Lavoratori marittimi, in aumento le richieste d’aiuto

Secondo l’ultimo report dell’ISWAN (International Seafarers’ Welfare and Assistance Network), nel corso dello scorso anno (2016 per chi legge ndr) sono aumentate in maniera decisa le richieste di aiuto o supporto da parte dei marittimi di tutto il mondo. L’Iswan, che fornisce aiuto da un punto di vista tecnico, medico ma anche lavorativo, registra un forte aumento di richieste di supporto nel corso degli ultimi sei anni, anche a causa del peso che i marittimi devono sopportare in un mondo in continuo cambiamento. [articolo pubblicato su The Meditelegraph]

SeafarerHelp rappresenta un “porto franco” per i lavoratori del mare, che possono confrontarsi con altre persone del settore, ma anche richiedere consulti legali e lavorativi. Il documento dell’Iswan rileva che le preoccupazioni per l’occupazione, insieme alla salute mentale e fisica, siano le questioni più impellenti per i marittimi.

Nel corso del 2016, sono stati 11.228 i marittimi coinvolti dal programma SeafarerHelp, con oltre 3.073 nuovi casi. E i problemi non coinvolgono solo i lavoratori del mare di una certa area geografica, perché i contatti sono stati ricevuti da ben 122 diversi Paesi, con 99 nazionalità. Un campanello d’allarme che deve mettere sull’attenti le compagnie e gli armatori, che si trovano oggi con equipaggi tutt’altro che sereni. Rispetto al 2015, è stato registrato un aumento netto del 37% per i nuovi casi, con un tasso del +15% di lavoratori assistiti via internet o telefono.

Questi dati indicano diversi fattori. Primo, una crescita costante delle capacità operative dell’Iswan, rilevate anche nello stesso documento, per cui i Social Network hanno rappresentato una grande opportunità di crescita. Dall’altra, però, anche un forte sentimento di angoscia da parte dei lavoratori e delle lavoratrici del settore, che necessitano sempre di più di un supporto esterno per quanto riguarda la ricerca di impiego, problemi con le retribuzioni, ostacoli per il rimpatrio, problemi contrattuali e salute mentale.

Quasi il 4% degli utenti contattati da SeafarerHelp erano donne, e non di rado sono stati segnalati abusi. Ancora sui dati: la maggior parte degli assistiti era di nazionalità filippina, seguiti da indiani, russi e ucraini. Il mondo del lavoro in ambito marittimo, oggi, è sempre più soggetto alle oscillazioni commerciali di intere regioni, e rischia una precarizzazione sempre maggiore, con conseguente mancanza di expertise e attenzione. E se la sicurezza di uno scafo è dato anche dalla concentrazione e dalle capacità dell’equipaggio, va da sé che minore è la sicurezza dei lavoratori, e minore sarà quella di tutta l’imbarcazione.

Un aspetto decisamente preoccupante è quello della salute mentale delle persone che lavorano in mare. Le richieste di aiuto per i problemi di isolamento sociale, ansia e depressione, sono questioni chiave per il benessere generale dell’ambiente di lavoro. E le segnalazioni di bullismo, molestie e abusi non possono essere relegate a semplici difficoltà del lavoro. Proprio per questo motivo, durante lo scorso novembre, l’Iswan ha promosso una nuova guida per il benessere mentale dei marittimi, fornendo consigli semplici e pratici. Un primo passo per un miglioramento delle condizioni di lavoro e di vita, ma sicuramente uno strumento che da solo non potrà fare molto.


La salute mentale è uno degli argomenti di discussione di spicco, oggi, nell’ambito marittimo. Trascorrere mesi di lavoro lontano da famiglia e affetti può essere molto complicato, ma forse lo ancor di più adesso, in un momento di grande incertezza economica e senza la possibilità di collegarsi periodicamente con “casa”. Un sondaggio di Nautilus International riporta che solo il 57% dei marittimi ha accesso diretto alla casella e-mail personale durante la navigazione, e solo il 6% può effettuare videochiamate. Ma non è solo la comunicazione a incidere sulla salute degli equipaggi.

Nel corso del 2016 sono aumentate del 2,1% anche le richieste di aiuto per la mancanza di cibo e acqua da parte di marittimi abbandonati su navi senza più compagnia, che non ricevevano più stipendi e assistenza. Nonostante la bassa percentuale, va notato che in termini assoluti la crescita è stata notevole: dai 44 scafi del 2015, alle 85 imbarcazioni del 2016. Se il lavoro in mare sta subendo significative difficoltà, anche i lavoratori del settore non sono esenti dai problemi industriali e finanziari, e anzi rischiano di essere coloro che ne porteranno i segni più dolorosi.

Leonardo Parigi ©

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