Israele, esodo di massa verso il Paese-bunker

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Netanyahu, all’indomani della strage di Parigi del gennaio 2015, aveva “invitato” gli ebrei francesi a trasferirsi in Israele. La “chiamata”, rispedita al mittente dalle istituzioni laiche e religiose ebraiche della capitale francese, sembra essere stata ascoltata da tanti abitanti della Ville Lumiére.

Il saldo positivo di emigranti ebrei verso Israele si è incrementato notevolmente negli ultimi mesi. Dagli attentati a Charlie Hebdo, e conseguente attacco al supermarket kosher a Parigi, all’attentato di Copenhagen dello scorso marzo, la vita della comunità ebraica europea si è fatta decisamente complicata.

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Un Aliyah, un ritorno di massa, che modificherà sistematicamente le politiche israeliane in tante materie. Gli ebrei francesi fuggono con un ritmo impressionante, stando alle statistiche della Jewish Agency riportate da CNN e principali network. Gli attacchi in Francia, oltre alle stragi di gennaio e di novembre del 2015, sono stati più mirati e intensi nei confronti della comunità ebraica. Basti pensare all’attentato fuori dalla scuola di Tolosa, o agli attacchi ai militari di Montauban, nel 2012.

Nel 2015 sono stati più di 8,000 gli ebrei che hanno lasciato la Francia, direzione Israele. Un tasso molto più alto che in ogni altro Paese europeo, che risponde a diversi fattori. Sicurezza delle comunità, anti-semitismo, ma anche un progressivo ritorno del sionismo israeliano con una forte connotazione ultra-ortodossa. Nel 2013 un sondaggio dell’Unione Europea rilevava che il 74% degli ebrei francesi erano impauriti di essere attaccati per motivi religiosi – percentuale chiaramente aumentata dopo gli avvenimenti dell’ultimo anno.

Anche in Gran Bretagna la percentuale di ebrei che lasciano casa per trasferirsi nel Paese guidato da Netanyahu è cresciuta, ma non come in Francia. Dallo scorso ottobre, sono stati tre gli attacchi individuali ai danni di persone di religione ebraica nella città di Marsiglia.

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Stando ai numeri della Jewish Agency, sono quasi 1 milione e mezzo gli ebrei europei. Un tasso di crescita della migrazione così importante come quello che si verifica oggi nei confronti di Israele, potrebbe portare sistematici cambiamenti nella politica di Tel Aviv, non solo sulla questione dei territori occupati.

 

 

 

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