“Tuk Tuk Malaysia” – La nebbia agli irti colli

burning

Tra le meraviglia del Sud-Est Asiatico, tra spiagge dorate, animali fantastici e cibi particolari, si alza in cielo la nuvola del business. [di Guido Striglioni]

“(…) piovigginando sale (..)” – scriveva il poeta ispirato.

“(…) Dal volto removea quell’aer grasso (…)” – cantava Dante nella sua Commedia, descrivendo i vapori emanati dalle paludi infernali del fiume Stige.

“The haze is back, the haze is back!” – la foschia e’ tornata, la foschia e’ tornata, mormorano tossendo i genitori malesi preoccupati, passando delle inutili mascherine di carta da mettersi intorno alla bocca ai figli incuriositi.

«Aaaaah, ma che bella giornata di merda!» – penso io svegliandomi la mattina e vedendo dalla finestra la città avvolta da una nebbia fitta e calda che ti si appiccica addosso, non ti fa respirare e ti brucia gli occhi come fosse fumo fuoriuscito da una stufa in una stanza chiusa.

«E’ tutta colpa dell’Indonesia: danno fuoco alla jungla per poi poter avere terreni disponibili per nuove piantagioni di olio di palma. E tutto il fumo dei roghi viene portato dal vento in Malesia» – ripetono all’unisono e con tono stizzito i cittadini malesi, tralasciando il fatto che le aziende responsabili della deforestazione in Indonesia siano principalmente ditte malesi.

«Andrà avanti così per almeno un mese, Guido. E non gioire se verrà la pioggia: riparati e tieni coperta la pelle, perché sarà acida e contaminata dalla nube chimica» – mi dice il collega Aik Keong accendendosi una sigaretta al ventisettesimo piano del grattacielo dove lavoro, nel terrazzo esterno immerso nel fumo della foresta indonesiana che brucia.

«Dovremmo smettere di mangiare la Nutella, fatta con olio di palma che è uno dei maggiori responsabili della deforestazione» – incitava non troppo tempo fa Ségolène Royal, che pur avendo preso di mira la multinazionale sbagliata non aveva troppo torto in ciò che stava dicendo.

«L’olio di palma che utilizziamo è interamente prodotto in piantagioni certificate eco-sostenibili» – si affrettava a controbattere con tono rassicurante a sorriso affabile la Ferrero, senza però riuscire a convincermi fino in fondo.

«Ma la Nutella e’ buona!» – esclamava abbozzando un sorriso l’intervistatore di Ségolène.

Foto 1: Panorama il mese scorso

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Foto 2: Durante i giorni di haze/foschia

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