Hyperloop, a che punto è il trasporto del futuro

Che Elon Musk sia decisamente l’uomo del momento, lo dicono non soltanto le centinaia di articoli che lo incoronano, ma soprattutto i numeri. [articolo pubblicato su The MediTelegraph]

Il lancio della nuova Model 3 di casa Tesla a un prezzo di fascia media – intorno ai 35.000 dollari – apre la strada a una scommessa che può già dirsi vinta a metà. Nel secondo trimestre del 2017 Tesla ha “bruciato” oltre 1 miliardo di dollari di cassa, ma i numeri rimangono decisamente migliori rispetto alle aspettative. Cifre notevoli, che rendono bene anche la determinazione di una figura come Musk. Il magnate sudafricano ha però in cantiere una serie di progetti che sono già operativi, e che nel giro di pochi mesi stanno prendendo piede in tutto il mondo.

Elon Musk

Non solo Space X e Tesla, ma anche Hyperloop, che sostiene a livello di sviluppo concettuale. Sul super treno sono già state scritte molte suggestioni, e molti attori istituzionali si sono già detti interessati allo sviluppo di un sistema che potrebbe rivoluzionare completamente il traffico passeggeri tra i continenti. Ma non c’è solo Musk. Hyperloop, infatti, è una tecnologia su cui concorrono principalmente tre aziende: Hyperloop One, Hyperloop Transportation Technologies, azienda californiana guidata da Dirk Ahlborn e dall’italiano Bibop G. Gresta, e la canadese Transpod. Tante altre piccole realtà stanno sorgendo, agganciandosi alle enormi potenzialità di questa tecnologia.

Tra queste, molte università europee. Facciamo un passo indietro. Hyperloop è una tecnologia che promette di abbattere notevolmente la durata di lunghi tratti di strada, andando a concorrere direttamente con il settore aereo sugli spostamenti su terra. I pod (o capsule) di Hyperloop vengono “sparate” ad altissima velocità dentro a un sistema di tubi a bassa pressione, che possono essere anche coperti da pannelli fotovoltaici, rendendo il sistema altamente competitivo sia per la velocità del trasporto sia per i costi. Lo sviluppo di questa tecnologia è “nuova”, anche se l’idea di base risale addirittura a più di un secolo fa. La possibilità di avere materiali più resistenti e tecnologia più efficace, però rende l’Hyperloop una possibilità reale.

All’inizio di agosto sono stati portati a termine nuovi test da parte di Hyperloop One nel deserto del Nevada. Il pod creato per il test è riuscito a raggiungere con successo la velocità di 310km/h, anche se siamo ancora lontani dagli oltre 800km/h promessi dall’azienda per la fase operativa. Le tratte principali che sono in fase di progetto riguardano il percorso New York – Washington, Mosca – San Pietroburgo, Dubai – Abu Dhabi, ma anche la più suggestiva Corsica – Sardegna. I problemi sono molti, a partire dai rischi per la sicurezza e dall’alta velocità che raggiungerebbero i pod, fino a una più pratica domanda: in certi casi, a cosa servirebbe? Prendiamo il caso delle due isole del Mediterraneo. Anche ammesso che sia possibile costruire la tratta, e che i costi siano sostenibili, quale valore aggiunto potrebbe portare a livello economico o sociale?

E come sarebbe possibile superare i certi contrasti con chi invece vorrebbe preservare tratti di costa e di mare di una bellezza assoluta? Meglio forse concentrarsi su spostamenti più scomodi e pesanti, come nel deserto, o magari in aree geografiche desolate. E se l’Hyperloop diventasse invece un sistema di trasporto merci? Le domande sul tavolo sono tante. Intanto circolano le idee, e già molti privati e tante nazioni si sono dette veramente interessate. Il progetto della canadese Transpod prevede infatti di collegare le due città di Toronto e Montreal in soli 40 minuti, mentre al momento occorrono oltre 5 ore di macchina. Hyperloop One, invece, prevede di collegare in 55 minuti Melbourne e Sidney. Due città che al momento sono collegate via aereo in oltre 4 ore e mezza, via treno in addirittura 11 ore. Un abbattimento dei tempi che stravolgerebbe completamente il trasporto continentale, e che potrebbe rendere semplice vivere in un Paese e lavorare in un altro. Fantascienza, forse.

Ma dipende anche da una serie di fattori che si sono messi in moto in maniera estremamente rapida. Elon Musk aveva teorizzato l’idea tra il 2012 e il 2013, e nel giro di soli 4 anni esistono già aziende globali pronte a lanciarsi sui primi progetti esecutivi. Hyperloop One, ad esempio, ha un crono-programma che prevede la prima produzione in serie dei pod nel corso del 2018. Lo scorso anno avevamo intervistato Bibop G. Gresta, di Hyperloop Transportation Technologies, che affermava: «L’infrastruttura da costruire si basa su una costruzione snella. I piloni che sorreggono il “tubo” sono in grado di resistere alla sismicità, rendendo l’Hyperloop sicuro, e non sono impattanti, perché non impediscono ai terreni di essere coltivati o vissuti.

La velocità di un Hyperloop è in grado di trasportarci da Roma a Milano in 30 minuti». Come detto, la geografia e la morfologia delle regioni possono frenare o aiutare lo sviluppo dei progetti. E così, in Italia sarebbe possibile vedere un Hyperloop correre per la Pianura Padana, mentre per il resto della penisola sarebbe estremamente difficile far convivere gli Appennini e l’attività sismica con la rete di tubi di un Hyperloop. Proprio per questo Asia, Africa e Australia sono soggetti molto interessati. Lunghe percorrenze, difficoltà dei viaggi, ampi spazi incontaminati. Il lancio ufficiale del primo super treno di HTT potrebbe svolgersi in concomitanza con il prossimo Expo di Dubai nel 2020, e gli accordi per l’implementazione della tecnologia sono già stati raggiunti. I problemi, oltre che tecnici, sono anche normativi. Come in ogni caso di nuova tecnologia, anche qui serve tempo per studiare la fattibilità e le norme che dovranno regolarlo.

In Corea del Sud HTT è già presente con il progetto “HyperTube Express”, sostenuto dal Dipartimento Coreano per l’innovazione tecnologica e le infrastrutture. La partnership prevede non soltanto la progettazione del sistema, ma anche la creazione di una piattaforma di studio tra università e azienda per la sicurezza dei passeggeri e il loro comfort. Il progetto principale prevede di collegare Busan a Seul in soli 20 minuti, anziché in tre ore di treno come avviene oggi. La canadese Transpod ha rilasciato recentemente un’analisi più puntuale per i costi dell’infrastruttura, sottolineando come il costo totale della costruzione di una linea finita costerebbe fino al 30% in meno rispetto alla costruzione di una tratta ferroviaria ad alta velocità.

E se la Francia ha investito in maniera molto decisa sul settore ferroviario negli ultimi anni – aprendo anche la nuova Bordeaux-Rennes – è possibile che nel prossimo decennio saranno invece gli Hyperloop i motori di un più organizzato trasporto nazionale. Parigi potrebbe collegarsi con Tolosa, al Sud, e con Francoforte, ma anche con Amsterdam. Questo potrebbe rendere la capitale francese un luogo ancora più appetibile per il turismo e le aziende. Visti anche i numeri di crescita, è lecito aspettarsi che nei prossimi tre anni gli Hyperloop inizino a sorgere qui e là per il mondo, modificando completamente il sistema dei trasporti.

Leonardo Parigi

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