Il Giappone risveglia l’esercito

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In Italia la notizia è passata sotto silenzio, ma per il Giappone è stato un evento storico. Negli ultimi giorni di giugno, il Governo di Tokyo ha deciso di revocare il divieto al proprio esercito di combattere all’estero, imposto dopo la Seconda Guerra Mondiale, anche al fianco di altre nazioni. La notizia non poteva certamente passare inosservata a Pechino, che ha ancora ben impressi nella memoria i ricordi degli attacchi nipponici nel corso della sua Storia.

Shinzo Abe, Primo Ministro giapponese, sta varando una serie di misure economiche e sociali volte a incrementare il senso di unità del Paese, anche in seguito alle terribili vicende del terremoto e dello tsunami del 2012. La revoca del divieto militare, sotto questo punto di vista, suona come una riappropriazione delle prerogative nazionali, anche se la svolta militare potrebbe significare soprattutto un atteggiamento accondiscendente nei confronti di Washington, che cerca sempre nuovi partner militari per i suoi interventi esteri, anche a causa del minor coinvolgimento europeo.

Abe ha voluto tranquillizzare tutti nella prima conferenza stampa, affermando che «garantire un’esistenza pacifica al Giappone è tra le sue priorità assolute». Tuttavia la regione è sempre attraversata da scosse nervose che accompagnano la costante crescita della Cina anche come leader asiatico. «Qualcuno crede che il Giappone verrà coinvolto in guerre altrui, ma questo è fuori discussione», ha detto Abe. «Questa è una misura strettamente difensiva, che serve a proteggere la nostra gente. Non ricorreremo mai all’uso della forza per soccorrere un paese straniero».

Difficilmente una misura come questa di per sè potrebbe generare conflitti. Nessuna nazione “occidentale” rischierebbe un conflitto tradizionale. Quello che però ha preoccupato i funzionari cinesi, è il fatto che negli ultimi anni tutto l’Estremo Oriente si sta organizzando militarmente, facendo alzare l’asticella (e i costi) per una Difesa ragionevole. La stessa Cina ha messo in cantiere alcuni progetti ibridi per eventuali operazioni in mare aperto.

Gli interventi via mare sono ormai un punto fisso di tutti i Paesi della regione. Dalla questione delle isole Senkaku al business dei trasporti attraverso lo Stretto di Malacca, dalle rivendicazioni territoriali e marine alle alleanze strategiche, Cina, Giappone, Indonesia e nazioni minori si stanno contendendo questa porzione di mondo a colpi di ammodernamento e di potenza economica. «La Cina non può permettere al Giappone di minacciare la sua sicurezza per ragioni di politica interna», ha detto Hong Lei, portavoce del Ministro degli Esteri, durante una conferenza stampa a Pechino. «Chiediamo che Tokyo rispetti le legittime preoccupazioni a livello di sicurezza degli altri paesi asiatici e gestisca la questione con cautela». Il ministro della Difesa Itsunori Onodera ha confermato il cambiamento, un passo drammatico dal pacifismo del dopoguerra e una vittoria politica per il conservatorismo.

 

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