Africa, la zampata del Dragone

Revelers explode firecrackers as they celebrate Lunar New Year at Manila's Chinatown on Feb. 19, 2015. The Chinese Lunar New Year on February 19 will welcome the Year of the Sheep (also known as the Year of the Goat or Ram). (Erik DeCastro/Reuters) Thanks to The Boston Globe Free Share

Revelers explode firecrackers as they celebrate Lunar New Year at Manila’s Chinatown on Feb. 19, 2015. The Chinese Lunar New Year on February 19 will welcome the Year of the Sheep (also known as the Year of the Goat or Ram). (Erik DeCastro/Reuters) Thanks to The Boston Globe Free Share

L’ultima settimana di gennaio è stato siglato un accordo tra Unione Africana e Cina per un piano di investimenti stimato in circa 20 miliardi dollari per lo sviluppo di infrastrutture strategiche. La firma al documento, che per ora è ancora un memorandum d’intesa, è stato salutato dalla Presidente della Commissione dell’Unione Africana Nkosazana Dlamini-Zuma e dall’inviato del Governo cinese Zhang Ming, vice-Ministro agli Affari Esteri, come il più significativo accordo economico mai siglato dall’organizzazione degli Stati africani nella sua storia. [articolo pubblicato originariamente su The Meditelegraph]

Incorniciata nell’Agenda 2063 per lo sviluppo dei trasporti continentali, la cerimonia porta con sé i conclamati interessi di Pechino in Africa, mentre non è ancora chiaro quali saranno i progetti che saranno finanziati in maniera prioritaria. Gli aeroporti africani stanno crescendo per importanza e per grandezza, ma per attraversare il continente è facile che i voli prevedano ancora scali in Europa o nella penisola araba.

«Questo è l’accordo del secolo», ha affermato Zhang Ming. «Il documento sull’aviazione commerciale segna una nuova era per la cooperazione tra Unione Africana e Cina».
Il continente africano, così come il Sud America, rappresentano mercati immensi per il grande ibrido statale cinese, a metà tra azienda e nazione. L’Africa, soprattutto, è stata negli ultimi anni uno dei fulcri principali degli investimenti esteri di Pechino, grazie alla sua manodopera a basso costo e ai grandi spazi in cui poter costruire accordi commerciali vantaggiosi in una prospettiva di lungo termine. La Cina è il primo partner commerciale dell’Africa. Gli scambi commerciali hanno raggiunto la quota di 200 miliardi di dollari nel 2014, e le previsioni indicano che gli accordi presi ad Addis Abeba lo scorso 27 gennaio implicheranno una crescita decisa nel corso del 2015 per la bilancia commerciale cinese e dei Paesi interessati dallo sviluppo.

Nel 2012 gli investimenti diretti di Pechino in Africa hanno superato il valore di 2,5 miliardi di dollari, mentre l’anno successivo veniva inaugurato un piano di sviluppo industriale “in loco” da oltre 1 trilione di dollari per il decennio a venire. Lo scorso novembre la China Railway Construction Corp. siglava un’intesa per la costruzione di 1400 chilometri di ferrovia lungo la costa della Nigeria. Il percorso della linea, che attraverserà cinque nazioni, andrà a sostituire il tragitto della linea britannica a scartamento ridotto.

Il volume dei container movimentati dai porti africani è in costante crescita. Pechino vede nelle coste orientali del continente un immenso business, da sviluppare nel minor tempo possibile. La Maritime Silk Road, inaugurata ufficialmente dal Presidente Xi Jinping durante un discorso tenuto al Parlamento dell’Indonesia nell’ottobre 2013, è un’iniziativa strategica per aumentare gli investimenti e implementare alleanze e collaborazioni intorno all’Oceano Indiano. Nel novembre dello scorso anno Xi Jinping ha annunciato che sono già in piedi progetti in grado di fornire alla Cina un fondo di sviluppo da 40 miliardi di dollari. Si prevede che i porti di Dar es Salaam in Tanzania, Maputo in Mozambico, Libreville in Gabon, Tema in Ghana, e Dakar in Senegal saranno nodi importanti per lo sviluppo commerciale cinese.

Il Fondo Monetario Internazionale afferma che la presenza della Cina nei Paesi sub-sahariani è triplicata tra il 2007 e il 2010, rappresentando la metà del finanziamento estero mondiale per lo sviluppo delle infrastrutture. Seguendo la linea inaugurata in questi anni, è possibile che gli investimenti cinesi arriveranno a quadruplicare entro il 2020. La classifica mondiale 2013 curata dal World Economic Forum per quanto riguarda le infrastrutture portuali vedeva solo quattro Paesi con dati davvero positivi. Questi erano Kenya, Marocco, Sudafrica e Namibia. Intanto altri 37 Stati africani venivano indicati come all’inizio dell’economia portuale, ma in forte espansione. La Nigeria, dilaniata al nord dalle stragi del gruppo Boko Haram, è la prima economia del continente, e l’economia di Abuja punta ad alleviare la congestione del suo porto principale, Lagos, valorizzando gli altri scali costieri.

Fireworks illuminate the sky during the celebrations of the Chinese Lunar New Year in Hong Kong on Feb. 20. Fortune tellers in Hong Kong said that the Year of the Sheep should be calmer in general than the previous Year of the Horse, which was characterized by catastrophic international air accidents, brutal terror attacks, global political upheaval, a resurgent Ebola virus and war. (Philippe Lopez/AFP/Getty Images) Thanks to The Boston Globe Free Share

Fireworks illuminate the sky during the celebrations of the Chinese Lunar New Year in Hong Kong on Feb. 20. Fortune tellers in Hong Kong said that the Year of the Sheep should be calmer in general than the previous Year of the Horse, which was characterized by catastrophic international air accidents, brutal terror attacks, global political upheaval, a resurgent Ebola virus and war. (Philippe Lopez/AFP/Getty Images) Thanks to The Boston Globe Free Share

Operatori come CMA CGM e Maersk Line stanno rafforzando le proprie reti commerciali per avere maggiore efficienza, e saranno coadiuvati dalla costruzione di infrastrutture come la costruzione di linee ferroviarie funzionanti. Entro il 2020 è possibile che si affacceranno ai porti africani navi da 10,000 tonnellate. Per questo motivo è necessario che le infrastrutture portuali africane siano pronte a ricevere merci e investimenti che potrebbero cambiare radicalmente le economie dei Paesi costieri. Il progetto cinese di sviluppo sostenuto dal Governo della Tanzania prevede che la China Merchants Holdings International investirà 1,7 miliardi di dollari nel Paese, inclusa la costruzione terminal container a Mbegani, vicino alla cittadina di Bagamoyo. I lavori per il nuovo scalo inizieranno il prossimo luglio, stando alle dichiarazioni ufficiali del Governo di Dodoma.

Il progetto, finanziato per oltre 10 miliardi di dollari, sorgerà a 75 km a nord della capitale commerciale Dar Es Salaam. Il ritardo accumulato fino ad oggi per la costruzione è imputabile, dicono i funzionari statali, agli appalti per la costruzione delle infrastrutture logistiche che dovranno collegare lo scalo con le reti già esistenti. Il nuovo hub punta a scalzare il rivale del Kenya, lo scalo di Mombasa. Un dato su tutti: la prima metà del 2013 aveva fatto registrare 417,000 TEU movimentati nel porto di Mombasa. Una cifra che è diventata di 465,000 TEU nella prima metà del 2014. Insieme alla China Merchants Holdings, sarà il più grande fondo sovrano dell’Oman a finanziare direttamente il porto di Bagamoyo. Intanto Pechino ha finanziato la costruzione di 532 km di gasdotto per le esigenze della Tanzania, con un finanziamento da 1,2 miliardi di dollari. La China Merchants Holdings ha acquistato inoltre la quota del 50% del Container Terminal di Lome, in Togo. L’espansione del porto è in fase di attuazione, e prevede che lo scalo possa ospitare oltre 2,2 milioni di TEU. Anche il Sudafrica è interessato dalle mire cinesi sul continente.

Sul finire del 2014 il Dipartimento del Commercio sudafricano ha comunicato di voler implementare gli accordi con la Bank of China per attrarre maggiori investimenti nel Paese.
Tuttavia la costruzione di nuove infrastrutture e l’enorme afflusso di denaro in Africa potrebbe anche essere controproducente per Pechino, se non viene supervisionato con un monitoraggio più attento allo sviluppo complessivo. Nel biennio 2012-2013 le esportazioni globali sub-sahariane sono cresciute del 9%, arrivando a 6,4 milioni di TEU movimentati. Sette delle dieci economie più in espansione nel mondo sono africane, anche se le disparità sociali e le instabilità politiche rendono questi dati di scarsa prospettiva se non saranno supportati da interventi che vadano in un’ottica di miglioramento generale delle condizioni economiche e sociali.

Carta di Laura Canali, Limes

Carta di Laura Canali, Limes – Rivista Italiana di Geopolitica

Ma la Cina è attiva sulla costruzione anche di una base navale militare in Namibia. La notizia è circolata nelle ultime settimane, e vede una delegazione di Pechino in visita a Windhoek. La lettera dell’ambasciatore Ringo Abed al Segretario permanente agli Affari Esteri Selma Ashipala-Musavyi, datata 22 dicembre 2014, ha fatto seguito ad un incontro avuto con il funzionario del Ministero della Difesa cinese Geng Yansheng. Le unità della marina della Repubblica Popolare saranno impiegate ufficialmente per scongiurare la presenza di pescherecci stranieri nelle coste del Paese africano, anche perché il destino della Namibia è fortemente correlato alla politica cinese.

Nel 2013 veniva firmato un accordo triennale di cooperazione economica del valore di 25 milioni di dollari per un primo finanziamento in infrastrutture e formazione. Gli scambi commerciali tra i due partner nel 2013 hanno toccato da quota di 740 milioni di dollari. I media locali danno per certo l’interesse di Pechino anche nei confronti di infrastrutture da sviluppare in Madagascar e Seychelles, il che darebbe alla Cina non meno di sei porti africani sulla Maritime Silk Road, che vanno dall’Oceano Indiano attraverso il Mar Rosso. Nel febbraio del 1488 Bartolomeo Dias e le sue caravelle portoghesi raggiungevano per la prima volta il Capo estremo del continente, aprendo di fatto la strada commerciale marittima verso l’Oriente, la Carreira da India. Cinquecento e più anni dopo, la Cina punta allo sviluppo di un mercato senza fine.

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