Strage a Charlie Hebdo, l’11 settembre dell’Europa

Broken Pencil

Spari di armi automatiche, ritmo, una piazza piena di alberi. Macchine nuove fiammanti nel centro della capitale europea della libertà per antonomasia, inframmezzate dalla corsa in cerchio dell’uomo coperto che arriva, spara secco sul poliziotto ferito, si fa coprire le spalle dal compagno, sale in macchina. Vedremo queste scene per molto, molto tempo. Perché quello che è successo oggi, nella redazione del giornale satirico Charlie Hebdo, è uno shock europeo che potrebbe mutare radicalmente le sorti del prossimo futuro.

Alle 11.30 del mattino la redazione è in riunione. Nomi noti, firme eccelse della satira, che da decenni pungono, lasciano pruriti politici e solleticano i migliori e peggiori istinti occidentali. Perché, nonostante le minacce e le molotov, nonostante la richiesta di “buon senso” anche da parte delle principali istituzioni francesi già nel 2011 e nel 2012, la redazione del settimanale si è sempre data una sola stella polare: libertà di stampa.

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Gli uomini arrivano, sono coperti da passamontagna e sono ben addestrati. Così, almeno, pare in queste ore di caos di notizie e di ipotesi. «Sono francesi, sono musulmani», «Hanno detto di voler vendicare i musulmani in Mali», «No, in Siria», «Sono di Al-Qaeda», «No, sono dell’IS». Questo lo vedremo dopo, se e quando saranno catturati dalle forze dell’ordine di Francia e dai partner europei e non solo. Gli Stati Uniti sono tra i primi a farsi vicini al governo di François Hollande. Assicurano tutto l’appoggio morale (e logistico) necessario per catturare gli assassini di dodici persone, che hanno ferito un’altra decina di uomini e donne tra giornalisti e passanti, che sono scappati dal luogo della strage con calma, freddezza, preparazione.

La giornata di oggi, Mercoledì 7 Gennaio 2015, sarà ricordata in Francia per lunghi anni. Vedremo (forse) chi è stato. Scopriremo (forse) il perché, il come sia stato possibile avere tutte le informazioni sulla redazione, sul fatto che la protezione della polizia transalpina si fosse fatta più tenue nell’ultimo periodo. Sapremo (forse) qualcosa di più, ma non è detto. Due, forse tre uomini ben addestrati, ben equipaggiati, che sparano, ricaricano, gridano, e uccidono tutti i loro bersagli.

L’Undici Settembre europeo è oggi, perché nonostante l’attacco di Atocha, a Madrid nel 2004, e quello di Londra, sugli autobus e nelle metropolitane nel 2005, le differenze sono troppe. Perché dieci anni fa c’era “solo” Al-Qaeda a contrapporsi all’Occidente. Perché Osama Bin Laden era il faro dell’anti-imperialismo islamico fondamentalista, mentre oggi le figure leader, da Abu Bakr Al-Baghdadi a Al-Zawairi, sono sempre più ombrosi e grigi personaggi, che non hanno nè il calibro nè il carisma di un “politico” come Bin Laden. Sono passati solo dieci anni, ma è come se fossero passati due mondi. La guerra in Iraq è “finita”, e l’Iraq è esploso. Lo Stato Islamico è ovunque e da nessuna parte, è uno spauracchio medievale incredibilmente potente e filtrante, esteso eppure coeso. Tutto il Mediterraneo è in fiamme da anni, e solo negli ultimi due giorni ci sono stati attentati a Istanbul e a Sana’a, che ha causato decine di morti. La Francia è presente con le sue truppe in tanti Paesi africani. Dal Mali alla Somalia, dalla Libia alla Siria. L’interventismo di Parigi non è mai stato così forte come negli ultimi anni, a cavallo tra Sarkozy e Hollande.

220px-CharliehebdoUn mondo allo sfascio, a-polare, che tocca oggi uno dei punti più bui dell’Europa degli ultimi decenni. La crisi economica è ben lontana dal finire, e le forze xenofobe e di estrema destra montano come onde marine in previsione delle prossime tornate elettorali. Sarà Marine Le Pen a vincere le prossime elezioni francesi? Oggi appare più che certo, ma non sappiamo cosa accadrà. La Francia è sotto shock perché toccata nel suo punto più forte, nel suo stesso gonfalone. Quella liberté che fa parte dello stesso motto francese, nel pensiero, nella parola, e nella stampa.

«Se la sono andata a cercare». Innegabile. Minacciati, sotto scorta, insultati, schifati. Ma testardi nel proseguire con la propria idea, il fatto che l’Islam sia “compatibile davvero” con la satira, che con la religione si possa e si debba scherzare. Che nulla sia intoccabile. Se la sono andata a cercare perché chi non rischia non vive, perché solo i liberi possono osare. Ma questo non c’entra, sono solo parole. Mentre nell’aria si sentono solo spari, e il futuro dell’Europa è fosco come il cielo di Parigi.

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