“Beynelmilel”, la nuova rubrica dalla Turchia

proteste istanbul

Inauguriamo con questo articolo la nostra nuova rubrica “Beynelmilel” (trad. “Internazionale”), uno sguardo approfondito sulla Turchia. Gli autori di queste pagine sono Ozan Dizman e Melih Çağatay. Enjoy!

I risultati delle elezioni amministrative del 30 aprile hanno ribadito la forza persistente del partito in potere di Erdoğan, AKP (il Partito per la giustizia e lo sviluppo, in turco Adalet ve Kalkınma Partisi). A dispetto delle forti pretese di corruzione del voto, in particolare per Ankara, il consiglio supremo elezionale non ha preso decisioni che cambiarebbero il quadro generale. I risultati sono generalmente interpretati come l’accettazione delle politiche di Erdoğan e di una sconfitta dell’opposizione. L’aspettativa era almeno un declino della sua forza, ma questo scenario non si è realizzato. L’effetto delle proteste di giugno, la scoperta degli scandali legati alla corruzione, la politica dell’AKP sulla questione curda, le lesioni dei diritti e i grandi problemi del sistema giudiziario, oltre alle politiche autoritarie di Erdoğan, erano gli argomenti principali dell’opposizione nella campagna elettorale.

Prima proponiamo un quadro di polarizzazione geografica delle tendenze politiche, esamineremo questo argomento su due mappe colorate. Nella prima mappa vediamo soltanto tre partiti oppositori, le province dove hanno vinto e dove hanno conseguito la posizione del secondo partito (area d’influenza). Invece la seconda mappa non guarda alle vincite ma mostra solo le concorrenze tra i partiti che hanno superato il 20% dei voti.

mappa1

CHP (Partito Popolare Repubblicano, in turco Cumhuriyet Halk Partisi)

Il CHP è il partito principale dell’opposizione in Parlamento, un partito di centro sinistra, socialdemocratico, progressista, laico, erede del pensiero di Atatürk. Il CHP è tradizionalmente forte nelle aree costiere, soprattutto nell’Ovest. La sua area d’influenza copre buona parte delle coste, le città industriali sviluppate di Marmara, la capitale e in alcune città dell’Anatolia dove viene supportato soprattutto dalla popolazione alevita. Nel Mediterraneo e nell’Anatolia interna concorre anche con il MHP.

Il CHP ha avuto successo alle elezioni solo negli anni settanta grazie al discorso socialdemocratico che corrispondeva alle domande del nascente movimento operaio. Nel 1977 è arrivato al potere con il leader popolare Bülent Ecevit ma non ha potuto continuare questo successo. Sebbene abbia ancora una forte influenza nella burocrazia, e goda di un forte appoggio da parte degli imprenditori, un supporto degli intellettuali è insufficiente per mobilitare la base. Il CHP non si è modenizzato sia a causa dell’organizzazione sia per lo stallo delle politiche socialdemocratiche come nei principali partiti europei. Il CHP rimane ancora principalmente un partito delle élite, della classe alta e medio-alta. L’ideologia kemalista con questa forma nazionalista conservatrice ed elitaria ostacola la produzione delle politiche costruttive nei confronti della popolazione, mentre la sua posizione conservatrice dello status quo stato-nazione per la questione curda rimane lontana dalla risoluzione reale, non trova nessuna riflessione tra la popolazione curda. Il CHP non riesce penetrare nel tessuto sociale tradizionale, la sua posizione modernista-elitaria rimane ostile per grande parte del popolo. Dai discorsi sono state tolte le politiche sociali verso i lavoratori, e la relazione tradizionale che crea con l’islam è molto problematica. Difendendo il laicismo si allontana di fatto dalle realtà degli elettori. Anche se matematicamente da venti anni sta aumentando la percentuale dei voti, in pratica non è un partito effettivo. Il leader è eletto con le speranze di riforme all’interno del partito, ma finora questo approccio si è rivelato fallimentare.

Per queste elezioni, il CHP ha fatto delle scelte pragmatiche mirate ai voti del centrodestra a Istanbul, Ankara e Hatay (città confinante con la Siria) e ha avuto un moderato successo, che però non è bastato. In tre grandi metropoli ha superato il 40% dei voti con il successo soltanto nei quartieri più benestanti, e grazie agli appetiti dei candidati. Ad Hatay, dove si sono vissuti momenti preoccupanti per il vicino confine siriano, il CHP ha potuto incanalare questo dissenso. Nel Mar Nero e nel Mediterraneo è indebolito, e ha perso alcune città.

La dinamica delle proteste del giugno scorso potrebbe aver contribuito al risultato elettorale del CHP, ma si può affermarlo con certezza. Un’altra dinamica è stata la convergenza delle tendenze contro il governo con il Cemaat (la fraternità del predicatore Fethullah Gülen) che ovviamente non ha contribuito al partito. Questa organizzazione era l’attore delle operazioni di tangente e il bersaglio delle critiche di Erdoğan. Anche se non era una coalizione chiara gli esponenti e la cerchia dell’organizzazione potrebbe sostenere il CHP. Anche se lo avesse fatto non vediamo nessun effetto positivo.

BDP (Il Partito della Pace e della Democrazia, in turco Barış ve Demokrasi Partisi)

Il BDP è un partito di centro sinistra, il partito della corrente principale del movimento curdo. Il BDP è chiuso ma localmente forte nella zona curda. In base alle sue scelte politiche, queste elezioni sono state un successo. Ha il potere di rappresentare e mobilitare almeno una buona parte della popolazione curda, e con l’AKP rappresentano politicamente quasi tutta la popolazione. Il processo di negoziati di Öcalan con lo Stato turco se non è una vincita è una dinamica che rafforza il movimento. Anche se Öcalan ha dichiarato il sostegno all’AKP per andare avanti con i negoziati, in pratica non possiamo vedere ancora nessun esito. Questa situazione rischia di far decadere il periodo di pace e di cessate il fuoco, e un dissenso si sta diffondendo nel movimento. In questo contesto il ruolo politico del BDP diventa sempre più importante.

Il tema dei negoziati e delle politiche sulla questione curda rappresenta la causa della sua debolezza ma anche il suo principale punto di forza. Il BDP non riesce a produrre politiche generali per tutta la Turchia, e in questo senso possiamo menzionare l’HDP (il partito democratico dei popoli, in turco Halkların Demokratik Partisi). Si è fondato dopo un lungo processo di assamblee e anche come un progetto di apertura del movimento curdo verso l’occidente. Tra gli esponenti del partito ci sono socialisti, femministe, ecologisti, il movimento dei LGBTQ e il BDP.

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MHP (Partito del Movimento Nazionalista, in turco Milliyetçi Hareket Partisi)

Il MHP è un partito di estrema destra, nazionalista. Ha successo generalmento nell’entroterra e nell’ovest del Mar Nero concorrendo soltanto con l’AKP. Nel Mediterraneo, nell’Egeo (tranne che a Smirne), oltre che in varie città dell’Anatolia, concorre con il CHP. Il MHP si nutre del tessuto conservatore dell’Anatolia, dei valori tradizionali, dei mercati locali tradizionali. Mentre il nazionalismo del CHP è progressista e modernizzatore, quello del MHP è di destra, arretrato, fondamentalista, conservatore. Mentre il CHP propone la ricostruzione dello stato-nazione e il laicismo dello Stato, il MHP esibisce un conservatorismo dell’identità nazionale e una contrapposizone reazionaria verso il movimento curdo, spesso in aperta ostilità con i curdi. Il MHP nel contesto della guerra fredda era un’organizzazione tipica fascista sia per attivismo violento giovanile sia per l’ideologia anti-comunista. I famosi lupi grigi erano gli esponenti di questo partito. Dopo il colpo di stato del 1980 il contesto è cambiato, il movimento curdo è diventato il nuovo bersaglio dell’azione. Con il caso dell’arresto di Öcalan, il MHP ha avuto un grande successo alle elezioni.

Casi devianti

A dispetto dell’assoluta vittoria dell’AKP da nessuna parte, tranne due città eccezionale, non mancano i partiti che hanno superato almeno 20% dei voti; quindi in grande parte non manca una concorrenza. Tunceli e Iğdır sono due province derivanti in questo quadro dove invece soltanto i partiti oppositori hanno concorso, l’AKP era debolissimo. Il BDP ha concorso con il CHP a Tunceli e con il MHP ad Iğdır. Ad Iğdır il movimento curdo e il movimento nazionalista turco hanno ottenuto percentuali molto vicini, la città ha esibito una scissione profonda. A Kars il MHP ha vinto le elezioni ma tutti i quattro partiti avevano circa 20% devi voti, è successo un caso particolare, la città spesso esperimenta conflitti tra i nazionalisti e quelli del movimento curdo.

Conclusione

Sebbene l’AKP abbia ottenuto una vittoria chiara alle ultime elezioni, Erdoğan probabilmente non ha superato il pericolo di un potere in declino. La rivolta del giugno 2013 era un momento rivoluzionario per l’opposizione. Diverse anime del movimento di opposizione si sono trovate accumunate dal desiderio di rovesciare il potere assoluto dell’AKP e del suo leader, ma difficilmente tali contestazioni di piazza possono sperare in un cambio di regime democratico che porti le loro istanze al potere. La vittoria alle elezioni e il rinnovo del gabinetto non bastano a superare gli scandali della corruzione che sono stati scoperti, e in qualsiasi modo Erdoğan non potrà scappare dai guai.

Il regime politico della Turchia ovviamente sta cambiando verso un grado marcato di autoritarismo, le politiche di Erdoğan stanno distruggendo le istituzioni democratiche. La risposta di dissenso non è mancata ma non ha potuto frenarlo ancora. Un governo non potrà più stare al potere purché il regime non evolva ad un autoritarismo perfetto. Esistono ancora alcuni legami che tengono il governo in grado di esercitare la propria volontà, come ad esempio i negoziati con Öcalan e l’apertura economica che il Paese sta vivendo sempre di più. Le elezioni presidenziali sono il prossimo banco di prova, e la Turchia è abituata ad eventi particolari.

A cura di Ozan Dizman e Melih Çağatay

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