Mettete dei fiori nelle vostre caserme

IMG_0165L’annuncio, alla fine, è stato fatto. Il neo-Ministro della Difesa Roberta Pinotti ha il suo da fare in questi giorni a tamponare l’emoraggia di denaro che il Governo Renzi vorrebbe veder partire dal suo dicastero, ma la ex professoressa genovese, da anni ormai nell’ambito della Difesa, resiste. E rilancia, mettendo sul piatto lo smantellamento di centinaia di caserme, una riduzione del personale, un ripensamento (addirittura!) sul numero di F35 che l’Italia ha già prenotato. La questione, ovviamente, non è solo questa facciata, anche perché tanto è stato detto su questo delicato tema – l’esercito, la difesa – ma poco, in effetti, è stato fatto. La dismissione delle aree sotto il controllo dell’Esercito è un punto importante dello snellimento dei costi pubblici, e a Genova la Caserma Gavoglio ne è l’esempio. L’incontro di ieri a Palazzo Ducale ci spiega perché. «Il Ministero della Difesa ha messo la propria disponibilità per cedere la caserma Gavoglio», commenta Luca Andreoli, tenente colonnello e consigliere per la valorizzazione del patrimonio del dicastero di Roberta Pinotti. «Il primo passo era la formalità della firma, ma ciò che interessa in generale è il fatto che in tutta Italia esistono centinaia di caserme vuote o sottoutilizzate che possono tornare alle istituzioni locali per valorizzare le aree».

Sì, d’accordo, ma che c’entra una caserma dismessa a Genova con i tagli del Governo Renzi? C’entra, perché racchiude in sè tante tematiche rilanciate dalla nuova squadra del sindaco fiorentino. Riutilizzo e risparmio, razionalizzazione dei costi. Recupero del territorio, valorizzazione del patrimonio artistico, migliore qualità della vita. E ancora: sviluppo, innovazione, creatività.

Marco Doria, sindaco di Genova, commenta così il momento storico non solo per il quartiere del Lagaccio, ma per tutta la città: «Questo primo passo è significativo perché significa che abbiamo compiuto dei passi amministrativi importanti. Il primo lotto prevede che siano tre gli spazi concessi al Comune, e noi vogliamo, prima di tutto, ribadire che non intendiamo costruire neanche un metro cubo in più di ciò che esiste già. Semmai vogliamo restituire al quartiere una nuova viabilità, spazi verdi e un riutilizzo intelligente delle aree». L’incontro, presentato dalla giornalista di Repubblica Donatella Alfonso, non poteva che essere seguito da centinaia di persone, e questo per due motivi precisi: a Genova esistono molti quartieri residenziali, figli di quella forte migrazione che negli anni ’60 e ’70 spingeva migliaia di italiani a cercare fortuna al Nord, nelle fabbriche. E Genova, per questo, era un punto fermo. Ansaldo, Fincantieri, il porto, l’ILVA, solo per dirne alcune.

Poi, lo svuotamento. La de-industrializzazione ha lasciato eredità pesanti, come questi quartieri arroccati sulle colline genovesi, costruiti in fretta e senza tener conto delle particolarità del territorio. L’alluvione del 2011 (ultima in ordine di tempo, ma non l’unica) ha dimostrato una volta ancora la fragilità della Liguria e di aree a rischio come Marassi e Quezzi, non troppo diverse dal Lagaccio. Inoltre, la popolazione è oggi più che mai informata (o male informata) sui rischi e sui problemi di gestione dei territori. In questo senso le comunità locali vogliono essere sempre più consultate per quanto riguarda gli sviluppi strutturali di aree a rischio come la caserma Gavoglio.

La Caserma Gavoglio nel quartiere del Lagaccio

La Caserma Gavoglio nel quartiere del Lagaccio

L’immensa struttura della Gavoglio è stata alla fine consegnata all’Agenzia del Demanio di Genova da un’intesa con l’Esercito e con il Ministero della Difesa. Il sito del comune del capoluogo ligure recita:

Il passaggio di proprietà di questa porzione del complesso sarà completato contestualmente al trasferimento al Comune dell’intero comprensorio, non appena ultimate le procedure previste dal decreto legislativo 85/2010 (beni demaniali di interesse storico) già attivate dall’amministrazione comunale. All’incontro per la firma hanno partecipato l’ing. Grazia Critelli, direttore dell’Agenzia del Demanio di Genova, l’architetto Roberto Tedeschi direttore patrimonio del Comune, il ten. col. Luca Andreoli, consigliere per la valorizzazione del patrimonio del ministro della Difesa Roberta Pinotti, il gen. Francesco Patrone, comandante del Comando regionale Esercito e il ten. col. Luigi Caforio comandante del reparto infrastrutture Esercito.

«Occorre, in questa fase, guardare a tutto il Lagaccio», sostiene Simone Leoncini, Presidente del Municipio Centro-Est. «La Gavoglio può diventare un luogo strategico per tutta la città, data anche la sua vicinanza con la Stazione Marittima. Il percorso di dialogo con la popolazione e le associazioni ci darà indicazioni anche più precise su quello che sarà meglio progettare per l’area, partendo dal presupposto che dovranno essere programmi economicamente sostenibili e non pozzi senza fondo».

 

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