“Non è il Club Med” Il diario dal Guatemala di Lorenzo Ciancaglini

San Lucas Toliman. Lago Atitlan

Lorenzo Ciancaglini si é laureato in Scienze Politiche a Torino, con indirizzo Cooperazione.
Da metà ottobre é in Guatemala con una borsa di ricerca per collaborare con una associazione locale che accompagna i parenti delle vittime della guerra civile. Sta organizzando una sistematizzazione della loro esperienza. Quella che pubblichiamo oggi è la sua prima lettera della nostra rubrica Non è il Club Med.

«Visto che sarebbe impossibile ridurre qui le mie mille vicissitudini di questi primi dieci giorni in Guatemala, e visto che ho un sonno bestiale dato che negli ultimi giorni ho vissuto come un nomade, e visto che sto sempre dietro alla capa che c’ha la grinta dei leoni e lavora sedici ore al giorno (visto che ci tiene), vi allego solo qualche aneddoto simpatico. Non si può ridere di tutto, ma ci si può provare, e cerco di schematizzare un po’ la cosa.

Allora. Io lavoro per una associazione, con sede nella capitale, che accompagna vari gruppi di famigliari di vittime della guerra civile (la storia della guerra civile la trovate in edicola, io non la racconto qui). La maggior parte di queste vittime sono desaparecidos, gente che faceva parte del sindacato o che era catechista, perché qui i catechisti insegnavano alla gente a ribellarsi alle angherie dell’esercito.

Io lavoro con i famigliari delle vittime di Santa Lucia Cotzumalguapa, ridente cittadina della costa sud, sferzata dalle pioggie e dalle cinghiate dei padroni, visto che si fa solo canna da zucchero, e tutti sono peones, ossia semi-schiavi nella piantagione, e tagliano la canna con il machete, sotto un sole bestiale. E dalle tre del pomeriggio in poi diluvia. Così tutti i giorni. Ovviamente con la questione della monocultura il terreno é marcio e sono spariti tutti gli animaletti che ci stavano. Così chi vuole coltivare un orticello, anche solo marginale, a bordo strada, ha dei problemi. E se anche ce la fa poi gli rubano tutto i vicini. Chi poi ha avuto i genitori o il marito desaparecido é dovuto crescere da solo, magari dovendo occuparsi pure dei fratelli, e magari da quando ha dodici anni. E poi nessuno gli parlava. O li aiutava. Per paura di finire a sua volta ammazzato.

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Così la maggior parte di ha ben pochi amici, seri problemi psicologici (anche perché i carnefici dei loro genitori insepolti sono del tutto impuniti ed in alcuni casi sono ben conosciuti e abitano nella stessa città) e sono analfabeti. Il che non é del tutto male perché l’altro giorno la Corte Costituzionale ha rispedito al mittente una condanna a 80 anni per genocidio. Il tizio condannato era un Generale che nei primi anni ottanta é stato presidente, e ha lanciato l’operazione “terra bruciata“, e così ha bruciato un sacco di gente, perché sì. Però il tizio poi ha fatto una legge che amnistiava tutti i reati. E anche se per l’Onu i crimini contro l’umanità non si prescrivono, qui si prescrivono. Anche perché tutto l’impianto burocratico, giudiziario, militare e politico é lo stesso di sempre. Il presidente odierno é uno che era generale ai bei tempi della terra bruciata. E’ come se il generale Graziani l’avesse passata liscia, roba impossibile da noi. Però per fortuna quelli con cui sto non sanno leggere e quindi ho potuto godermi il giornale in santa pace, senza gente a sbraitarmi intorno.

Diciamo che sono con dei tizi abbastanza sfigati. E fin qui c’é poco da ridere.

Se non fosse che per fortuna ho trovato una splendida casetta dove abitare, a Guatemala. Pago 160 euro al mese e ho una singola che in realtà é un gabbiotto sul terrazzo. Ma con il tetto in amianto, non in lamiera, e pure tutto con le ondine che sembra un po’ la Sagrada Familia. Compreso nel prezzo poi ci sono luce, acqua e gas. La luce funziona quasi sempre. L’acqua é una questione delicata. Io ho una specie di bagno mio privato. E’ in un altro gabbiottino sul terrazzo, col tetto in lamiera. Purtroppo non c’è il lavandino ma abbiamo un’ampia doccia. Per avere l’acqua calda bisogna schiacciare un tasto a lato e poi girare la manopola. Per averla più calda bisogna girare ancora manopola, fin quasi a chiudere l’acqua, uno strano sistema. Purtroppo però la manopola fa contatto con non so cosa per cui, quando la si tocca, da un scossa, abbastanza leggera da non farti svenire, abbastanza forte da non poterla quasi toccare. Così al mattino faccio la doccia ghiacciata e prendo continuamente la scossa cercando di far scendere acqua calda. In questo modo arrivo in ufficio ben allegro. Compreso nel prezzo c’é anche il mangiare. C’é proprio una cuoca maya che ti cucina colazione, pranzo e cena. Increbidile. Per esempio sabato a pranzo mi ha preparato guacamole, pollo impanato, pomodori, succo di frutta, te, broccoli impanati e fritti. Poi ho passato tutto il pomeriggio a vomitare. Ora mi sto riprendendo, già da domani ricomincerò a camminare.

La padrona di casa si chiama Aide, se ho capito bene, ed é una vecchia, abbastanza in gamba e gentile. Solo che parla con una voce da istruttore di Full Metal Jacket. Magari ti dice «Spero che tu ti possa trovare bene qui con noi, per ogni cosa dimmi, sono a tua completa disposizione» ma dal tono sembra che ti dica “qui non si fanno distinzioni tra negri, ebrei, italiani etc etc”. Quando mangio mi si siede davanti e inizia a chiedermi se voglio altre cose, se ne voglio ancora, se ho qualche problema, se sono triste. E’ un incubo.

Nella casa abitano altre varie persone. Intanto c’è da dire che per entrare nella casa bisogna passare da un parcheggio privato, sempre di proprietà della vecchia, gestito da due ragazzini, ovviamente armati. Lì si incontra il figlio della padrona. Ha quarant’anni e passa la giornata in poltrona nel parcheggio oppure in camera a guardare la tele. Si aggira per la casa come uno spettro. E’ l’unico abitante del Guatemala bianco come un cencio.

Poi c’é Carmelita, anche lei in affitto. Credo sia handicappata, o comunque abbia dei problemi, perché parla mezza rallentata. Studia all’università, fa due specialistiche in contemporanea, psicologia della famiglia e ingegneria informatica. L’ho vista due volte a cena. Arriva dal piano interrato, mangia in silenzio e torna giù nel pozzo. Poi c’è Cristina Chiquinin Rodriguez che é quella che tramite vari contatti mi ha trovato la casa. Lavora per varie Ngo e per dei giornali indipendenti. Ma non c’è mai, le ho parlato una volta. E infine il seňor Carlos, un pensionato, anche lui che arriva dal piano interrato, completamente andato a quanto pare, sempre in sala davanti alla televisione, in pigiama. Ha un enorme tavolo da ping pong in camera. La citta del Guatemala non la conosco ancora. Per adesso ho visto solo qualche mercato e le zone intorno a casa mia. Da quello che vedo, e mi dicono, o siamo in piena follia psicosociale oppure sono capitato all’inferno. E’ uguale a GTA. Le macchine hanno tutte i vetri polarizzati, così che gli assaltatori non possano vedere chi c’é dentro. La maggior parte dei commercianti si é incarcerata dentro il suo negozio. Tu vai a comprare un gelato e c’é un tipo dietro le sbarre che te lo passa, e tu gli passi i soldi. Oppure vai in cartoleria, aperta e senza sbarre. Lì scegli cosa vuoi. Poi la commessa ti da un tesserino. Con quel tesserino vai dalla cassiera, che é chiusa dentro una grossa scatola di acciaio e ti parla da una fessura. La paghi. Poi torni con il tesserino e la ricevuta e ti fai dare la merce.

Saluti l’uomo armato con fucile a canne mozze che staziona all’entrata e te ne vai. Se entri in un negozio con lo zaino ti fermano e glielo devi dare. All’ingresso del mercato ci sono delle grosse foto con dei tipi in primo piano tenuti per il collo dalla folla. Sono ladri beccati. Quando ero ospite della mia capa, i primi giorni, ho potuto apprezzare la sicurezza del suo quartiere periferico, Mixco. Unico ingresso con tre vigilantes, sbarra. Tutto il perimetro del quartiere cancellato e col filo spinato. Tutte le case col filo spinato sui tetti. Il cortile interno con una grossa griglia in alto, come in una prigione medioevale. In giro per il quartiere guardie armate di fucile che girano in bicicletta. Nessuno a piedi. C’è grande fiducia nel prossimo, diciamo. Gli autobus rossi, che hanno un tipo appeso fuori che grida, sono sconsigliati perché vengono spesso assaltati. Ora c’è una nuova linea, ma con ancora poche fermate, dove l’autista non porta denaro. Si va in un negozio di quelli incarcerati, si prende una targhetta prepagata. Poi si va alla fermata, dove ci si chiude dentro con una guardia armata all’ingresso. Poi si sale sull’autobus, che é seguito a ruota da un poliziotto in moto col fucile in spalla.

La mia coinquilina mi ha raccontato che una volta se l’è rischiata, ed é uscita alle undici di sera a piedi per andare in farmacia, due isolati da casa nostra. Sennò va sempre in taxi. Per i primi giorni non mi hanno mai lasciato solo. Mi hanno sempre accompagnato a cambiare i soldi, a vedere la casa, a comprare la penna usb che mi hanno rubato quelli di KLM ad Amsterdam. I discorsi sulla sicurezza sono i preferiti da tutti. A parte i giornali, che riportano almeno cinque omicidi al giorno, tutti quanti raccontano di furti, assalti. E hanno sviluppato tutta una serie di conoscenze, tipo che chi ha i vestiti larghi in certi punti é armato, chi si infila la giacca in una cerca maniera ha le pistole dietro la schiena…Vedremo come andrà. Fino ad ora non ho visto nulla, ma quando esco di casa diciamo che non mi sento bene. L’altro giorno c’erano i petardi e ho dato per scontato fossero spari.

Quello che io dovrei fare é organizzare una sistematizzazione dell’esperienza vissuta da questa gente di Santa Lucia Cotzumalguapa. Dovrei stare qualche tempo con loro. Per questo l’associazione mi fornisce la sede locale, dove c’è un letto. Però. Un mese fa hanno rapito la cugina e la nipote di Roberto. Roberto é uno dell’associazione. Lui e sua moglie erano sindacalisti. Poi sua moglie é stata desaperecida. Lui ha continuato a lavorare per varie Ngo come avvocato, ma poi ha dovuto smettere perché ha ricevuto troppe minacce di morte e si é ammalato. Ancora adesso ha tutte le mani spellate, con le piaghe, per l’ansia. Ora accade che c’é una organizzazione criminale locale, con appoggi in polizia, politica, magistratura, che voleva rubare la casa alla cugina. Così hanno cercato di entrare nella casa, per prendere gli atti di proprietà. Però non li hanno trovati. La cugina ha deciso di dare questi atti a Roberto, che li ha messi nel suo archivio, che é dentro la sede dell’associazione. Poi la cugina e sua figlia sono state rapite. Il giorno prima che io arrivassi, qualcuno ha cercato di forzare la porta dell’archivio di Roberto. Non ce l’ha fatta, ma ha lasciato lì un grosso coltello, in segno di amicizia forse. Delle tipe nessuna notizia, e la magistratura ancora non indaga.

Allora adesso questo Roberto si sta nascondendo e la sede dell’associazione é ormai un luogo perduto per sempre. Così non so bene ancora come ci organizzeremo, magari andrò in hotel. In questi giorni ho accompagnato la gente di Santa Lucia a vedere delle rovine maya della loro città, che non avevano mai visto, insieme ad un antropologo olandese. Purtroppo in alcuni casi la gente del luogo le usa per farci i barbeque e così abbiamo trovato alcune scene miserevoli, di cui allego foto. Poi siamo andati al lago Atitlan, per alcuni corsi al centro mesoamericano di permacoltura. Per chi fosse un patito di orti urbani qui c’è il link. Da martedì a giovedì sarò a Coban, per vedere le fosse comuni dove l’equipe di antropologia forense riesuma i cadaveri dei desaparecidos e confronta il loro dna con quello dei parenti. Come avete potuto leggere sto bene e tutto precede per il meglio».

Guatemala City

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