresentanti parlano di incentivi fiscali per i cittadini murrawarri e confidano che la loro mossa inneschi un revival dell’indipendentismo aborigeno. Non da ultima, è stata rispolverata la bandiera ufficiale.

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La Repubblica del Murrawarri ha aperto nuovamente le tensioni fra governo australiano e aborigeni che negli ultimi anni sono state placate parzialmente con due importanti provvedimenti politici: l’Aboriginal and Torres Strait Islander Peoples Recognition Bill, il quale ha dichiarato ufficialmente che gli aborigeni sono stati i primi abitanti del continente. Il secondo, invece, ha riconosciuto pieno diritto di cittadinanza agli aborigeni concedendogli il diritto di voto.

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La Repubblica di Murrawarri, comunque andrà a finire la diatriba in corso, non è che l’ultimo esempio di una complicata e spesso inadeguata politica interna al Commonwealth britannico per l’esistenza di popolazioni autoctone, spesso incastonate ex post nei territori di Sua Maestà, che rivendicano il diritto ad avere propri territori, e non ad essere solamente atrazioni turistiche.

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5 risposte a “La Repubblica di Murrawarri e la sfida alla Regina

  1. Non mi capita mai di fare commenti sui blog che leggo, ma in questo caso faccio un’eccezione, perche’ il blog merita davvero e voglio scriverlo a chiare lettere.

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