Nella Nigeria degli scontri il vero reato è essere gay

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Le olimpiadi invernali di Sochi sono certamente un punto centrale per quanto riguarda lo stato dei diritti della comunità LGBT globale. Tuttavia, la questione dei diritti degli omosessuali non è circoscritta solo a determinate aree geografiche o a determinate religioni. In Nigeria, infatti, è stata da poco promulgata una legge che proibisce l’essere omosessuali. Il carcere è una delle misure restrittive previste dalla legge, e l’atto sta già avendo forti ripercussioni sulla società nigeriana. Il presidente della Nigeria, Goodluck Jonathan, ha firmato la scorsa settimana una legge dichiaratamente anti-gay approvata all’unanimità dal Parlamento nello scorso maggio. La pena più severa prevede la detenzione fino a 14 anni per «chiunque si registri, operi o partecipi ad attività di club, società ed organizzazioni gay, chiunque abbia una relazione gay pubblica o contragga un’unione civile o un matrimonio con una persona dello stesso sesso».

Già in tanti Paesi dell’Africa Sub-sahariana esistono leggi che proibiscono la sodomia e l’omosessualità in genere. In Uganda il Parlamento ha approvato lo scorso dicembre una norma che prevede l’ergastolo per i recidivi, perseguendo anche chi non denuncia le persone omosessuali. Amama Mbabazi, primo ministro ugandese, ha provato a opporsi al provvedimento, ma senza successo. L’impianto legislativo di queste norme è già stato deplorato dagli organismi internazionali come Amnesty International e dall’ONU, oltre che da diversi Stati europei, ma il bacino elettorale nigeriano e ugandese risponde ad altri sentimenti. Proprio in vista delle elezioni del 2015 Jonathan cerca di farsi portavoce di un malcontento dilagante nei confronti dei gay, anche se il suo mandato sarà certamente ricondotto all’esterno del Paese a ben altre questioni, come la guerra scatenata a Boko Haram e ai problemi di sicurezza ambientale al Delta del Niger.

«Ora sono ufficialmente un fuorilegge», ha dichiarato l’attivista gay ugandese Frank Mugisha. La legge è stata approvata all’indomani del varo del provvedimento anti-pornografia che, tra l’altro, vieta le minigonne e materiale ritenuto sessualmente esplicito come alcuni video musicali. Già secondo la legge federale nigeriana la sodomia è punibile con la galera, ma questo disegno di legge allarga di molto il contesto. Il confronto con alcuni dei Paesi europei è evidente, ma anche diversi Stati nordamericani hanno già liberalizzato non soltanto le unioni civili, ma anche i matrimoni. Inutile, però, sarebbe un confronto, date le enormi disparità di rappresentanza dei gay nella vita pubblica dei Paesi presi in esame.

«Oltre il 90% dei nigeriani è contrario ai matrimoni gay», ha affermato Reuben Abati, portavoce del presidente Jonathan. «Questa legge è fatta per il popolo ed è in linea con le credenze culturali e religiose del Paese».

Il Corriere della Sera riporta: «Lo scorso dicembre Amnesty International si era appellata a Jonathan chiedendogli di non firmare la legge, perché “discriminatoria” e contraria ai diritti umani, prevedendo esiti “catastrofici”nei confronti della comunità Lgbt. Preoccupati anche gli Stati Uniti che ieri, attraverso la voce del Segretario di Stato John Kerry, hanno parlato “di una legge che limita pericolosamente la libertà di riunione, associazione ed espressione per tutti i nigeriani”. Sulla nuova normativa ha espresso la sua netta contrarietà anche la ministra degli Esteri italiana Emma Bonino: “La promulgazione di una legge anti-omosessualitá  è un fatto gravissimo che non può essere giustificato con la presunta aderenza a credenze religiose o tradizionali”. Questa legge – ha aggiunto – rappresenta  un gravissimo attacco a  ”principi cardine di ogni societá civile, quali quello di tolleranza e di non discriminazione, sanciti da tutti i principali accordi internazionali di tutela e promozione dei diritti umani, tra i quali la Carta Africana dei Diritti dell’Uomo e dei Popoli del 1981, di cui la Nigeria è firmataria”.»

Olumide Makanjuola, direttore esecutivo di Initiative for Equality in Nigeria, afferma che a pagare le conseguenze della nuova legge saranno soprattuto i membri più poveri della comunità LGBT. «Quelli ricchi hanno già abbandonato il Paese, o si recheranno all’estero per fare sesso». Intanto Information Nigeria segnala che decine di uomini sono già stati arrestati in tutto il Nord del Paese, mentre la polizia comincia a far rispettare le nuove leggi che criminalizzano le unioni e le organizzazioni a favore.

Appartenere a un club, a un’organizzazione o a una semplice associazione a favore dei diritti degli omosessuali è passibile di una condanna fino a 10 anni di carcere. Le leggi, secondo i responsabili dei centri di ascolto della comunità gay nigeriana, metteranno in pericolo i programmi medici di lotta contro l’HIV – AIDS. La Nigeria ha il secondo più grande tasso di epidemia di HIV a livello mondiale,  con una stima di 3,4 milioni di persone affette dal virus.  .

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