Il nucleare italiano aspetta ancora il Deposito Nazionale

depositi-scorrie-radioattiveEppure sembrava che i tempi dovessero essere molto stretti. Dopo trent’anni dallo spegnimento delle centrali nucleari italiane, il parco ipertecnologico che dovrebbe contenere le scorie nucleari italiane è ancora di là da venire. Peccato che la data di scadenza per la decisione sia già stata abbondantemente superata.

La legge 368 del 2003 affermava che l’Italia avrebbe avuto il suo deposito nazionale di scorie nucleari nel 2008. Chiaramente così non è stato, e la Sogin, la controllata statale incaricata del ‘decomissioning’ delle centrali italiane, deve ancora riuscire a far riprocessare alcune tonnellate di combustibile irraggiato.

E anche se l’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) ha licenziato a giugno 2014 le linee guida per l’individuazione del luogo ideale dove far sorgere quello che dovrebbe essere non solo un deposito, ma un vero parco tecnologico. Nel Deposito Nazionale andranno smaltiti non soltanto i combustibili delle antiche centrali nucleari, ma anche i rifiuti ospedalieri di oggi, oltre a tutto il materiale radioattivo inutilizzabile e dannoso. Dove si trovano oggi tutti gli avanzi radioattivi della breve esperienza nucleare italiana? In Piemonte, per il 96%.

Sul sito dedicato da Sogin al processo, sono disponibili molte informazioni al riguardo: www.depositonazionale.it

Tuttavia, la scelta del Governo di attendere ancora sembra più motivata da una questione di consenso piuttosto che da avere indicazioni ancora più precise da quelle già ottenute:

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Il deposito sarà alto come un palazzo di cinque piani, e dentro alla struttura saranno chiusi oltre 90mila metri cubi di rifiuti. Intorno, il parco dedicato alla ricerca e alla divulgazione scientifica sulle scorie e sul nucleare.

Ogni giorno la medicina e l’industria producono tonnellate di materiale di scarto, che devono essere gestite. Oggi li inviamo all’estero per riprocessarli, ovvero per estrarre da essi plutonio e uranio. Il primo progetto per l’impianto risale addirittura ai primi anni Novanta, quando il ‘No’ al nucleare era diventato certezza. Entro il 2020 si aspettava che Sogin riuscisse a smantellare tutti gli impianti oggi esistenti: le centrali di Caorso, Trino Vercellese e Bosco Marengo, ma anche Latina, Garigliano e Rotondella, ma oggi si parla più realisticamente del 2029. E purtroppo il tempo continua ad aumentare, dato che verosimilmente risentiremo parlare di Deposito Nazionale non prima della prossima primavera.

La spesa per lo smantellamento è lievitata fino a quasi 7 miliardi di euro, anche se l’allora Amministratore Delegato Riccardo Casale assicurava due anni fa che i tempi sarebbero stati molto più stretti del passato. «Vogliamo andare sul mercato», affermava la scorsa primavera, «distribuire dividendi, prendere anche l’1% del settore mondiale dello smantellamento delle centrali».

Una volta individuato il luogo dove sorgerà il Deposito, bisognerà attendere non meno di quattro prima dell’inizio della costruzione vera e propria. Osservazioni degli Enti locali, consultazioni pubbliche, indagini geologiche. E, ovviamente, scelte politiche. La partita appare già eternamente lunga, e risulta davvero difficile pensare che sarà facile individuare luoghi sicuri, ampi e “accettati” dalla popolazione locale.

Dal 2015 si attende la pubblicazione della Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee (CNAPI). Nonostante il nulla osta da parte dei Ministeri competenti, è arrivato anche lo stop per l’attesa del “Programma di Gestione dei Rifiuti Radioattivi” da parte di Bruxelles. Lo stesso Deposito Nazionale non sarebbe una soluzione finale. I rifiuti stazionerebbero nel sito per decenni, in attesa di un luogo dove “tombare” per migliaia di anni le scorie più potenti. In Finlandia, per l’appunto, è stato creato un luogo unico al mondo. Una struttura interrata estremamente protetta da un punto di vista geologico e sismico. Dovrà essere così duraturo da “essere dimenticato”, una volta riempito di scorie pericolose. Un sepolcro tecnologico in grado di resistere almeno 10.000 anni.

Sogin spiega:

Il Deposito Nazionale è un’infrastruttura ambientale di superficie dove mettere in totale sicurezza i rifiuti radioattivi. La sua realizzazione consentirà di completare il decommissioning degli impianti nucleari italiani e di gestire tutti i rifiuti radioattivi, compresi quelli provenienti dalle attività di medicina nucleare,industriali e di ricerca.

Insieme al Deposito Nazionale sarà realizzato il Parco Tecnologico: un centro di ricerca, aperto a collaborazioni internazionali, dove svolgere attività nel campo del decommissioning, della gestione dei rifiuti radioattivi e dello sviluppo sostenibile in accordo con il territorio interessato.
Il Deposito è una struttura con barriere ingegneristiche e barriere naturali poste in serie, progettata sulla base delle migliori esperienze internazionali e secondo i più recenti standard AIEA(Agenzia Internazionale Energia Atomica) che consentirà la sistemazione definitiva di circa 75 mila metri cubi di rifiuti di bassa e media attività e lo stoccaggio temporaneo di circa 15 mila metri cubi di rifiuti ad alta attività.

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Nonostante la volontà sbandierata nel 2014 di voler rompere il tabù sul nucleare, quindi, il Governo sembra dover e voler prendere tempo.

In una delibera del 2015, l’Autorità per l’Energia affermava: «Sogin registra fino a 7 anni di slittamento sui progetti in corso (6 anni di ritardo nello smantellamento internals e vessel di Trino, 5 anni di ritardo sullo smantellamento internals e vessel di Caorso, 7 anni di rita per l’ottenimento dell’istanza di disattivazione di Saluggia)».

Nella “Guida Tecnica n.29” a cura di Ispra vengono individuati i criteri per la costruzione del sito: isolamento totale dall’acqua – quindi lontananza sufficiente da mari, fiumi, falde acquifere, laghi – assoluta lontananza da zone vulcaniche o sismiche, esondabili o soggette a frane. Non sarà possibile costruirlo sopra i 700 metri, in zone con pendenza superiore al 10%, e dovrà essere almeno 5 km dalla costa. Lontano, inoltre, da Parchi Nazionali o luoghi di interesse naturalistico, così come dovrà essere lontano dai centri abitati e dalle autostrade, dalle strade statali e dalle ferrovie. Mancanza di attività industriali, di dighe, aeroporti, poligoni, miniere e luoghi di trivellazione. Un “eden”, dove tombare migliaia di tonnellate di rifiuti nucleari, di cui però non si vede nemmeno l’ombra.

Copyright ©Leonardo Parigi

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