Novorossiysk vuole crescere ancora

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Un prestito per un totale di 2,1 miliardi di dollari ,finanziato dal gruppo VTB, non è l’unica mossa del Novorossiysk Commercial Sea Port per crescere ancora. Già leader assoluta nel mercato russo, la compagnia del porto sul Mar Nero punta a crescere molto, e in fretta. [Articolo pubblicato su The MediTelegraph]

Terzo operatore in Europa in termini di cargo, NCSP detiene in solitaria più del 20% dell’intero mercato di Mosca per quanto riguarda il fatturato totale di carico nei porti. Una base di partenza non indifferente, ma non sufficiente, stando ai piani ufficiali della compagnia. Il prestito di VTB, operato in sette anni, andrà a sostenere lo sforzo di NCSP di aumentare le proprie capacità operative addirittura del 50% entro il 2025. Intanto i primi sei mesi del 2016 hanno fatto registrare un aumento del 6% per il fatturato cargo, raggiungendo la quota di 74,4 milioni di tonnellate.

Aumenti sono stati registrati anche per quanto riguarda i volumi dei liquid cargo, +5,3% su  base annua, e +5,9% per le rinfuse. Il traffico container è arrivato a quota 252.000 Teu, con un aumento del 7,5%. Numeri tutti positivi che fotografano una buona base di partenza per lo sviluppo futuro del gruppo NCSP, che opera sui due porti di Novorossiysk, sul Mar Nero, e di Primorsk, sul Mar Baltico. Nelle ultime settimane è rimbalzata la dichiarazione del CEO di NCSP, Sultan Batov, circa la volontà di raggiungere e sorpassare Anversa, facendo del porto russo il primo hub continentale in termini di traffico. Filtrata dalla retorica, l’affermazione di Batov potrebbe non essere del tutto azzardata, se consideriamo i trend di crescita del sito e gli investimenti privati che porterebbero ulteriore linfa a Novorossiysk. La United Grain Co. è un esempio calzante. E’ dei primi di luglio la notizia di un ordine da 1,500 vagoni da grano Tipo 19-9549 come primo step di un programma di sviluppo che prevede la creazione di una flotta da oltre 8,500 nuovi vagoni entro il 2020.

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La società prevede inoltre di andare ad ammodernare alcuni degli impianti di movimentazione del grano già esistenti nel porto russo, costruendo ex novo un terminal granario a Zarubino, sul Mar del Giappone. Un traffico da 10 milioni di tonnellate annue che si sposterebbe tra Oriente e Occidente a flusso costante. Grano come leva di sviluppo? Pare di sì, stando anche a quanto riporta Bloomberg. La Russia ha già sorpassato gli Stati Uniti come primo esportatore mondiale, grazie alle vendite verso l’Egitto. Il basso prezzo della materia prima in Russia sta eliminando dal mercato regionale concorrenti come Francia e Ucraina. Mosca esporta oltre 25 milioni di tonnellate in questa stagione, record assoluto per il secondo anno consecutivo. Nel solo luglio, l’Egitto ha deciso di acquistare ben 480,000 tonnellate di grano, la cui metà derivante proprio dai campi russi. Ma il grano può bastare al porto di Novorossyisk a scalzare Anversa? Certamente no. Ecco allora che risultano già firmati 17 accordi commerciali con i maggiori produttori russi di ferro, carbone, metalli, fertilizzanti e altri materiali – stando alle dichiarazioni del management di NCSP.

L’obiettivo primario sono le dry bulk, su cui NCSP punta a raggiungere la quota del 30% di movimentazione di tutti i porti del Paese. Il ferro, in effetti, è stato il materiale che ha mostrato la crescita migliore su base annua nel Q1 del 2016: un impressionante +60,4%. Cosa ostacola allora la possibilità di Novorossyisk di superare Anversa? Come prima risposta, la situazione circostante. I colpi di coda del fallito golpe militare in Turchia potrebbero avere ripercussioni estremamente lunghe e gravi in tutta la regione. Il Mar Nero rappresenta un bacino di grande importanza per tanti Paesi costieri, certo, ma proprio in queste acque si fronteggiano in silenzio Russia e Turchia già da diverso tempo. Proprio nel porto di Novorossiysk sarà presente un perno fondamentale della rinnovata forza militare russa, ovvero la futura base militare in grado di ospitare sei sottomarini classe Varshavyanka. La flotta del Mar Nero fa base nella città portuale di Sebastopoli, in Crimea, a poco più di sei ore di macchina dal porto gestito dalla NCSP. La decisione del Ministero della Difesa di Mosca di implementare una base navale supplementare nel Mar Nero è la conseguenza del forte interesse manifestato dalla Russia nei confronti dei suoi alleati nella regione, oltre che dalla necessità di contenere un competitor come la Turchia, e allo stesso tempo di rispondere alla progressiva avanzata a Est della Nato.

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Una partita a scacchi che vede chiaramente coinvolta anche l’Ucraina, con la Crimea “ritornata” alla Russia dopo un referendum spiccatamente teatrale. Una situazione, dunque, che non aiuta lo sviluppo economico pacifico del porto di Novorossyisk, che anzi dovrà far bene attenzione a tenere separate, per quanto possibile, le due attività di commercio e difesa. Nel solo 2015 la flotta del Mar Nero ha raggiunto la quota di 200 unità militari, di cui oltre 40 navi da guerra, di cui due classe “Kalibr” appena varate.

La Marina turca, invece, si concentra sul Mediterraneo. Un altro punto fondamentale a suo svantaggio è il controllo dello Stretto del Bosforo da parte di Ankara. Buona parte dell’export di greggio russo passa attraverso questo breve braccio di mare. Nonostante le ostilità tra i due giganti del Mar Nero, l’energia è stata recentemente eletta a nuova base di trattato. Erdoğan sa che la Russia potrebbe diventare un fornitore privilegiato di gas naturale per i prossimi decenni, e gli investimenti pubblici e privati in atto probabilmente subiranno solo una battuta d’arresto, prima di essere ripristinati con vigore.

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