“Non è il Club Med” – Byron Moreno

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n.b. Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale. Ciononostante, riletto alla luce della tragedia azzurra al mondiale, questi fatti, puramente inventati lo giuro, non possono che avvalorare la tesi che non poteva andare altrimenti.

Come ogni luogo di lavoro che si rispetti, anche l’ambasciata italiana in Guatemala ha la sua squadra di calcio, regolarmente iscritta al torneo a cinque del centro sportivo di quartiere. Per mille defezioni, pacchi, gente ammaccata, anch’io sono riuscito a entrare nel giro di questa nazionale dei poveri, seppur per due sole partite. A rappresentare il nostro paese una sfilza di personaggi micidiali, una banda di volenterosi, inadatti a qualsiasi sport. Picchiatori, fabbri, scarponari.

La formazione era questa: in porta un ragazzo guatemalteco che di mestiere fa il portiere in un grattacielo. Come in campo, così nella vita diceva Nereo Rocco. Chiamato perché non ci sono portieri italiani.
In difesa, centrale, l’appuntato D., carabiniere dell’ambasciata, quarant’enne, cuore Italia. Interventi durissimi, in una partita ha dato una testata a uno e l’hanno dovuto portare a fare la tac.
In difesa, terzino, l’ingegnere A., mio attuale datore di lavoro, trent’enne. Anche lui fabbro.
Altro terzino: l’oriundo della squadra, cinquant’anni, uruguayano, spacciato per italiano. Ex primavera del Nacional, fortissimo, adesso lavora per una agenzia di sicurezza privata. Fabbro e matto come un cavallo.
Unico attaccante, T., romano de Roma, cinquantanni e passa. Veniva sempre accompagnato da una signora della sua età e due ragazze, una sui vent’anni e l’altra meno di dieci. Poi si é scoperto che sua moglie é quella di venti, la signora é la suocera e la ragazzina non si sa. Non ha mai toccato la palla, ha solo picchiato.
In panchina io e il figlio guatemalteco di un industriale mezzo italiano che veniva a vederci con tutta la famiglia e faceva da presidente allenatore e supporter, motivandoci con frasi tipo: forsa Italia! Vamonos ragassi!

Alla prima partita, calcio di inizio alle otto, io arrivo alle sette e un quarto. Alle otto e dieci arriva T. con la famiglia. L’altra squadra é tutta in campo, sono i lavoratori di una impresa di costruzioni. Il carabiniere é fermo per la testata della partita prima. Alle otto e venti gli arbitri, uno per ogni metà campo, ci minacciano di sconfitta a tavolino se non arrivano gli altri entro dieci minuti. Alle otto e mezza in punto arrivano l’uruguaiano e l’ingegnere. Decidiamo di giocare con uno in meno. Cinque minuti e siamo sotto di tre gol. Fine primo tempo ed arriva il portiere. Ci riprendiamo con due gol. Poi l’arbitro dice che non abbiamo fatto le foto in segreteria ed inizia a mandarci uno alla volta a farle.

In pratica una espulsione dietro l’altra perché in segreteria dicono che le foto si possono anche fare dopo, ma che bisogna lasciare i dati e poi andarli a stampare nell’ufficio di fronte. Intanto, sempre con un uomo in meno, a rotazione, subiamo alcuni torti arbitrali incredibili, gol annullati senza spiegazione, richiami continui per i calzettoni abbassati, falli mai commessi. L’abitro fa togliere la maglietta al portiere perché dice che si confonde con la sua. Riusciamo comunque a pareggiare ma a pochi minuti dalla fine, mentre mettiamo la barriera, l’altra squadra batte senza aspettare il fischio e segna. L’arbitro convalida e l’uruguaiano impazzisce e si fa espellere per insulti. T., che stava giusto tornando dalla segreteria con la varia burocrazia, inizia a gridare Popolo de mmerda, sempre cossì, ogne partita sta ‘nfamata, gente de mmerda e intanto guarda la sua famiglia, come a dire: e pure voi ci state dentro. Uscendo dal centro sportivo intravediamo il presidente e suo figlio che arrivano, con un’ora e mezza di ritardo. Ci gridano forsa Italia!

La seconda partita é l’ultima. Se vinciamo passiamo alle finali. Arrivo alle otto e c’é già il carabiniere. Ci mettiamo a vedere un’altra partita del torneo. La squadra dell’ambasciata giapponese, tutti in divisa ufficiale, contro una squadra di guatemaltechi. Anche i giapponesi vengono massacrati dagli arbitri, gol annullati, richiami a quelli in panchina, che però parlano in giapponese e non si capisce come faccia l’arbitro a capire cosa dicano. Come in Holly e Benji, alla fine il giappone vince, contro tutto e tutti.

Poi arriva il presidente col figlio. Gli arbitri, sempre gli stessi, ci minacciano la solita sconfitta a tavolino. Quando anche T. e il portiere sono arrivati ci mandano tutti a fare di nuovo le foto perché la volta prima non le hanno salvate. In segreteria troviamo l’ingegnere che si insulta col segretario, che é lì da mezzora e quanto ci vuole a fare sta cazzo di foto!
Usciamo dalla segreteria fotografati e compattissimi. Entriamo in campo e inizia le solite scorrettezze, con l’arbitro pettinato come Byron Moreno che espelle il carabiniere. A un certo punto mi giro e vedo T. che grida a un regazzino dell’altra squadra vié qquà pezzo de mmerda e gli molla un ceffone. In carabiniere entra a dividere tutti ma ormai T. é espulso e la partita persa a tavolino. Eliminati dal torneo.

Il giorno dopo arrivo in ambasciata e mi chiamano al telefono: devi fare una ricerca sull’Italia ai Mondiali di Calcio perché l’ambasciatore ha una intervista nel pomeriggio e si deve preparare. Mettici due o tre curiosità, robe strane, fai un po’ te. Porca puttana ma é normale tutto ciò? E allora tiro giù una sfilza di nomi, statistiche e curiosità: agli scorsi mondiali in Brasile, nel ’50, l’Italia ci andò in barca perché dopo la strage di Superga c’era la fobia per gli aerei. Ci misero due settimane ad arrivare, dopo due giorni avevano già perso i palloni in mare. Sbarcarono cotti e persero.

Nello stesso girone c’era l’India che però fu esclusa visto che volevano giocare a piedi nudi. Poi nell’86 c’è stato un Italia-Guatemala giocata a città del Messico a porte chiuse, e non si è mai capito perché a porte chiuse, il sindaco ha detto che non ha deciso lui. Altobelli fa tre gol e uno un certo Galderisi. E ancora che ai mondiali del 2014 in Brasile ci sarà tanto caldo e l’Italia si dovrà spostare in aereo, e i giocatori prenderanno freddo e allora saranno stanchi e perderemo.

Al pomeriggio mi mandano nell’ufficio dell’ambasciatore. Gli dò il testo e lui mi dice di stare lì, pronto al computer. Viene fuori che é un concorso in radio e faranno delle domande. E’ una situazione agghiacciante.
In viva voce si sente la signorina della segreteria e poi via, in diretta. E’ un programma a quiz a cui partecipano un rappresentante per ognuna delle trentadue squadre che giocheranno al mondiale in Brasile.

Quando l’ambasciatore dice di essere l’ambasciatore il conduttore scoppia a ridere, sì sì bravo. L’ambasciatore non molla e inizia una tirata sull’amicizia tra i nostri paesi e l’importanza del mercato del made in Italy in Guatemala, in particolare per la moda. Il conduttore prende la palla al balzo: e allora mi dica, lei che parla di moda, com’è fatta la nuova maglia dell’Italia. Panico in sala. L’ambasciatore mi fa segno di cercare su Google la risposta ma non c’è tempo. Risposta sbagliata. Da lì non se ne azzecca più una. Finisce con una dichiarazione di amicizia dei due paesi e la speranza, qui l’ambasciatore legge il mio report, che si possa ripetere la partita tra Italia e Guatemala come nell’86, che poi non si è capito perché non c’era il pubblico…vabbé avete capito, buon pomeriggio a tutti i radioascoltatori.

Marzo 2014 (eh si, e vai a capire poi come abbiamo fatto a farci cacciare fuori dal Costa Rica… ndr)

Guatemala

Lorenzo Ciancaglini

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