“Non è il Club Med” Nutrirsi in Guatemala

Santa Lucia Cotz 132 19-10-2013

Apriamo oggi la rubrica culinaria. Data la varietà dei piatti, una paginetta dovrebbe bastare.
In Guatemala il pasto principale é il pranzo, ma anche la colazione dice la sua. Un po’ perché c’é bisogno di grinta per affrontare la giornata, un po’ perché non si é mai certi di arrivare alla cena.Il desayuno, la colazione, si compone di fagioli con crema, platano fritto, due uova, caffè, tortillas, formaggio.
C’é la variante cobanera, che vuole pomodori e pancetta nelle uova, e quella luciana, della costa pacifica, che prevede che tutto sia ricoperto da una leggera patina oleosa. A parte si può trovare una macedonia di piña, fragole e papaya. La domenica si mangiano i panqueques, molto americani, con jarabe, sciroppo di palma, o miele. Il miele lo servono in comodi spruzzini, come il deodorante. La cuoca della domenica di casa mia prepara degli ottimi pancakes, poi tenta di venderti qualsiasi cosa. Oggi mi ha proposto alcune agende 2013 e l’abbonamento al taxi di suo figlio.
In casi eccezionali si serve il pudding, qui denominato putini, se ho ben capito dalle grida dei bambini che lo reclamano.

Nella categoria degli alimenti con un sapore si annoverano certamente i fagioli. Non a caso li ritroviamo anche a pranzo e per cena. Sono quasi sempre neri, interi o frullati fino a formare una fantastica crema. Anche il platano fritto, tranci di banana passati in olio di palma bollente, fa la sua porca figura, soprattutto se ricoperto di cioccolato fuso.

Sulle tortillas c’é poco da dire: sono un impasto malvagio di acqua e farina di mais. Non sanno di nulla. Le si usa per accompagnare i pasti. Sono l’alimento base per la stragrande maggioranza dei mesoamericani, il pane nostro quotidiano. Ai miei occhi le tortillas sono uguali in tutto il paese, una piatta e rotonda pizzetta plasticosa. I guatemaltechi invece ne riconoscono differenze e qualità. Sono il fondamento dell’economia dell’informale, visto che si comprano dalla solita vicina di casa che arrotonda così il salario del marito.

Il pranzo, almuerzo, si compone di un piatto. C’é l’elemento base, che da il nome al piatto, mentre il resto è scontato: fagioli, riso, insalata, tortillas. L’elemento base é quasi sempre il pollo fritto, con la variante della fettina asada. E il pollo fritto é anche il grande protagonista dell’indimenticabile Pollo Campero, la catena di fast-food nazionale, un vero must. Fanno anche la pizza, da non perdere se si vuole saltare la scuola il giorno dopo.

La cena é una misera vicenda privata, fatta di brodini, ancora fagioli, uova. Al fianco di questa impalcatura irremovibile persistono alcune variabili come i diversi brodini che si servono per pranzo nella capitale e i piatti messicani, nachos e tacos. Ci sono pure i chicharrón, cotenna di porco fritta, come a Mantova.

I piatti delle feste. Per il momento le uniche feste alle quali sono stato invitato sono il due di novembre e dei velorios indigeni, veglie funebri,.
Il due di novembre, e per tutti i giorni successivi fino ad esaurimento pazienza, si serve il fiambre. Questo piatto ricorda un po’ il cappon magro genovese, però fa schifo. E’ un intruglio di verdure bollite, tra cui barbabietola e broccolo, inframmezzate di salumi di ultima qualità, di colori verde acqua o nero. Innaffiato con abbondante aceto. Alla fine ci si rifà la bocca con il pan de muerto, un pandolce di ottima qualità, ricoperto da sagome di cadaverini di pasta, belle croccanti.

Le veglie maya sono l’opposto. La prima portata é una deliziosa zuppa di fagioli bianchi. Per cucchiaio si usa una tortilla arrotolata. Di secondo c’é il chuchito, un piccolo tamal. Il tamal é un rettangolo di massa (acqua e farina) con un ripieno di pollo o pomodoro, spesso piccante. Si cuoce, e si serve, infagottato in una grande foglia di banano. Mangiarlo senza sporcarsi é impossibile. Il chuchito non prevede ripieno. E’ un po’ come mangiare una trentina di sfoglie fresche di lasagna.

Sul bere andiamo meglio. Il Guatemala é il paese dei frescos, i succhi di frutta. Lime, arancia, tamarindo, jamaica (una pianta locale) pompelmo, ananas etc. etc. Sono le bevande con le quali si pasteggia, talmente diffuse da andare sotto il nome di aguas. Per avere semplice acqua bisogna specificare: agua pura, por favor. Tutte le bevande sono servite con abbondante zucchero.
Il reparto alcolici offre alcune tra le peggiori birre del mondo, quasi tutte lager ruttose colle bolle. Sul vino non mi sono ancora arrischiato.

Per ultime, le storiche bevande nazionali, la cioccolata e il caffè. Il Guatemala é l’ottavo paese produttore di caffè al mondo, di recente scavalcato da nuovi paesi leaders come Vietnam, Indonesia, India. Alcune delle varietà prodotte qui sono di grandissima qualità. Le famose bacche si coltivano sopra i mille metri d’altitudine, all’ombra di grandi alberi, con abbondanza di calore e umidità. Una volta tostato, il caffè parte per la Germania. Quel che resta viene preparato con abbondante acqua, all’americana. Si beve pasteggiando. E’ tradizione degli altipiani berlo con il cardamomo, di cui il Guatemala é il più grande produttore al mondo. Ne ho bevuto una tazza a Coban, quasi morivo. Sulla cioccolata non c’é molto da dire. Si prende un mattoncino di cacao e se ne sbriciola una parte in acqua calda o latte. Questo é quanto.

Guatemala

Lorenzo Ciancaglini

Della stessa rubrica:

“Non è il Club Med” – Il costo dello zucchero

“Non è il Club Med” – La caccia del Perro

“Non è il Club Med” – Carmen la guerrigliera

“Non è il Club Med” – La strada per Coban

“Non è il Club Med” – Il diario dal Guatemala di Lorenzo Ciancaglini

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3 risposte a ““Non è il Club Med” Nutrirsi in Guatemala

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