“Non è il Club Med” – L’ambasciata

falso-made-in-italy-520

A febbraio, per varie ragioni, mi sono ritrovato ad accettare un miserabile stage non retribuito alla Camera di commercio italiana in Guatemala. Quello che ancora non sapevo era che in tre settimane, proprio grazie allo stage, avrei trovato un lavoro, anzi due. Ma ancor più importante, sarei potuto entrare nel fantastico mondo dell’ambasciata, dove si dicono frasi tipo: la nostra cara Italia, gli interessi legittimi dell’Italia, il Sistema-Italia, c’é voglia di Italia, c’é voglia di Made in Italy, questo fa molto Italia, le offro un caffé ma non é come in Italia.

L’ambasciata italiana é un bunker antiatomico al centro del più bel quartiere residenziale di Guatemala, la zona 14. Da fuori si vede una palazzina di tre piani circondata da alti bastioni con filo spinato. In alto sventola la bandiera dell’Italia, una parola che ho imparato a odiare da quanto me l’hanno ripetuta.

All’ingresso, se non si é registrati, bisogna lasciare tutto, cellulare, chiavi, soldi. Poi si sale una scalinata e si passa per due porte, le stesse che si trovano in qualsiasi banca. Lì dietro c’é un carabiniere, un carabiniere vero e pure abruzzese, che ti chiede il passaporto. Se non ce l’hai si incazza ma alla fine ti fa passare.

Ci sono due tipi di persone che lavorano all’ambasciata, a parte il carabiniere. Ai livelli amministrativi più bassi ci sono le donne. Nate all’estero da genitori italiani, sono quelle che mandano avanti la baracca, sempre insieme al carabiniere che gestisce tutti le attività ricreative e ti rimedia pure una vespa se gliela chiedi. Poi ci sono i maschi. Pura razza italiana, perlopiù romani o campani. Elegantissimi ma con le maniche troppo lunghe. Perché il ministero li abbia gettati in questo abisso che é il Centro America non lo sapranno mai. Loro non mollano, e fanno di tutto per sentirsi a casa.

Durante le partite della Roma per tutta l’ambasciata risuonano le voci della telecronaca, grida furiose, cose sbattute.
E infine ci sono i due lavoratori guatemaltechi. Sono gli addetti alle pulizie, che posso tranquillamente fare tutto in un giorno solo. Così li trovi nei corridoi o nei balconi, a girovagare senza meta o a nascondersi.

La Camera di commercio, anche se dentro l’ambasciata, é totalmente indipendente.
Lì la musica cambia. Si va sul commerciale spinto, con riunioni fiume con imprenditori italiani che hanno lavorato bene su Panama e vorrebbero entrare nel mercato guatemalteco ma con molto rispetto. C’è sempre la chiara sensazione che tutti lo vogliano mettere in quel posto agli altri. Gente che chiama dall’Italia per avere informazioni su certe imprese locali con cui fare partnership. Allora bisogna contattare queste aziende e dire loro che ci sarebbe un solido intelocutore italiano che per il momento preferisce restare anonimo per non bruciarsi il terreno. Non si capisce mai cosa si può dire e cosa no, la concorrenza è spietata e potrebbe non si sa come bruciare affari milionari. Un mondo di paranoici.

Oppure ci sono i viaggi commerciali: CINQUE GIORNI A MODENA A INCONTRARE I PRODUTTORI DELL’ACETO BALSAMICO e roba del genere. Mai visto aceto in Guatemala. E bisogna chiamare tutti gli associati, gente che magari produce pannelli solari, e sfinirlo di telefonate finché non accetta anche lui di prendere il volo per qualche fiera in Calabria.
Il segretario della Camera è un tipo eccezionale: arriva che sta parlando al telefono e intanto ti dice velocissimo che bisogna scrivere una mail al tale che non si sa chi è dicendo che boh vedi un po’ te, basta che non rompa più e che gli dici tutto bene e che la camera cercherà i dovuti riscontri.

Una volta spuntano degli imprenditori accompagnati dal carabiniere. Ci siamo dimenticati della riunione. Allora il presidente li fa accomodare nella stanza delle riunioni, che ha pure le bandiere dell’Italia e dell’Europa di lato, e ritorna nell’ufficio. Lì inizia la vestizione, passami la giacca, pulisci la camicia che è sporca. Mi tira anche a me per partecipare a una riunione di cui non so nulla, sono pure vestito da spiaggia, mi sono appena svegliato. E poi bisogna avere le agende, dammi un’agenda, e strappa alla segretaria l’agenda. Entriamo e mi becco un pippone di due ore su quanto certe aziende italiane siano in grado di battere i competitor, che qui si rappresenta un portafoglio di aziende di tutto rispetto, che il problema del Venezuela è portare via i soldi, con questo Chavez. E comunque per ogni cosa sul Guatemala io c’ho R., e il signor R ci fa l’occhiolino e scopre un orologio di pacca. Quando il tizio e R. escono il segretario inizia a mordersi la mano e poi mi inizia strizzare la spalla e scuotermi dicendo quello lì c’ha i milioni, i milioni ti rendi conto, come se volesse strapparmi i milioni di dosso.

Guatemala

Lorenzo Ciancaglini

Annunci

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...