2015, la conquista dello spazio

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Lasciamoci alle spalle un attimo le guerre, le epidemie e tutto ciò che rende il presente un momento così critico per l’umanità intera. Guardiamo alle stelle. Meglio? Insomma. Perché, molto più in silenzio rispetto al passato, lo spazio è tornato fortemente uno dei temi più affascinanti per il futuro. Di tutti. Vediamo perché.

Lo scorso venerdì 17 ottobre atterrava alla base militare di Vandenberg, California, una delle missioni spaziali più enigmatiche di sempre. L’X-37B (e già il nome non ha nulla di accattivante) plana dolcemente e atterra senza equipaggio. Essendo lungo neanche 10 metri, potrebbe essere un qualsiasi test di volo per un nuovo drone da inviare in Medio Oriente, ma questo potrebbe invece essere solo il primo di una lunga serie di navicelle fluttuanti intorno al pianeta.

La sua missione  era iniziata l’11 dicembre del 2012 (dieci giorni prima della “fine del mondo” in versione Maya, do you remember?), e dopo 675 giorni è tornato sulla Terra. Ma dove stanno le differenze rispetto alle migliaia di satelliti che vengono inviati annualmente nello spazio?

Il velivolo, un OTV (Orbital Test Vehicle), è servito alla NASA per provare numerose teorie, raccogliere informazioni scientifiche, accumulare record di tutti i tipi. Forse. Perché in realtà la segretezza è massima intorno all’X-37b. Confermato anche dal Capitano Chris Hoyler, portavoce dell’US Air Force, «La missione è top secret». L’OTV è un prodotto marchiato Boeing, sviluppato insieme alla NASA e alla DARPA, la celeberrima agenzia di Difesa a stelle e strisce che si occupa dello sviluppo tecnologico. La mamma dei droni e dei futuri robot-soldati, per dire.

La Boeing scrive ufficialmente che il velivolo ha l’obiettivo di «esplorare tecnologie utili alla realizzazioe di veicoli spaziali riutilizzabili», ovvero ciò che l’Amministrazione statunitense cerca di mettere in piedi in seguito alla pensione meritata del Progetto Shuttle. Le meraviglie del presente raccontano che le aziende stanno velocemente soppiantando il ruolo statale in tutti i campi. E quindi lo spazio non può esserne esente. Per trovare soluzioni economicamente sostenibili alla prosecuzione dei progetti, la NASA ha appaltato a società esterne i rifornimenti alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Purtroppo, però, il fallito lancio di Antares alla fine di ottobre ha complicato notevolmente i piani di taglio dei costi.

L’OTV era partito in silenzio da Cape Canaveral due anni fa. Sempre Hoyler ha spiegato che «l’X-37B è, di fatto, una piattaforma sperimentale che ospita lo stato dell’arte della tecnologia in diverse aree: dagli scudi termici per i veicoli spaziali alla modellazione ambientale, dal volo in autonomia allo sfruttamento dell’energia solare fino ai più complessi algoritmi per il controllo da remoto». Ma a cosa serve veramente? Oltre al classico complottismo (armi laser, testate nucleari, bancomat per alieni e via dicendo), la preoccupazione dei Paesi non-Nato è che gli Stati Uniti stiano testando strumenti di sorveglianza sempre più sofisticati.

Il lancio di Orion

Il lancio di Orion

Intanto il 19 novembre satelliti americani registravano un’anomalia chiamata «Norad 39765». Lo scorso maggio la Russia lancia in orbita un vettore che trasporta diversi satelliti per le comunicazioni, ma tra questi appare evidente agli esperti che uno di essi è diverso dagli altri. I telescopi “nemici” controllano questo particolare satellite, e notano, non senza stupore, che si avvicina ai resti del vettore Briz-Km che galleggiano nello spazio. Robot-spazzino o satellite-killer, in grado di danneggiare o distruggere i “rivali” spaziali? I danni per le telecomunicazioni sulla Terra sarebbero gravissimi. Ma per adesso l’«Oggetto 2014-28E» (chiamato «Cosmos 2499» a Mosca), è ancora un mistero.

La Cina non sta a guardare. Lo «Shijian 15», lanciato a luglio, pare che abbia seguito lo stesso test del suo simile russo, ovvero avvicinando un altro satellite inutilizzato. E pare che Beijing non aspetti di certo Washington per lo sviluppo di navi spaziali in grado di fornire trasporto e rifornimenti. Ma non è ancora finita. La Capsula Orion è riuscita a decollare lo scorso 5 dicembre per uno dei test più fantascientifici degli ultimi anni. Sarà lei a tentare il volo verso Marte con un equipaggio umano a bordo. Partita a bordo del razzo Delta IV dal Kennedy Space Center in Florida, la Orion ha completato due orbite intorno alla Terra a una quota di 5,700 chilometri, scattando varie foto, ridiscendendo poi a una velocità di 32mila chilometri orari e ammarando al largo della California.

Nel frattempo, godiamoci le fotografie di Samantha Cristoforetti, prima donna italiana a far parte di una missione spaziale, che con le sue splendide immagini illumina la nostra immaginazione..

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