“Non è il Club Med” Carmen la guerrigliera

guerriglia in ixcan 2

Bene gente,
Per la rubrica Personaggi Inquieti presentiamo oggi la Patty, professione segretaria, nome di battaglia Carmen. Lavora con me. Allego qualche scatto. Se bisogna chiedere una cosa alla Patty, tipo una lista o dei pennarelli, bisogna andarci piano, con rispetto. La Patty ha una quarantina d’anni, di cui diciassette passati con l’EGP, esercito guatemalteco dei poveri, un circoletto culturale dal 1972 dedito alla disarticolazione del potere repressivo del capitalismo latifondista di Guatemala.

A nove anni i militari si presentano a casa sua e gliela bruciano. Così parte con la madre e i fratelli per il Messico. Di suo padre sa solo che é morto. Quando, a undici anni, scopre che é vivo ed é un guerrigliero, lascia la mamma e ritorna in Quiché, nord ovest del Guatemala. Lì ritrova suo padre, che prontamente la iscrive ai terroristi, selezioni ’79. Fa una specie di corso per capire se sia più adatta a sparare o cucinare e viene fuori che é una macchina di morte, e ancora oggi quando scrive al computer sembra stia mitragliando lo schermo. E non sa cucinare. Così viene aggregata al reparto combattente, per iniziare l’allenamento. Impara prima a sparare che a scrivere (lo avrei scritto comunque, però é vero). A diciassette anni partecipa alla prima azione e da lì in poi continua a disarticolare i nemici, non le piace dire uccidere.

Vive nella jungla. Nel 1989 nasce sua figlia. La mette in un asilo privato segreto per figli di guerriglieri. Perché a volte anche i comunisti sono per la privatizzazione. La figlia oggi ha ventiquattro anni, alta un metro e quaranta, una laurea in medicina a Cuba. E’ appena partita per il servizio civile in Nicaragua. E’ quella che mi ha scortato in giro i primi giorni a Guate. Nel 1997, dopo gli accordi di pace, la Patty esce dalla foresta e inizia a cercare lavoro. Ha fatto diciassette anni di guerriglia, di cui sette da minorenne. Che Guevara manco dieci da adulto. Pertini a questo punto appare un cialtrone.

Oggi si occupa dei parenti dei desaparecidos. Mantiene comunque un bell’album di ricordi. Ne potete apprezzare una veloce scannerizzazione. Riporto una sua testimonianza, in stile Fuga per la vittoria: “Nel 1996 c’erano gli accordi di pace. Allora arriva al mio accampamento non so quale..un generale dell’esercito, per parlare anche con un capo della guerriglia, c’era pure Rigoberta Menchu. Così, a fare un incontro di amicizia, anche con i giornalisti a fare le foto. Noi non volevamo farci vedere, perché non credevamo volessero la pace, e poi magari ci riconoscevano. Poi sono venuti a stringermi la mano perché gli avevano detto che ero io quella che guidava il contrattacco quando loro ci hanno assaltato il campo,e si ricordavano della mia voce perché io gridavo Vamonoooos! Prima di andarsene questi qua dell’esercito ci fanno giocare una partita di calcio. Donne della guerriglia contro donne dell’esercito. Ma queste qua con le ginocchiere, le polsiere, le gomitiere e le scarpe da calcio. Tutte ti ti ti (e fa il gesto degli ippopotami di Fantasia che si tengono la gonna). Però c’era il fango e queste qua non stavano in piedi..fighette! Abbiamo vinto tre a zero. Tre a zero abbiamo vinto! Massacrate“.

Non ho chiesto altro.

Allego qualche foto. Per sua richiesta, niente foto recenti.

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Santa Lucia Cotzumalguapa

Della stessa rubrica:

“Non è il Club Med” – La strada per Coban

“Non è il Club Med” – Il diario dal Guatemala di Lorenzo Ciancaglini

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