Le mani della Mafia sull’ambiente

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Italia: pizza, spaghetti bolognaise e mafia! Uomini con baffi e barba irsuta, coppola e fucile a canne mozze. Oppure in doppiopetto, gessato grigio e cappello bianco, versione New York. Ma da almeno vent’anni la Mafia non è più (solo) così. La longa manus delle cosche siciliane, campane e calabresi si è impossessata dell’unico business in costante aumento, che potrebbe essere più che positivo per la società, che crea posti di lavoro: l’ambiente.

A differenza dell’economia legale, ormai strozzata tra finanza e burocrazia, e in stato di coma farmacologico, l’economia eco-mafiosa prospera allegra. Nessun problema creditizio, nessun ostacolo burocratico. Nessuna imposta.

L’occasione per parlarne è data dalla presentazione del Rapporto Ecomafia 2013, a cura di Legambiente. “Quella delle ecomafie è l’unica economia che continua a proliferare anche in un contesto di crisi generale. Semplicemente perché conviene e, tutto sommato, si corrono pochi rischi. Le pene per i reati ambientali continuano ad essere quasi esclusivamente contravvenzioni, un po’ come le multe per chi passa con il rosso, e di abbattimento degli edifici quasi sempre non si parla. Anzi, agli ultimi 18 tentativi di riaprire i termini del condono edilizio si è aggiunta la sciagurata idea di sottrarre alle procure il potere di demolire le costruzioni abusive“. Le parole sono del Presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza.

I numeri sono impressionanti e senza appello: 16,7 miliardi di euro di fatturato, 34.120 reati accertati, 28.132 persone denunciate, 8.286 sequestri effettuati. Aumentano i clan coinvolti (da 296 a 302), quadruplicano i Comuni sciolti per infiltrazioni mafiose (da 6 a 25), salgono gli incendi boschivi.

Alla voce “Rifiuti”, troviamo che i quantitativi di materiali sequestrati nei porti italiani, nel corso del 2012, sono raddoppiati rispetto all’anno precedente, passando da 7.000 a circa 14.000 tonnellate grazie soprattutto ai cosiddetti cascami, cioè materiali che dovrebbero essere destinati ad alimentare l’economia legale del riciclo e che invece finiscono in Corea del Sud (gomma), Cina e Hong Kong (materie plastiche), Indonesia (carta e cartone), Turchia e India (metalli). Difficile che vengano selezionati in base alle normative ambientali europee, per dirla con un eufemismo.

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L’edilizia, però, è sempre la regina quando si parla di ecomafia. Dagli abusi edilizi celebri, come Punta Perotti, ai più banali “secondi piani non intonacati” di molte abitazioni, è un settore che non cala negli interessi dei clan. A causa della crisi, le nuove costruzioni legali sono crollate, passando da 305.000 a 122.000, demolendo (è proprio il caso di dire) anche l’indotto. Dalle fabbriche di laterizi alle aziende di costruzioni. Le costruzioni abusive, ovviamente, se la sono cavata con una piccola flessione (da 30.000 a 26.000). Il mercato illegale tiene perché a fronte di un valore medio del costo di costruzione di un alloggio con le carte in regola pari a 155.000 euro, quello illegale si realizza con poco più di un terzo dell’investimento (66.000 euro).

Il rischio di  demolizione della struttura, inoltre, è molto basso: tra il 2000 e il 2011 è stato eseguito appena il 10,6% delle 46.760 ordinanze di abbattimento emesse dai tribunali.

La corruzione non è esente dal fenomeno, anzi. Al di là dei continui solleciti da parte istituzionale (“La corruzione sistemica pregiudica l’economia nazionale, oltre alla legittimazione stessa delle pubbliche amministrazioni e al prestigio, l’imparzialità e il buon andamento della pubblica amministrazione” disse lo scorso febbraio il Presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino), poco viene fatto per sradicare la pratica corruttiva dalla vita quotidiana degli enti pubblici e delle aziende. In questo senso è positivo l’intervento di Jacopo Morelli, Presidente dei Giovani Industriali, che all’apertura del Congresso a Santa Margherita l’8 giugno scorso ha detto: “Se c’è un corrotto, c’è sempre un corruttore“, spingendo alla critica “interna” nel mondo del business.

Secondo la Relazione al Parlamento della DIA, nel primo semestre del 2012 le persone denunciate e arrestate in Italia per i reati di corruzione sono più che raddoppiate rispetto al semestre precedente, passando da 323 a 704.
Alla richiesta di strumenti più efficaci per la lotta alle ecomafie si collega la proposta, rilanciata oggi da Enrico Fontana, responsabile dell’Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente, dell’introduzione dei delitti ambientali nel nostro codice penale, con l’approvazione  del disegno di legge già licenziato dal governo Prodi nel 2007 e ripresentato in questa legislatura dal presidente della commissione Ambiente della Camera, Ermete Realacci.

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3 risposte a “Le mani della Mafia sull’ambiente

  1. Articolo interessante e colgo l’occasione per complimentarmi per questo sito! veramente ben fatto e con tanti articoli utili!

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