La Francia allarga il suo Impero

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Un’estensione di oltre 500.000 chilometri quadrati in più per Parigi. Il 25 settembre la Gazzetta Ufficiale francese ha pubblicato i quattro decreti che modificano i limiti esterni della piattaforma continentale della Francia al largo dei suoi territori d’oltremare, in Martinica, Guadalupa e Guyana, nell’Oceano Indiano meridionale (nelle Isole Kerguelen) e nel Pacifico (Nuova Caledonia) [articolo pubblicato su The MediTelegraph]

Parigi, che dispone già della seconda area marittima più ampia del mondo dopo gli Stati Uniti, con oltre 11 milioni di chilometri quadrati, aumenta ancora la sua predominanza negli oceani. I nuovi limiti, fissati sulla base delle raccomandazioni scritte dalla Commissione incaricata delle Nazioni Unite, rispondono alle richieste del governo francese del 2009 e del 2012, e consegnano a François Hollande una nuova geografia statale.

Il Diritto del Mare, che imposta la Zona Economica Esclusiva (ZEE) di ogni Paese costiero in 200 miglia nautiche (370 km) dal proprio litorale, indica anche i diritti di sfruttamento delle risorse del suolo e del sottosuolo marino allo Stato di riferimento. Come nel caso della Francia, tuttavia, ogni Paese costiero ha la possibilità di presentare richiesta alle Nazioni Unite per un’estensione dei limiti della ZEE in base a studi geologici e di conformazione che possono modificare la geografia e i diritti dello stesso richiedente. Una questione, quella della zona economica esclusiva, tutt’altro che secondaria. La Commissione sui limiti della Piattaforma Continentale (CLC), entrata in vigore nel 1994 ma istituita dalla UNCLOS del 1982, ha già visionato e valutato numerose richieste da parte di Stati che hanno promosso iniziative per allargare la propria sovranità territoriale. L’intento dei richiedenti può essere quello di guadagnare risorse sommerse o per impedire a nazioni ostili di avvicinarsi troppo alle proprie coste, e non sono poche le richieste cassate dalla commissione.

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Le richieste francesi, in questo caso, sono state valutate in base ad approfonditi studi geologici sul sottosuolo marino, e allargano di molto le capacità di sfruttamento di Parigi. Tuttavia non tutte le istanze sono state accettate. La domanda per l’estensione della ZEE per quanto riguarda l’arcipelago di Crozet, nell’Oceano Indiano meridionale, o per le isole Wallis e Futuna, nel Pacifico, è stata depositata ma non ancora visionata. La possibilità per la Francia, quindi, è quella di vedere espansa ancora di più la propria zona economica esclusiva, anche grazie alla geografia dei suoi territori sparsi per il globo, riformati nel 2007 e raggruppati in Regioni, Territori o Collettività d’Oltremare (Rom – Tom – Com). In situazioni di Stati vicini infatti, come può avvenire nel Mediterraneo o in laghi di confine, viene applicato il principio dell’equidistanza, ma in questo caso la Francia può vantare il possedimento di isole o arcipelaghi conquistati e mantenuti nel corso dei secoli in tutte le zone del mondo, ampliando così il territorio complessivo dello Stato.

Il piano per l’estensione della ZEE, denominato “Extraplac”, riunisce ben 25 domande di ampliamento. Iniziato ufficialmente nel 2003, Extraplac vede coinvolti tutti i vertici governativi e ministeriali, e viene gestito principalmente da IFremer, l’istituto francese di ricerca per lo sfruttamento marino. Gli obiettivi spaziano dalla possibilità di ingrandire il peso politico francese in territori vasti e lontani alla mappatura delle risorse e al loro sfruttamento. Benoît Loubrieu, Program Manager di Extraplac, spiega che grazie alle misurazioni effettuate in questi anni e grazie all’utilizzo di ecoscandagli, si possono ricostruire mappe in 3D che vanno a evidenziare la “naturale continuità geologica tra terraferma e area sottomarina”, precondizione necessaria per l’accettazione della domanda in fase di commissione.

Idrocarburi e materie come cobalto, manganese, ferro, nichel e rame, le terre rare e le risorse biologiche. Sono varie le possibilità di sfruttamento da parte della Francia in questi terreni, anche se il governo Hollande non parla necessariamente di uno sfruttamento intensivo, perché la scelta può ricadere anche sulla semplice strategia militare, come nell’isola di Europa, tra Mozambico e Madagascar, dove è stata posizionata una base militare. Ma anche il turismo e la protezione dell’ambiente sono interessi primari su cui la Francia può ampliare e migliorare la propria economia. Le cifre parlano di un impegno statale di 25 milioni di euro per il progetto Extraplac.

Una quota nei fatti modesta, se pensiamo alle possibilità di espansione geografica, messa anche in relazione ai 100 milioni di euro spesi dalla Danimarca per questioni analoghe, o ai 750 milioni spesi dal Giappone. Nel dettaglio, le Isole Kerguelen coprono la maggior parte di questo aumento della ZEE con oltre 423.000 chilometri quadrati, insieme ai 76.000 al largo della Nuova Caledonia, i 72.000 della Guyana Francese, e gli 8.000 chilometri quadrati partendo dalla costa di Martinica e Guadalupa. Se fossero accettate tutte le domande di Extraplac, la Francia potrebbe arrivare ad avere addirittura un milione di chilometri quadrati di ZEE in più rispetto a oggi.

Leonardo Parigi

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