Se il Colpo di Stato è un Coup de théâtre

MINACCIA

Forconi, autotrasportatori, bandiere. Tricolori, gli unici colori a sventolare per le strade e le piazze d’Italia, a richiamare all’ordine la classe politica e a invocare una rivoluzione economica e sociale che porti il Paese a un rinnovato benessere. Il preludio non è certo quello della Rivoluzione Francese, ma, anzi, assume sempre di più le sembianze di una farsa grottesca. E in rete girano le “fasi” del golpe. Se ieri mattina Danilo Calvani si è fatto vedere a Genova, in piazza De Ferrari, ad arringare le folle (oddio, folle.. i numeri sono impietosi per una rivoluzione, ma anche per una riunione di condominio, per il momento), sgommando poi su una Jaguar «non sua» (o è sua a sua insaputa? Mistero), sul web stanno apparendo le varie idee sul come e cosa fare in caso di golpe. Golpe? Sì, golpe. Golpino, forse, ecco. Ma niente militari, no, il potere deve passare dai politici alle forze dell’ordine, così da garantire il passaggio a democratiche elezioni.

Se non fosse reale, ci sarebbe da ridere. Ma come! Ci si lamenta che «Sono tutti uguali! Attaccati alle poltrone!» e poi si vuole che i politici (occhio, tutti, ma proprio tutti. Se avete un cugino sindaco di un comune da 50 abitanti in Val Brevenna ditegli di preparare il passaporto) se ne vadano loro sponte. Sarà difficile, tanto più se «la protesta è pacifica». Chi sono i forconi? Nessuno, a quanto pare, dal momento che sono più i distinguo che le identità, nelle manifestazioni di piazza di questi giorni.

Che i problemi siano reali (passatecelo: fottutamente reali), è lampante. Nessuno si illude che domattina riparta l’economia, che i posti di lavoro fioriscano durante la notte, che i curricula vengano incorniciati nell’ufficio del responsabile del personale piuttosto che cestinati. Tantomeno pensiamo che una nuova passione politica si impadronisca delle masse, che la crisi finisca per l’ora di cena e che saremo tutti felici e italianamente contenti. Però.

Però la manifestazione è sempre stata uno strumento delicato, forse abusato per anni, ma da cui si possono evincere molti segnali. In questo caso, purtroppo, inquietanti e grotteschi. Le ragioni della protesta sarebbero chiare e assolutamente condivisibili nella sostanza («dateci lavoro, basta sprechi, basta corruzione»). Se fossero questi. In realtà, in questi giorni si è sentito di tutto. Dal cacciare i politici (sempre tutti, richiamate il cugino e ditegli di muoversi ad accendere la Panda) al distruggere le banche, dai referendum sull’euro a quello sull’Europa. Da un nuovo voto, facendo cadere il Governo, a un processo di defenestrazione nei confronti del Presidente della Repubblica. Tutto e ancora di più, insomma.

Come se non bastasse, esistono settemila sigle diverse (nascoste) che si annidano dentro al movimento. Dal Coordinamento 9 dicembre al Movimento dei forconi, dagli autotrasportatori agli studenti medi. Disoccupati, precari, malati, studenti, partite iva. Ma è ancora troppo poco, perché se davvero fosse tutto il popolo a manifestare per delle ragioni condivise (tocca ripetersi: «dateci lavoro, basta sprechi, basta corruzione»), sarebbe una cosa, ma non lo è, o almeno non solo quella. Sulla pagina facebook del Movimento dei Forconi si possono leggere messaggi come (citando testualmente):

LOTTATORI DA SEMPRE.
L’AZIONE DEI FORCONI DI OGGI NON E’ ALTRO CHE IL RISULTATO FINALE DI ANNI DI LOTTA AVUTASI IN TUTTO IL TERRITORIO NAZIONALE DA DIVERSI GRUPPI DI AMICI IMPRENDITORI CHE PER IL DISAGGIO SI RIBELLAVANO AL SISTEMA SENZA PERO’ MAI ESSERE RIUSCITI A VINCERE LA BATTAGLIA PER DIVERSE RAGIONI. TUTTI I VECCHI GRUPPI CHE IN PASSATO SI SONO DISPERSI DEBBONO RIORGANIZZARSI E TROVARE UNITA’
D’ INTENDI E DI LOTTA NEL MOVIMENTO DEI FORCONI PUR MANTENENDO LA LIBERTA’ ED AUTONOMIA.LE FUTURE GENERAZIONI CI RINGRAZIERANNO. SE NON LO FACCIAMO NOI CHI LO PUO’ FARE? DOBBIAMO LIBERARE IL PAESE DALLA CORRUZIONE E DARE NON LA SPERANZA MA IL LAVORO AI NOSTRI FIGLI. (sic)

Intanto sul web spuntano i “programmi”. La Fase Uno prevede: «Che l’attuale classe politica, presidente della Repubblica compreso, istituzioni infiltrate dai partiti ladroni, si dimettano ed abbandonino le posizioni». Nientemeno. Fase due: «Da quel momento vi sarà un periodo transitorio in cui lo Stato sarà guidato da una commissione retta dalle forze dell’ordine, trascorso il quale si procederà a nuove votazioni».

Durante il periodo transitorio, ci sarebbero due cosucce da niente da portare a termine: «Ristampare la lira per finanziare senza creare debito la spesa produttiva statale; rescissione di tutti i trattati che ci vincolano con l’Europa delle banche». Ecco. E il tutto ovviamente viene dal popolo, non da un’organizzazione ancora nebulosa alle spalle, vero? Infatti Danilo Calvani, riconosciuto leader della proteste nel Centro-Nord, qualche giorno fa pubblicava su facebook: «Dopo qualche giorno di protesta si possono verificare mancanze di generi alimentari o altro, consigliamo quindi di provvedere in anticipo a tali inconvenienti».

Sì, c'è pure Fausto Leali

Sì, c’è pure Fausto Leali

Calvani, di Latina, non è solo nella protesta. Con lui c’è anche la Lega della Terra, un’associazione collaterale di Forza nuova. L’attuale presidente è Daniele Spairani, l’ex coordinatore del partito di Roberto Fiore a Pavia. Un paio di mesi fa, al raduno di Legnago, il 27 settembre, l’intervento principale non a caso era stato tenuto proprio dal segretario nazionale di Fn. Fra le associazioni intervenute spiccavano: Christus Rex, l’Associazione Evita Peron, Destra Futuro, Generazione Identitaria. Il piano per l’agricoltura elaborato dalla Lega della terra è denominato “Piano Fenice”, dal simbolo de la Fenice, caro a tutti i neofascisti, già utilizzato dai colonnelli golpisti in Grecia nel 1967, raffigurante il mitico uccello che “rinasce dalle proprie ceneri”. Lega della Terra, guarda caso, è la traduzione letterale di Landbund, dal nome del partito agrario tedesco che avversò la Repubblica democratica di Weimar e successivamente sostenne il Partito Nazionalsocialista (ossia Hitler) alle elezioni del 1933.

Il Ministro degli Interni Alfano, nel frattempo, evoca la possibilità che ci siano degli «infiltrati» nelle proteste di questi giorni. Definirli generalmente «di destra» o «fascisti» è però un errore da non commettere. Se i capi-bastone sono segnati, buona parte della massa è estremamente eterogenea. Per gli 007 le manifestazioni di questi giorni sono solo una prova generale, una chiamata alle armi, una conta. Una protesta finora soft, la definiscono, lasciando intuire scenari molto più radicali dalle prossime settimane.

Uno degli assilli del vicepremier ministro dell’Interno Alfano è la possibile contiguità, nella sua Sicilia, tra il movimento e la Mafia. Questo all’intelligence italiana, almeno per ora, non risulta. Nel frattempo i bravi ragazzi di CasaPound scrivevano pochi giorni fa:

CASAPOUND-9-DICEMBRE

Dei pericoli interni alla piazza c’è anche il cambio di rotta. Se la massa è eterogenea, è chiaro che ognuno voglia legittimamente “appropriarsene”, per moltiplicare la propria forza o per evitare guai peggiori in futuro. In fondo, Alba Dorata (il movimento neo-fascista greco oggi in Parlamento) è iniziata proprio così. L’appello del centro sociale Askatasuna di Torino va proprio in questo senso: «Non vi chiediamo di aderire in toto alle modalità o alle parole d’ordine della protesta, ma di starci dentro e provare ad invertirne la rotta. Lasciare questa piazza in mano a fascisti e mafiosi può rivelarsi la mossa più controproducente».

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