Che fine ha fatto la guerra del Mali?

guerre-au-mali-comment-s-en-tirent-les-m-dias-fran-ais,M102767

L’attenzione mediatica, si sa, è alquanto volubile. Strano però che accada anche in caso di guerre combattute a pochi chilometri da casa, dove i contingenti europei si scontrano con i ribelli nel nord del Mali, in un deserto colmo di ricchezze energetiche che fanno non poca gola anche alle grandi compagnie italiane. Il 25 aprile scorso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato all’unanimità la Risoluzione 2100 che istituisce la Missione Pluridimensionale dell’ONU per la Stabilizzazione Integrata in Mali, conosciuto con il suo acronimo francese MINUSMA. L’operazione prenderà il posto della missione africana AFISMA il 1  luglio, se la situazione di sicurezza in Mali lo consentirà. MINUSMA consisterà di ben 12.640 unità in uniforme, tra cui 11.200 soldati e 1.440 poliziotti. Il suo bilancio dovrebbe essere di circa 800 milioni dollari all’anno, significativamente inferiori ai bilanci delle grandi operazioni effettuate nella Repubblica democratica del Congo (RDC), o in Darfur.

La missione ONU ha il compito di assistere le autorità maliane nella stabilizzazione dei centri abitati principali, oltre al ripristino dell’autorità statale in tutto il Paese, sostenendo il processo politico ed elettorale. Protezione dei civili, assistenza nella promozione e nella protezione dei diritti umani, e, ancora, assistenza umanitaria e giustizia internazionale.

Per svolgere il proprio mandato, MINUSMA ha l’autorizzazione ad usare “tutto il necessario”. Questo limite è valido anche per le truppe francesi impegnate nell’Opération Serval che vedrà scendere il proprio contingente fino a 1000 unità alla fine del 2013. Questo, almeno, sulla carta. L’acquisizione della priorità delle Nazioni Unite a proposito del funzionamento di una tale operazione è la conferma che l’ONU è, teoricamente, l’unica organizzazione in grado di intraprendere il tipo di attività multidimensionale di questo tipo.
Non vi è infatti alcuna altra istituzione che ha i mezzi e l’esperienza per abbracciare una vasta gamma di responsabilità, gli strumenti per il coordinamento con altri attori locali ed esterni, la capacità di finanziare i compiti affidati in modo sostenibile e con la legittimità necessaria per fare tutto questo. Come avvenuto negli anni ’90 e all’inizio di questo secolo, la
cooperazione interistituzionale prende la forma di una
transizione tra una organizzazione sub-regionale (in particolare, la Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale, ECOWAS), che viene utilizzata in primo piano per la fase emergenziale, per poi far subentrare l’enorme apparato dellONU.

Mali Fighting

This is not an enforcement mission, this is not an anti-terrorist operation”. La frase di Hervé Ladsous, Sottosegretario Generale delle Nazioni Unite per le Operazioni di Peacekeeping, tenta di dare una forma alla nuova missione internazionale che si dispiega nel disinteresse più totale. Eppure il Mali e, più in generale, il Sahel sono regioni di estrema importanza per la stabilità non solo di un Paese, ma di tutta l’Africa Occidentale, oltre che delle coste mediterranee.

A conferma del momento di scarsa lucidità internazionale su tematiche come questa, Ladsous ha affermato: “E’ chiaro che in un tale ambiente vedremo attacchi asimmetrici, ma la missione ha il compito di difendere sè stessa e il proprio mandato“. Si può dunque dedurre che l’operazione dell’ONU sarà una via di mezzo tra il “Peace-Enforcment” e il “Nation Building”. Tuttavia, le distinzioni accademiche potrebbero essere di poca utilità sia per le truppe sia per la popolazione.

La confusione tra i due livelli di coercizione ha già sollevato alcune preoccupazioni nei Paesi che forniscono truppe, oltre che tra i
membri del Consiglio di sicurezza circa il possibile impatto di questa robustezza sui principi fondamentali del mantenimento della pace (imparzialità, non ricorso alla forza, e consenso dello Stato ospitante). E’ interessante vedere come si stiano impostando nuove fondamenta alle operazioni internazionali di stabilizzazione (tanto per non chiamarle guerre), per cui il mandato delle truppe francesi è decisamente più improntato ad una robustezza dell’impegno, di comune accordo con il governo di Bamako, mentre la seconda fase, la stabilizzazione, è affidata ai contingenti internazionali che hanno tuttavia anche la facoltà di imporsi con la forza sul campo. Questa cooperazione strategico-militare è stata già messa in atto nella Repubblica democratica del Congo (con la
Brigata di Rapido Intervento a sostegno della MONUSCO
istituito dalla risoluzione del Consiglio di sicurezza 2098/2013), in
Costa d’Avorio (con l'”Opération Licorne” a sostegno
di UNOCI) o – per fare alcuni esempi di coinvolgimento dell’UE – in Ciad.
Questo permette anche  che i Paesi europei che non necessariamente vogliono operare sotto la catena di comando delle Nazioni Unite possano contribuire a più ampi sforzi militari, bypassando, però, gli stessi principi di base di tali operazoni, con conseguenze tutte da verificare.

Anche se non dovrebbe impegnarsi direttamente con i gruppi terroristici,
MINUSMA è la prima missione di pace delle Nazioni Unite
che sarà esposto ad attacchi da parte di gruppi legati ad Al-Qaeda. Sarà quindi un banco di prova per tanti motivi: bisogneràtestare l’efficacia di una tale operazione in un teatro tanto ostile, oltre a cercare di capire come possano sovrapporsi operazioni con mandati così differenti. Inoltre, sarà interessante capire come si muoveranno le istituzioni nazionali direttamente coinvolte in un conflitto come quello maliano. Su tutte, bisognerà vedere come reagiranno i Paesi europei, sempre meno intenzionati ad intraprendere strutture comuni nel momento in cui si giochi nel loro giardino.

Per saperne di più:

Uranio in Africa, questione di business

Il fuoco del deserto

Rivoluzione “à la française”

La prossima guerra del deserto

Annunci

12 risposte a “Che fine ha fatto la guerra del Mali?

  1. Salve, quando ho fatto per la prima volta un commento su questo blog ho erroneamente spuntato “notifica nuovi commenti via email”… ora purtroppo ogni volta che viene aggiunto un commento ricevo quattro email con lo stesso commento. C’ un modo per annullare questo servizio? Grazie!

  2. Blog davvero interessante, peccato non sia ancora disponibile la versione mobile. Almeno io non l’ho trovata, infatti per leggere questo articolo sul mio telefono ci messo mezz’ora. Perlomento era interessante e ben scritto.

  3. Beh, che dire, ho appena lasciato un commento sul mio Blog con link a questo post… anche per ringranziare pubblicamente i visitatori del blog… grazie ragazzi!

  4. Beh, che dire, ho appena lasciato un commento sul mio Blog con link a questo post… anche per ringranziare pubblicamente i visitatori del blog… grazie ragazzi!

  5. Avete davvero un blog ben fatto! Sareste disponibili per uno scambio di post? intendo guest blogging… ho un blog che tratta di argomenti simili, vi ho inviato una mail per scambiarci i dati. Grazie ancora!

  6. Pingback: Guerra in Siria, «Si vis Nobel para bellum» | La Prospettiva del Funambolo·

  7. Pingback: Strage a Charlie Hebdo, l’11 settembre dell’Europa | La Prospettiva del Funambolo·

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...