2014, un anno di incidenti in mare

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L’incendio a bordo del traghetto “Norman Atlantic”, che viaggiava tra Grecia e Italia, e che ha visto la morte di almeno otto persone, è stato solo l’ultimo incidente marittimo del 2014. Il disastro a bordo ha suscitato notevoli polemiche sulla sicurezza e sugli enti incaricati della certificazione ordinaria, anche se non è stato il più terribile dell’anno.

Il 16 aprile il traghetto sudcoreano Sewol fece naufragio durante una tempesta. A bordo erano presenti 476 persone, tra cui molti studenti liceali in gita con le scuole. I morti furono allora 295, e nove sono tuttora i dispersi di quella tragedia. L’imbarcazione, svelerà poi l’indagine, era stata caricata per ben tre volte la sua disponibilità, mettendo a repentaglio le misure di sicurezza della nave e dell’equipaggio. Il comandante del “Sewol” fu accostato al suo omologo italiano più tristemente famoso, il Comandante Schettino, per la decisione di abbandonare la nave in tempesta.

Il 2014 era iniziato con l’abbandono del cargo cinese “Peace” da parte dell’equipaggio, con la conta di una vittima alla fine dell’emergenza. Le acque asiatiche sono state sicuramente le più colpite nei primi mesi dell’anno. Il 21 gennaio il traghetto indonesiano “KM Sahabat” affondava nelle prime ore del mattino a 22 miglia da Giacarta durante il suo viaggio verso Tanjung Pinang. Delle 160 persone a bordo, solo 132 furono salvate dalle altre unità navali di soccorso. Febbraio ha visto forse uno dei naufragi più spettacolari dell’anno. Il cargo “Luno” smette di rispondere ai comandi a causa di un blackout all’ingresso della diga di Bayonne, in Francia, il 5 del mese. La nave, colpita da forti onde e da un vento impetuoso, si arena davanti alla costa e si frantuma in due tronconi. Pochi giorni dopo, il 10 febbraio, la porta-container “Sheng An Da” entrava in collisione con il tanker “Hua Yun 2” nell’estuario del Pearl River, conosciuto anche come il fiume di Guangdong, nella Cina meridionale, riportando due morti e alcuni dispersi. Tra Marzo e Aprile il conto delle vittime dei naufragi si è drammaticamente alzato.

Il naufragio del "Luno"

Il naufragio del “Luno”

Se la tempesta che aveva colpito la porta-container turca “Yusuf Cepnioglu”, in navigazione da Smirne a Biserta, si era risolta con la perdita di buona parte dei TEU stipati sul ponte tra gli scogli dell’isola di Mykonos, ma fortunatamente senza feriti, lo stesso non si può dire per il “Santa Ana”, battente bandiera portoghese, che il 10 marzo affondava davanti alle coste spagnole dell’isola di Erbosa. Solo un uomo sarà recuperato dal peschereccio “Maresco”, mentre i suoi otto compagni saranno registrati tra vittime e dispersi. Il cargo “Beagle III” seguiva lo stesso destino il 18 del mese dopo una collisione con il “Pegasus Prime” nella Tokyo Bay. Il “Beagle”, che trasportava bobine d’acciaio, subì i danni maggiori nell’impatto, trascinando a fondo anche otto degli uomini che lavoravano a bordo. Costruito nel 2009 e battente bandiera di Panama, il “Beagle III” disponeva di una stazza di oltre 17mila tonnellate.

Alla fine di marzo un’imbarcazione carica di rifugiati congolesi si ribaltava nel Lago Alberto, causando la morte di almeno 250 persone. Nei primi venti giorni di aprile si susseguono gravi incidenti tra l’Asia e le coste europee. Il 5 aprile il “Mar de Marin” affonda dopo la collisione con il ro-ro “Baltic Breeze”, causando la morte di cinque passeggeri. Il 13 aprile il “Gran Fortune 1” si inabissa davanti a Yeosu, ancora in Corea del Sud. E dodici giorni più avanti, il 16, sarà il “Sewol” a riportare il nome del Paese asiatico nuovamente sui giornali, e questa volta in prima pagina. Il giorno dopo è ancora un naufragio a portare a 318 il numero delle vittime del mese, registrando l’affondamento del peschereccio portoghese “Mar Nosso”, nel Golfo di Biscaglia. Lo “Zhong Xing 2”, cargo cinese, entrava in collisione con il “MOL Motivator” davanti all’isola Po Toi il 5 maggio, e undici dei suoi tredici uomini perdevano la vita in mare.

Giugno è stato forse il mese dove le nave cariche di migranti sono state le tristi protagonisti degli incidenti navali. Il 18 un peschereccio carico di immigrati si inabissava davanti a Port Klang, nello Stretto di Malacca, e le autorità stimavano che le vittime del naufragio dovevano essere approssimativamente settanta, mentre altrettante erano state tratte in salvo. Il giorno dopo altre venti persone venivano date per disperse nelle onde davanti a Sumatra, mentre il 30 giugno un’imbarcazione affondava nello Stretto di Sicilia causando la morte di almeno ottanta persone.

Il 2014 ha visto un alto numero di incidenti riguardanti specialmente i traghetti. All’inizio di agosto migliaia di persone lasciavano Dacca, la capitale del Bangladesh, imbarcandosi su scafi spesso privi delle più elementari strutture di sicurezza. Il “Pinak 6” era uno di questi. Il traghetto, costruito per poter ospitare 85 persone, assicurava il viaggio a non meno di 200 passeggeri quel giorno. Solo un centinaio di questi riuscirono a salvarsi. E in Egitto una nave carica di quasi 500 migranti palestinesi, sudanesi ed egiziani veniva speronata da un’altra imbarcazione illegale il 10 settembre, portando a un disastro con oltre 400 vittime stimate.

Il 21 settembre si è avuto il prologo di ciò che poi è avvenuto per il Norman Atlantic sul finire del 2014. L’”Europalink” è un traghetto in navigazione dal porto greco di Patrasso verso Ancona, come molti altri ogni giorno. La collisione con gli scogli vicino a Corfu però porta all’evacuazione della nave. Tutti i 692 passeggeri e 70 membri dell’equipaggio vengono portati in salvo. L’ultimo mese dell’anno vede tornare d’attualità gli incidenti navali, con una triste conta di vittime. Il 12 dicembre il traghetto “Mutambala”, che batte bandiera della Repubblica Democratica del Congo, si rovescia nel Lago Tanganyika. Si conteranno in seguito 130 annegati. Il 28 dicembre, in un giorno di tempesta, il “Norman Atlantic” invia il suo “Mayday” a causa di un incendio scoppiato nel garage. L’inchiesta, in corso, stabilirà quante persone erano illegalmente nella pancia del traghetto, se la distanza tra i camion fosse regolamentare, se le paratie anti-incendio e i sistemi di sicurezza fossero operative o no. Dopo due giorni di apprensione, tra vento, mare mosso e un fumo nero che esce dalla nave, oltre 470 persone vengono salvate. Otto sono i morti accertati, oltre a due operatori albanesi che vengono colpiti da una fune nel tentativo di portare soccorso al traghetto. All’appello mancano ancora alcuni nomi. Lo stesso giorno il “Gökbel” si scontra con il cargo “Lady Aziza” nel porto di Ravenna. La nave turca ha la peggio, affonda e porta con sé due membri dell’equipaggio, con altri quattro dispersi.

Articolo pubblicato originariamente su The Meditelegraph

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